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IL MITO DELLA DROGA E L’AUTORITA’

Di Thomas S. Szasz
C’è un solo peccato politico, l’indipendenza, e c’è una sola virtù politica, l’obbedienza. In altre parole, c’è un solo reato che si possa compiere contro l’autorità, l’autocontrollo, e c’è un solo modo di obbedire ad essa, sottomettersi al controllo dell’autorità.
Perché l’autocontrollo e l’autonomia rappresentano una tale minaccia per l’autorità? Perché la persona che è capace di controllare se stessa, che è padrona di sé, non ha alcun bisogno di un’autorità che le faccia da padrone, da cui deriva come conseguenza che la realtà resta disoccupata. Cos’è l’autorità, o cosa può fare, se non può controllare gli altri? Ad essere sinceri, potrebbe farsi gli affari suoi: ma questa risposta non ha molto senso, in quanto coloro che si accontantano di farsi gli affari propri non aspirano a diventare autorità. In breve, l’autorità ha bisogno di soggetti, cioè di persone incapaci di essere padrone di sé, nello stesso modo in cui i genitori hanno bisogno dei bambini ed i medici dei pazienti.
L’autonomia è una campana che suona a morto per l’autorità, e l’autorità lo sa: da qui la guerra incessante dell’autorità contro l’esercizio, reale e simbolico, dell’autonomia – cioè contro il suicidio, contro la masturbazione, contro le cure che ci si somministra da soli, contro lo stesso uso appropriato del linguaggio!
In che modo, quindi, dovremo considerare la situazione del cosiddetto drogato o tossicomane? Come un bambino stupido, malato e incapace che, tentato dagli spacciatori, dai compagni e dai piaceri delle droghe, soccombe ala tentazione e perde il controllo di sé, o come una persona capace di controllarsi che, come Adamo, scegie il frutto proibito come un mezzo fondamentale ed elementare per competere con l’autorità?
Non esiste un modo empirico o scientifico di scelta fra queste due risposte, mediante il quale decidere quale delle due è quella giusta e quale invece e la sbagliata. Le domande danno forma a due diverse prospettive morali e le risposte definiscon due diefferenti stratiege morali: se ci poniamo dalla parte dell’autorità e vogliamo reprimere l’individuo, lo tratteremo come se fosse un incapace, vittima innocente di una tentazioen irresistibil, e dovremo allora “proteggerlo” da ogni altra eventuale tentazione trattandolo come un bambio, come uno schiavo o come un pazzo. Se ci poniamo invece dalla parte dell’individuo e vogliamo rifiutare la legittimità e negare il potere dell’autorità di considerarlo come un bambino, lo tratterem come se avesse il comando di sé capace di prendere decisioni responsabili, e dovremo allora esigere che egli rispetti gli altri allo stesso modo in cui rispetta se stesso trattandolo come un adulto, come un individuo libero o come una persona “razionale”.
Ciascuna di queste due posizioni è sensata. Quell che è meno sensato – che crea confusione in teoria e caos in pratica – è trattare le persone come adulti e come bambini, come liberi e come non liberi, come sani di mente e come malati di mente nello stesso tempo.
Cionondimeno, questo è proprio quello che hanno fatto nel corso della storia le autorità sociali: nell’antica Grecia, nell’Europa medievale, nel mondo contemporaneo, troviamo diverse combinazioni negli atteggiamenti delle autorità nei confronti della gente; in alcune società, l’individuo è trattato più come libero che come non-libero, e chiamiao allora questo società “libere”; in altre, egli è trattato più come determinato che come auto-determinantesi, e chiamiamo allora queste società “tolitarie”. In nessuna di esse, l’uomo è trattato come completamente libero. Forse questo non è possibile; molti sono coloro che insistono che nessuna società potrebbe sopravvivere se questa premessa venisse portata fino in fondo coerentemente. Forse questo è un qualcosa che appartiene al futuro dell’umanità. In ogni caso, ci dovrebbe far piacere osservare l’evidente impossibilità della situazione opposta: nessuna società ha mai trattato l’individuo, né forse lo potrebbe, come completamente determinato dall’esterno. L’evidente libertà dell’autorità, che controlla sia se stessa che il soggetto, offre un modello irresistibile: se Dio è capace di controllare, se il papa e il principe sono capaci di controllare, se l’uomo politico e lo psichiatra sono capaci di controllare, allora forse anche la persona è capace di controllare, perlomeno se stessa.
I conflitti che vengono a crearsi fra coloro che hanno il potere e coloro che vogliono toglierglielo ricadono sotto tre distinte categorie. Queste vategorie devono essere chiaramente distinte nelle questioni morali, politiche e sociali (e naturalmente vi includo anche le questioni psichiatriche); se non operiamo delle distinzioni rischiamo di confondere l’opposizione al potere assoluto o arbitrario con quello che, in realtà, potrebbe essere un tentativo di ottenere questo potere per se stessi o per i gruppi o i capi per i quali si prova ammirazione.
Primo, ci sono coloro che vogliono portare via il potere agli oppressori per darlo agli oppressi, in quanto classe – come può essere esemplificato da Marx, da Lenin e dai comunisti. Non a caso il loro sogne è la “dittatura” del proletariato o di qualche altro gruppo.
Secondo, ci sono coloro che vogliono portare via il potere agli oppressori e darlo a se stessi, in quanto protettori degli oppressi – come può essere esemplificato da Robespierre in campo politico, da Rush nel campo della medicina, e dai loro seguaci liberali, radicali e medici. Non a caso il loro sogno è quello di un dominatore incorruttibilmente onesto o incontrovertibilmente sano che guida il suo gregge felice o sano.
E terzo, ci sono coloro che vogliono portare via il potere agli oppresori e darlo agli oppressi, in quanto individui, che ne facciano poi quello che vogliono, conla speranza che qualcuno se ne serva per il proprio autocontrollo – come può essere esemplificato da Mill, von Mises, gli economisti del mercato libero, e i loro seguaci libertari. Non a caso il loro sogno è che la gente riesca ad auto-dominarsi in modo tale che il suo bisogno di governanti e la sua tolleranza di essi siano minimi o nulli.
Mentre un numero infinito di uomini sostengono di amare la libertà, è evidente che soltanto coloro che, in virtù delle loro azioni, ricadono nella terza categoria, la mano veramente. Gli altri vogliono semplicemente sostituire ad un oppressore odiato un oppressore amato, rappresentato il più delle volte proprio da se stessi.

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