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Il mistero della Rabdomanzia

http://spazioinwind.libero.it/arcano/Paranorm_argomenti/Mistero_rabdomanzia.htm

Con questo sistema è stata trovata l’acqua nel deserto e sono stati individuati giacimenti di petrolio, oro e altri metalli preziosi, la rabdomanzia funziona, ma comprendiamo bene perché?
La rabdomanzia è applicata soprattutto in campo minerario, i rabdomanti sono molto ricercati e ben pagati, specie quando ottengono risultati positivi. Al famoso Uri Geller, per esempio, sono bastati pochi anni di lavoro con le compagnie petrolifere per diventare ricco. E’, insomma, per quanto molto particolare, una professione vera e propria, con tariffe e costi valutati a seconda dei risultati. Proprio questo dato di fatto ha spinto Hans-Dieter Betz, docente di fisica presso l’Università Ludwing Maximilian di Monaco di Baviera, a interessarsi a questo fenomeno. Betz si era proposto di scoprire che cosa, e in che modo, metteva i rabdomanti in grado di individuare una falda d’acqua di 70 metri sotto terra in un deserto di pietre. Fin dalla metà degli anni Ottanta, Betz aveva lavorato al fianco di scienziati e ingegneri idraulici che controllavano il lavoro della GTZ, una compagnia tedesca di assistenza tecnica che sotto la guida di Hans Schröter, ingegnere idraulico dotato di abilità di rabdomante, opera in regioni semiaride, dove le riserve d’acqua sono inadeguate, instabili, inquinate o a carattere stagionale.<

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SBALORDITIVO SUCCESSO
Le varie agenzie di assistenza internazionali riportavano successi piuttosto scarsi quando usavano metodi scientifici ortodossi per individuare acqua in profondità in zone difficili dal punto di vista geologico. Schröter, invece, grazie alla rabdomanzia, otteneva successi spettacolari. Lavorando in una zona estesa e arida dello Sri Lanka, dove né le carte geografiche ne la vegetazione davano indicazioni e speranze di trovare acqua, il gruppo di Schröter trivellò qualcosa come 691 pozzi che potevano rifornire 350 villaggi. Bisogna considerare che le trivellazioni di quei pozzi erano state fatte in mezzo a formazioni rocciose scomposte, dove l’acqua scorreva a notevole profondità, entro strette crepe o fenditure della roccia. In condizioni di questo tipo, il tasso di insuccesso nelle ricerche supera in media il 50%. Nel caso dello Sri Lanka il risparmio era enorme; per portare l’acqua c’era solo un altro sistema, che avrebbe però comportato costi dieci volte maggiori: pompare l’acqua da un fiume lontano 32 km e depurarla. Né bisogna credere che si sia trattato di un colpo di fortuna, perché il gruppo di Schröter si ripeté con successo anche in Namibia, nel Sinai, in Kenya, nello Yemen, nel Niger, in Congo, e nella dominicana. La capacità e le doti naturali di Schröter rappresentano una sfida alla scienza ortodossa. Ogni volta egli è stato capace di individuare il punto giusto con una precisione più vicina al centimetro che al metro e di stabilire non solo il punto dive fare la trivellazione, ma la profondità alla quale bisognava arrivare. Senza contare che ha trovato riserve idriche in quantità tali da soddisfarne il fabbisogno delle varie popolazioni dei luoghi in cui ha operato.

UN’ARTE ANTICA
Sui testi tedeschi che trattano la mineralogia e il suo sviluppo, il fenomeno della rabdomanzia è citato per la prima volta nel XV secolo. Ma ci sono prove – pitture murali, lapidi, manoscritti – che la rabdomanzia fosse praticata molto tempo prima. Negli Stati Uniti essa è chiamata talvolta “stregoneria dell’acqua” ed è stata associata, se non confusa, con i poteri occulti. A dispetto delle accuse di essere una sofisticata illusione se non proprio una frode, la rabdomanzia è praticata molto più di quanto si potrebbe immaginare. Si ha ragione di credere che il famoso sensitivo Uri Geller abbia guadagnato somme favolose individuando importanti giacimenti per conto di compagnie minerarie internazionali. Il suo sistema consiste nel mettersi davanti a una carta geografica, concentrarsi su ciascuna parte di questa finché “sente” che una certa zona risulta ospitare un ricco giacimento di petrolio, oro o altri minerali. Talvolta, Geller localizza i giacimenti sorvolando un’area di terreno e captando le vibrazioni particolari che indicano la presenza di minerali nel sottosuolo.

