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Il mistero dell’Arcana Arcanorum


Per aiutare i nostri lettori a non dar credito alle tante sciocchezze che anche di recente sono state scritte sull’astruso argomento dell’Arcana Arcanorum, abbiamo deciso di darne qui qualche cenno sommario.


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Esiste uno schema, tanto semplice quanto perfetto, che riassume tutte le tappe del cammino iniziatico; grazie a questo schema è possibile conoscere con grande precisione quali sono le fasi che, tappa dopo tappa, ogni persona deve attraversare per poter trasformare radicalmente sé stesso passando dalla propria caduca condizione attuale allo stato di essere totalmente realizzato, ottenendo il raggiungimento del corpo solare ovvero realizzando l’Identità Suprema.
Va da sé che ad ogni tappa di questo schema[1] corrisponde una rituaria ermetica ben precisa, che ha come fine il conseguimento di un gradino ben preciso sulla scala del perfezionamento dell’essere.
L’Arcana Arcanorum contiene quindi un corpus rituale perfetto e completo che serve a far percorre tutto il cammino iniziatico, dall’inizio alla fine, mentre lo schema che lo riassume è di fatto una chiave che consente di decifrare tutta la rituaria magico-alchemica della tradizione occidentale, consentendo di decifrare la natura recondita di ogni singolo rito e il momento in cui esso deve essere praticato nel corso del cammino, per poter procedere nel modo più celere e senza deviare.
Per garantirne una perfetta trasmissione, nell’800 questo straordinario corpus rituale fu compendiato in un’unica operazione magica che potesse essere celebrata, volendo, in un un’unica sessione racchiudente l’essenza di ognuna delle tappe fondamentali. Ciò fu fatto affinché, oltre ad avere un rito in sé perfetto e completo, esso potesse servire anche a scopo “didattico” per la trasmissione rituale dell’intera arte della magia. Celebrandolo di fronte al proprio allievo, il Maestro poteva simbolicamente mostrare in un’unica sessione rituale l’essenza di tutta la pratica magica. Inoltre, così facendo, l’intero insegnamento magico poteva inoltre essere impartito nel tempo sotto forma di un commento progressivo e sempre più vasto a questo unico rito.  
Il Magister poteva, secondo le necessità dei suoi discepoli, entrare sempre più nello specifico di ogni singolo passaggio del rituale e ciò gli offriva l’opportunità di poter esporre qualsivoglia aspetto teorico della pratica magica e di poter consegnare al momento giusto al discepolo altri riti che integravano e rendevano perfetta la realizzazione di ogni singolo passaggio del rito generale.
Se ad esempio in un certo punto del rituale occorreva impiegare un talismano, nulla vietava al Maestro, una volta che il discepolo fosse giunto al giusto grado di evoluzione, di insegnargli tutto ciò che occorre sapere sull’arte di creare dei talismani efficaci. La preparazione di quello specifico talismano poteva così diventare l’occasione per insegnare al discepolo tutto ciò che un mago deve sapere sull’arte talismanica.
Va da sé che questa liturgia magica, essendo completa e perfetta, è unica e non può come tale essere sostituita da qualsivoglia altro rituale,[2] ed ogni rito magico, se autentico, non è che l’estensione e l’applicazione di ogni singolo aspetto di essa. [3]  
L’Arcana Arcanorum è quindi unica, mentre molteplici sono le sue possibili estensioni, tutte custodite all’interno del Nodo Napoletano e trasmesse dai suoi Maestri. Non per altro motivo il sistema dell’Arcana Arcanorum fu conosciuto anche come la “Scala di Napoli”.[4]
A questi brevi note vogliamo solo aggiungere una indicazione cui Kremmerz allude numerose volte: “E vi farò innanzi tutto comprendere una cosa che invano cercherete di capire nei libri classici, che: gli antichi conoscevano e praticavano due magie, la eonica e la trasmutatrice; la prima isiaca cioè lunare, la seconda ammonia, cioè solare”.[5]
L’Arcana Arcanorum è quindi duplice, nel senso che comprende un duplice iter, eonico il primo, alchemico il secondo, simbolicamente rappresentati dalle due chiavi d’argento e d’oro.[6]
Nel suo amore profondo per l’umanità Kremmerz, pur non potendo darci lo schema completo, ha voluto darci numerosi indizi utili a guidare la nostra ricerca.
