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Il mistero della mappa di Vinland, dove viene raffigurata l’America molto prima del viaggio di Cristoforo Colombo




Di Enrico Baccarini

Secondo molti studiosi la mappa di Vinland sarebbe la prima prova storica a documentare una esplorazione delle americhe ad opera dei Vichinghi, prima della scoperta di Colombo. La mappa di Vinland è un disegno apparentemente di epoca medioevale (28x41cm.) che descrive il mondo conosciuto (Europa, Asia e Africa) insieme a quella che sembrerebbe essere la costa atlantica dell’America Settentrionale, ma identificata nella mappa come un’isola. Per decenni gruppi di studiosi si sono tenacemente combattuti alla ricerca di prove che potessero attestare, o negare la validità delle informazioni ivi contenute. La mappa fece la sua prima apparizione sul mercato antiquario negli anni ’50 del secolo scorso, venendo donata poco dopo alla Biblioteca dell’Università di Yale. Una volta acquisita da questa prestigiosa università, la cartina venne subito consegnata in mano a studiosi ed esperti per essere periziata e studiata. Dopo lunghi ed elaborati studi la mappa avrebbe oggi finalmente una datazione precisa, il 1434 d.C. Questo strano disegno, valutato 20 milioni di dollari, risulterebbe quindi di 60 anni anteriore alla scoperta di Colombo e la prova che il Nuovo Mondo sarebbe stato visitato “prima” della sua “scoperta ufficiale”. Questo è quanto emerge dagli studi condotti dallo Smithsonian Institution, dall’Università dell’Arizona e del Brookheaven National Laboratory. Concordi nei loro esiti, e pubblicati nell’ultimo numero di Radiocarbon (la più eminente rivista sulla datazione al Carbonio 14), per alcune settimane si è ritenuto di essere finalmente giunti ad una attestazione definitiva sulla veridicità della mappa. Il team di ricercatori ha compiuto le proprie analisi attraverso uno spettrometro di massa, messo a disposizione dall’Università dell’Arizona, a Tucson, ottenendo così una datazione al Carbonio 14 estremamente precisa, essendo lo scarto medio dell’errore sulla data non superiore ad una decina di anni. I dati ottenuti dal consorzio di laboratori sono stati però, dopo poche settimane, sottoposti ad un nuovo riesame dovuto agli esiti di altre analisi condotte in Inghilterra. Nel versante opposto dell’Oceano infatti un team di studiosi, presso l’University College di Londra, ha sottoposto al mondo accademico il frutto delle proprie ricerche, discordi rispetto a quanto ottenuto in America. Gli inglesi affermano che le analisi ottenute da campioni di inchiostro, utilizzato nella mappa comproverebbero che la stessa costituirebbe un clamoroso falso storico. I risultati ottenuti dal team londinese sono stati pubblicati sulla nota rivista “Analytical Chemistry”, l’organo ufficiale dell’”American Chemical Society”. Due pareri contrastanti che sembrano ricondurci nel limbo che per molti anni ha oscurato questa misteriosa carta. Una annosa disputa riconducibile alla sua scoperta negli anni ’50, e mai conclusasi definitivamente. Quando la mappa venne alla luce, venne ritrovata assieme ad un manoscritto, non contemporaneo alla stessa, la “Historia Tartarum”. Tra le varie storie presenti in questo codice ne troviamo una molto curiosa che ci racconta la storia di due vichinghi approdati in una terra sconosciuta ricca di vitigni, che venne denominata Vinlandia. Molte interpretazioni hanno ricondotto questa mitica terra del racconto alle coste settentrionali americane. Il manoscritto e la mappa vennero acquistati nel 1958 da un certo Paul Mellon che li donò, poco tempo dopo, all’Università di Yale. Nel 1965 Yale produsse uno studio in cui si attestava l’autenticità della mappa e del documento, sia dal punto storico che cartografico. Le diatribe però non si conclusero mai definitivamente e i chimici, insoddisfatti di quei risultati, produssero nel corso degli anni numerosi studi cercando di dimostrare come l’inchiostro utilizzato per la mappa contenesse delle sostanze rinvenibili solamente negli inchiostri moderni. Quanto è stato fatto dal team londinese sembra però andare oltre la rilevazione di sostanze non presenti nel XV secolo. L’articolo pubblicato su “Analytical Chemistry”, afferma che l’alone giallognolo prodotto abitualmente dall’invecchiamento dell’inchiostro, nella mappa sarebbe in realtà il prodotto di sostanze diverse da quelle presenti nella china stessa, prova irrefutabile quindi secondo i ricercatori di una frode perpetuata ad arte. I ricercatori americani, dal canto loro, controbattono i dati londinesi affermando che la datazione al Carbonio 14 è diventata oggi estremamente affidabile e che quindi nessun errore può essere stato commesso durante le loro analisi. Se da una parte questa disputa non sembra ancora trovare una conclusione anche il mondo accademico, da ormai cinquanta anni si combatte sulla veridicità o la falsità della mappa. Team differenti, ma entrambi con le migliori strumentazioni disponibili, non sembrano essere giunti a conclusioni univoche. Dovremmo forse capire quali potessero essere le abilità dei falsari degli anni ’50 per capire quali potessero essere i loro limiti e le loro possibilità? O forse dovremmo capire se una carta antica possa essere stata utilizzata per la creazione di un falso di proporzioni storiche? Vera o falsa che sia, la mappa ha comunque aperto un dibattito che in