I RABDOMANTI E L’ACQUA
Sono pochi gli archeologi che negano l’uso della rabdomanzia per individuare in modo preciso il luogo e i contorni di edifici sepolti da secoli. In Gran Bretagna, persino aziende per la fornitura dell’acqua ammettono di essersi rivolti ai rabdomanti. Si è anche detto che esiste un grosso giacimento di petrolio proprio sotto il castello di Windsor. Il comandante pilota Clive Beadon, dotato della capacità di rabdomante, usando la carta topografica della zona che circonda il castello, un pendolo e un piccolo campione di petrolio, ha detto che dovrebbe esserci un giacimento fra i 220 e i 340 milioni di litri di petrolio in una zona vicina al castello. Per altro, Beadon aggiunge che una trivellazione potrebbe danneggiare le riserve idriche del sottosuolo di Londra; dovremmo quindi aspettare un bel pezzo per scoprire se ha ragione. Beadon racconta anche di come una grossa compagnia petrolifera lo accusò di essere una spia quando lui specificò dove si doveva trivellare per trovare il petrolio. Le indicazioni che diede sul punto in cui fare la perforazione erano così precise che la compagnia si rifiutò di credere che ci fosse arrivato con la sola capacità di rabdomante. Negli ultimi 150 anni sono state fatte centinaia di ricerche sulla rabdomanzia. Ma fino al 1995, anno della pubblicazione dei risultati dei test condotti da Betz, nessuno aveva fornito prove sufficienti per vincere i fortissimi dubbi degli scienziati. Secondo coloro che praticano la rabdomanzia ci sono due motivi per spiegare il fallimento di tentativi in passato. Il primo è che mentre le tecniche della rabdomanzia possono essere apprese e messe in pratica da chiunque, la loro efficacia dipende dal talento personale: alcuni rabdomanti, infatti, ottengono risultati migliori di altri. Il secondo motivo, più controverso è che, se la rabdomanzia appartiene al campo del paranormale, come ritengono molti di coloro che la praticano, allora essa comporta facoltà extrasensoriali che si compongono al di fuori della competenza della scienza moderna. Le facoltà paranormali raramente sono messe in evidenza nei test di laboratorio. La più sconcertante e controversa fra le pratiche di rabdomanzia consiste nell’individuare un oggetto nascosto tenendo un pendolino sospeso sopra una carta geografica o sopra una mappa. Quando il pendolino cambia direzione nelle sue oscillazioni, indica il posto in cui l’oggetto è nascosto. E non è necessario che questa operazione venga eseguita nelle vicinanze del luogo in questione. L’Associazione americana dei rabdomanti dà la seguente spiegazione: “Se nella ricerca si usa una mappa, è preferibile ricorrere non a una bacchetta a “Y” o a “L” , ma a un pendolino. Un buon sistema consiste nel sovrapporre alla mappa una griglia fatta a rettangoli (la griglia può anche essere tracciata solo mentalmente). Il rabdomante deve individuare in quale rettangolo della griglia sono i punti migliori per scavare per trovare l’acqua. La risposta gliela fornisce il pendolino.

UN PIONIERE DEL PENDOLINO
Il più famoso rabdomante che si sia affidato al pendolino interpretandone i movimenti è stato Tom C. Lethbridge, professore all’Università di Cambridge. All’inizio era convinto che le bacchette fossero attirate da deboli campi elettromagnetici. Ma poi, dopo ripetute prove, scoprì che la lunghezza del pendolo determinava il tipo di metallo o di sostanze a cercare. Mise a punto quindi una tabella con misure molto precise: se, per esempio, si va in cerca di argento, il filo del pendolo deve essere lungo 55,8 cm; per il ferro 81,2 cm; per lo zolfo 17,7 cm. A Tom Lethbridge si deve anche un’altra osservazione: il pendolo sembrerebbe reagire in modo diverso a seconda dell’emotiva del soggetto e occorre una lunghezza diversa del pendolo a seconda che si voglia trovare un corpo femminile (73,6 cm) o maschile (60,9 cm), sia che si tratti di resti umani o di animali. Stephen Scammel, un altro rabdomante inglese, ha pubblicato i risultati di un lavoro sperimentale durato per tutto l’arco della sua vita. Egli racconta che durante la 2° Guerra Mondiale gli fu affidato il compito di individuare mine disseminate nel terreno. La tabella di Scammel sulla diversa lunghezza del pendolo varia da quella di Lethbridge, ma in nessuno dei due casi le condizioni sperimentali sono state rigorose al punto da dar luogo ad affermazioni accettabili dal punto di vista scientifico. Una cosa risulta però chiara: non è possibile che la rabdomanzia funzioni se chi la pratica non si concentra mentalmente sull’oggetto della sua ricerca. Alcuni scienziati hanno sostenuto che l’ipersensibilità di un buon rabdomante anche gli indizi più piccoli, o l’abilità di reagire a qualche sconosciuta radiazione di energia terrestre, possono far scattare contrazioni muscolari in grado di muovere la bacchetta. Tuttavia, questa teoria non può essere applicata alla rabdomanzia praticata con un pendolino e carta tipografica.

FORZA MENTALE O FISICA?
Quasi tutti i rabdomanti pensano di avere una innata dote paranormale: il fatto che molti di essi usino solo le proprie dita tese, fa pensare che i movimenti della bacchetta siano di carattere psicocinetico, influenzati, cioè, da quella parte della mente che ha l potere di sentire emanazioni di energia provenienti dall’oggetto che sta sotto il terreno. Vincent Reddish, dell’Università di Edimburgo, ha impiegato metodi più ortodossi per indicare sulla natura della rabdomanzia. I risultati dei suoi test, peraltro eseguiti senza una supervisione, sono stati pubblicati nel 1993 nel libro The D-Force. Reddish ipotizza l’esistenza di un campo di radiazioni che circonda gli oggetti della ricerca, come i tubi delle condutture d’acqua o i cavi, e che vi siano determinate particelle subatomiche, che lui chiama dowsons (in italiano “rabdoni”): queste si attaccherebbero agli oggetti, che così possono essere scoperti dai rabdomanti. Si tratta, tuttavia, di affermazioni non dimostrate, che per di più non spiegano fenomeni come i ritrovamenti di pozzi d’acqua fatti da Schröter o la capacità dei rabdomanti che usano il pendolino e la carta geografica stando ben lontani dall’oggetto della loro ricerca.

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