Per quel che riguarda la magia eonica, più volte Kremmerz ha suggerito quali sono i testi tradizionali a cui occorre fare riferimento in mancanza di una Schola o di una guida in carne ed ossa, ma soprattutto, da vero ermetista napoletano ci ha lasciato un nome: Ariel.[7]
Questo nome, a chi lo sa leggere e cifrare, indica chiaramente dove andare a cercare la rituaria da impiegare per tentare di stringere il Patto col mondo divino quando il Magister è assente; indica inoltre la via da seguire, conformemente a quanto esplicitato negli statuti del Grande Oriente Egiziano.
Da parte nostra diremo solo che è il nome del Leone di Dio, Animale di cui sta scritto: “E quando questo leone ruggisce, chi non proverà paura?”.
Da Ariel al cammino alchemico il passo è breve. Riguardo a quest’ultimo, essendo più difficile da intuire, Kremmerz ha voluto darci un aiuto più consistente e lo ha fatto dandoci la prima metà del compendio di tutta la magia trasmutatoria, che consiste nei primi sei dei dodici aforismi di Iriz-ben Assir, un sommo sacerdote del periodo di Beroso, riportati nel numero X del Mondo Secreto.
Scrive testualmente Kremmerz:
Questi aforismi di prima magia non sono mai stati stampati in occidente e fanno parte dei quaderni iniziatici del Grande Oriente Egizio, ai neofiti del quale Ordine i dodici aforismi si danno senza commenti e si consiglia di impararli letteralmente a memoria.
Io nell’esporre questi dodici aforismi traducendoli dall’originale siriaco sacerdotale[8] – cioè dagli ideogrammi del periodo in cui furono dal collegio dei preti orientali legati alla posterità – li adatto all’intelligenza dei moderni e li farò seguire dai commenti chiari fin dove posso.
Studiando e praticando le leggi di questi aforismi magici, condensamento della pratica dell’alunnato al sacerdozio[9], il discepolo che mi avrà letto sinora può iniziare la sua educazione individuale.
A parte il fatto che il commento che il Maestro fa seguire ai primi sei aforismi necessiterebbe come minimo un’altra dozzina di commenti per chiarire il suo, il lettore si fermi un attimo a riflettere sul fatto che questi aforismi venivano dati fin da subito e senza commenti ai neofiti del Grande Oriente Egizio, affinché vi meditassero sopra.[10] Erano dunque materiale essenziale della massoneria egiziana sedente a Napoli. Ebbene, c’è forse un qualunque sito di qualsivoglia massoneria egiziana che commenti o anche solo accenni a qualcuno di questi aforismi? La risposta è no, e la spiegazione di ciò ognuno la può facilmente dare da sé: moltissimi millantano di possedere l’Arcana Arcanorum[11] ma nessuno fra costoro si azzarda a commentare neanche mezzo di questi aforismi.[12]
Tornando a noi e riassumendo, grazie alla scissione voluta da Joly, Gaborria e Garcia, che pur essendo dei 90° non erano dei detentori dell’Arcana,[13] falsi Riti Egiziani si sono diffusi a macchia d’olio in tutto il mondo, portando, lo scheletro del Rito ma non la sua carne e la sua essenza.
Emblematico è il caso di Ragon, che per giustificare il fatto di non esserne in possesso sostenne di averla perduta in mare durante un viaggio negli Stati Uniti.
