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Il mito e l’archetipo dell’ Androgino



La figura dell’Androgino quale formulazione arcaica della coesistenza di tutti gli attributi, compresi quindi anche quelli sessuali, nell’unità divina e nell’uomo perfetto delle origini[7]; secondo Mircea Eliade raffigura la coincidentia oppositorum, la perfetta unione dei contrari: in una varietà dimiti cosmogonici compare l’essere unico androginico, esistente prima della separazione delle cose[8]. Nell’area culturale occidentale l’esempio più famoso di tal concezione è il mito che Platone fa raccontare al commediografo Aristofane nel Simposio.

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Come detto, nella cultura europea la figura dell’androgino entra con la descrizione che ne fa [il filosofo Platone nel suo Simposio:[1] ed è Aristofane, nel dialogo, che narra di questo terzo genere, non figlio del Sole come gli uomini, non figlio della Terra come le donne, ma figlio della Luna, che della natura di entrambi partecipa. Il mito racconta che la completezza autosufficiente rese gli umani così arroganti da immaginare di dare la scalata all’Olimpo, e Zeus (non volendo distruggerli per non privare l’Olimpo dei loro sacrifici), separò ciascuno di loro in due metà, riducendo gli androgini a solo maschio e solo femmina.
Stessa concezione si ritroverà nei teosofi del neoplatonismo e del neopitagorismo, ma anche in molte sette dellognosticismo cristiano, oltre che nella gnosi ebraica, nella Qabbalah e nell’Alchimia, attraversando il Rinascimentoe il Romanticismo: vi era una perfetta unità primitiva dell’essere umano, andata poi perduta.
Di forme diverse da quelle platoniche ha ‘Adamo androgino della gnosi ebraica: Adamo ed Eva erano stati creati schiena contro schiena ed uniti per le spalle; poi il Signore li separò con un colpo d’ascia dividendoli in due. Altri pareri vogliono invece che Adamo fosse maschio nella parte destra e femmina in quella sinistra, ma Dio lo divise in due metà[9].
Quella che Elémire Zolla chiama “l’umana nostalgia dell’interezza”, mai placata, è la radice e in qualche modo la costrizione all’amore («alla brama e all’inseguimento dell’interezza, ebbene, tocca il nome di amore»).

Disegno dell’androgino di Leonardo da Vinci.

L’androgino come archetipo

In occidente il racconto platonico, la sua persistenza e il suo riuso in culture successive come l’alchimia, segnalano nell’androgino l’archetipodella coincidentia oppositorum.[1] Coincidenza e superamento.
La potenza dell’archetipo fa sì che esso continui a percorrere sotterraneamente tutti i sistemi mitologici che si avvicendano: le divinità cambiano nome, ma segni ed emblemi trascorrono da una all’altra, collegandole:
  • Dioniso, che per essere uno degli dei più antichi del Pantheon greco è tra quelli più ricchi, dal punto di vista archetipico, è spesso rappresentato in forma androgina, ed ha tra i suoi emblemi la pigna, frutto ermafrodita della specie forse più nota e diffusa nel Mediterraneo.
  • androgino è anche Tiresia, il veggente cieco dell’Odissea, divenuto donna per sette anni, dice il mito, per aver assistito al congiungimento di due serpenti sacri (e sappiamo da Delfi come il serpente sia uno dei più antichi simboli delle divinità ctonie, e come, nella forma di Ouroboros – circolare come quella dell’androgino, appunto – rappresenti il globo universale, il tutto, la completezza).

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