cinquant’anni non ha trovato ancora una conclusione. A distanza di pochi giorni dalla pubblicazione dei risultati inglesi ed americani, nuovi dettagli sono venuti alla luce, ad opera di una giornalista inglese, sulla possibile origine della mappa. Secondo “The Sunday Times”, del 4 Agosto 2002, sarebbe stato un Gesuita austriaco a creare la mappa Vinland. Padre Joseph Fischer, morto nel ’44 a 86 anni, secondo la ricercatrice Kirsten Seaver sarebbe stato il reale artefice della mappa. Frutto di una mistificazione perpetuata 70 anni fa, Padre Fischer si sarebbe servito di una pagina strappata da un volume del 1440 per creare una delle più abili mistificazioni della storia. Padre Fischer, sempre secondo la ricercatrice, avrebbe “costruito” la mappa in preda ad una profonda depressione, dopo la sfiducia di alcuni accademici suoi rivali, avvenuta nel 1934. Tante teorie, e tante prove, per un documento che continua a richiamare intorno a se l’attenzione di studiosi e di ricercatori. Forse non potremmo mai avere prove certe dell’autenticità della mappa o di una sua origine mistificatoria, fatto sta che grazie a questa disputa è stato riaperto un annoso dibattito per molti decenni tenuto sopito. Qualcuno è mai arrivato in America prima di Colombo? Oggi esistono pochi dubbi sulla possibilità che prima di Colombo qualcuno possa essersi avventurato nel Nuovo Mondo. Le carte dei Fratelli Zeno, la famosa mappa di Piri Reis, la “Universalis Cosmographiae” (che sconvolse tutte le cognizione geografiche della sua epoca), e molte altre carte ci presentano scenari differenti rispetto a quelle che furono le conoscenze geografiche di quei periodi. Si è spesso parlato di una conoscenza tramandata segretamente nei secoli su di una misteriosa terra d’oltreoceano. Secondo alcuni ricercatori (quali Louis Charpentier e Steven Sora) anche il misterioso Ordine dei Cavalieri Templari, secondo diverse tradizioni, sarebbe riuscito ad arrivare nella costa occidentale dell’America prima che Colombo la scoprisse. A riprova di tali affermazioni i due studiosi, come altri, citano diverse fonti che potrebbero comprovare le loro asserzioni. Nel New England esiste infatti una torre che la tradizione vuole esistere già prima che si stanziassero in quelle zone i primi emigranti. Costruzione che nella sua struttura e conformazione si richiama molto allo stile architettonico utilizzato dai cavalieri Templari. Esiste anche una pietra di considerevoli proporzioni in cui è stato scolpito un cavaliere tipicamente crociato, con una croce che sembra rassomigliare molto a quelle templari. Quali conseguenze potremmo trarre da questi dati? Potremmo effettivamente trovarci davanti ad insediamenti europei precedenti alla scoperta di Colombo. Molte ricerche tenderebbero ad attestarci tali speculazioni, ma nostro ma grado fino ad oggi non sono state rinvenute prove significative di una presenza di tale ordine nel continente americano. In Italia Ruggero Marino (“Cristoforo Colombo ed il Papa Tradito”, edizioni RTM – Roma 1997) da ormai svariati anni, sta conducendo un’incessante ricerca sul mistero che circonda Colombo e la sua spedizione. È possibile ipotizzare che Colombo avesse consultato, o ottenuto, delle mappe estremamente dettagliate e che queste fossero state la base per la sua spedizione? (Cfr. “La Cosmographie Introductio del 1507. Ovvero Un castello di Carte… Geografiche” – di Claudio Piani, Archeomisteri, Nov.-Dic. 2002). Sappiamo dalle fonti storiche che in Portogallo Enrico il Navigatore riuscì a creare la più importante ed imponente biblioteca nautica mai conosciuta prima del suo tempo. Quali mappe fecero parte di questo tesoro? Dai dati in nostro possesso potremmo effettivamente ipotizzare che mappe molto dettagliate abbiano fatto parte di tale biblioteca, mappe che in alcuni casi non avrebbero dovuto esistere. La ricerca compiuta da studiosi come Marino potrebbe condurci verso nuovi scenari storicamente forse molto più plausibili. Una recente conversazione con il ricercatore spagnolo Javier Sierra (direttore della rivista “Mas Alla”), ci ha posto all’attenzione un problema estremamente interessante. Quando la mappa di Vinland fece la sua prima apparizione sul palcoscenico mondiale, era il 12 Ottobre del 1958, data commemorativa della scoperta dell’America. Perché proprio in tale data sarebbe stato reso pubblico questo documento? Escludendo il puro caso, non possiamo escludere però delle motivazioni politiche. All’interno di tale contesto, forse, possiamo comprendere l’apertura che negli ultimi anni hanno dimostrato diverse istituzioni di fronte a teorie poco ortodosse presentate in proposito. Lo stesso studio compiuto da Ruggero Marino ha riscontrato l’interesse, nonché il plauso, di diverse istituzioni che studiano l’”affaire” Colombo. Lo stesso Emilio Taviani, il massimo esperto italiano su Cristoforo Colombo, si è dimostrato molto interessato al materiale prodotto da Marino. Sicuramente si parlerà ancora molto della mappa di Vinland, forse nuove prove verranno alla luce. È fuori da ogni dubbio comunque che il continente americano abbia ospitato prima della sua scoperta, navigatori o esploratori provenienti dal vecchio continente. <

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Fonte:http://www.recensito.net/pag.php?pag=890

Foto:http://it.wikipedia.org/wiki/Vinland

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