Viceversa è a Napoli che bisogna tornare se si vuole recuperare il filo autentico della massoneria egiziana e delle sue conoscenze ermetiche. Da parte nostra dobbiamo ringraziare Kremmerz che, essendo nato a Portici, avendo a Portici incontrato il suo primo Maestro[14] e avendo potuto a Torre Annunziata apprendere i veri misteri direttamente dalla bocca di Giustiniano Lebano, allora Gran Jerofante del Rito Egiziano, ha potuto succhiare il latte della Sapienza direttamente dalla sua fonte più pura e rincappiare così il Nodo Napoletano.
Intendiamo dire che è prima di tutto a Kremmerz che dobbiamo fare riferimento se vogliamo ritrovare il filo dell’Arcana Arcanorum, la Scala di Napoli, consapevoli del fatto che dopo più di due secoli dalla sua manifestazione questo sistema, che costituiva il cuore pulsante e la vera essenza del Rito Egiziano, conserva ancora intatto tutto il suo mistero.


[1] Massonicamente questo schema si cela dietro i numeri mistici 3 – 5 – 7 – 9.
“Noi, iniziati alla vera sapienza di Jehova, riuniti in gran consesso per la potenza misteriosa dei numeri 3, 5, 7, 9, abbiamo deciso… ”, questa era la formula che veniva usata nelle riunioni del Sinedrio di Pietra.  Coloro e solo coloro che erano stati iniziati ai misteri dell’Arcana Arcanorum erano in grado di spiegarne perfettamente il significato ermetico e le corrispondenti pratiche magiche. Tutti gli altri massoni pur impiegandola, non ne comprendono nulla.
[2] Il rito della messa svolge all’interno del cattolicesimo la stessa funzione che il rituale dell’Arcana Arcanorum svolge all’interno della tradizione ermetica: sono entrambi un compendio perfetto di tutta la dottrina e di tutta la pratica.
[3] La stessa rituaria della Miriam, nei gradi del circolo interno rispondeva allo stesso schema operativo, oggi sconosciuto alla quasi totalità dei miriamici.
[4] Scala che occorre salire per passare dalla terra al cielo, e farlosignifica seguire un iter ben preciso, gradino dopo gradino.
[5] La Porta Ermetica, cap. XIV.
[6] Nel sistema egizio queste chiavi sono nelle mani di Iside mentre il cristianesimo le ha poste nelle mani di Pietro, come Kremmerz ci insegna.
[7] Un nome ebraico ovviamente.
[8] L’evidenziatura è nostra e l’abbiamo messa in risposta ai tanti che ritengono che gli aforismi siano una invenzione del Kremmerz.
[9] Gli strenui amanti e difensori della laicità in sé e per sé, faranno bene a prendere atto che qui si parla espressamente disacerdozio. Sacerdozio magico certo, e non religioso (ci mancherebbe!), ma sacerdozio sempre, per il quale è richiesto un prerequisito essenziale: mani aperte e pure!
[10] Come chiariremo nella terza parte di questa appendice, qui il riferimento è al Rito Egiziano Riformato.
[11] Con le nostre orecchie abbiamo sentito uno dei tanti sedicenti Gran Jerofanti vantarsi addirittura di possedere “le arcane”, come se ce ne potesse essere più di una.
[12] Naturalmente, pur non essendo una massoneria, ha fatto eccezione la CEUR, la quale poteva “vantare” una interpretazione dei primi tre aforismi inventata di sana pianta da Mario Parascandolo (Hahaiah), ed è stato grazie alle  invenzioni di questo tristo figuro che hanno avuto origine le famigerate pratiche trasmutatorie della C.E.U.R., tanto fantasiose quanto infondate. D’altro canto simili invenzioni non erano meno aleatorie della pseudo-iniziazione osiridea che purtroppo è stata rifilata a tanti ignari in buona fede, e temiamo continui ad esserlo.
[13] L’unica cosa che possedevano era la tegolatura massonica dei quattro gradi segreti, nulla più.
[14] Izar bne Escur, al secolo Pasquale de Servis.

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