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Il mistero della mappa di Piri Reìs


Muhiddin Piri Ibn Haji Mehmet (o Memmed), nato a Oelibolu (Gallipoli) tra il 1465 e il 1470 e morto a Il Cairo, Egitto nel 1554 o nel 1555, era un ex pirata turco, con ogni probabilità di origine greca, divenuto ammiraglio (Re’is in arabo) della flotta della Mezzaluna, vissuto ai tempi di Solimano II il Magnifico (1520-1566). google_ad_client = “ca-pub-1420052409712884”; google_ad_slot = “4720856845”; google_ad_width = 250; google_ad_height = 250; Egli aveva un interesse passionale per la sua collezione di vecchie mappe ed era considerato un esperto delle terre e delle coste del Mediterraneo tanto che nel 1523 Solimano gli commissionò un atlante che resta una pietra miliare nella storia della cartografia moderna. Parti di questo atlante sono ancora oggi conservate presso il museo di Berlino. Questo libro di navigazione era il “Kitabi Bahriye” (Il Libro del Mare), dove Piri Reis descriveva tutti i dettagli delle linee costiere, delle spiagge, delle correnti, delle baie, degli stretti e dei bassifondi del Mediterraneo e del Mar Egeo. Tuttavia, nonostante la fulgida carriera, lo stesso sultano non esitò a farlo decapitare, quando Reis fu accusato di essersi lasciato indurre, con la corruzione, a togliere l’assedio dalla rocca di Gibilterra.
Quando la sua nave ammiraglia attraccava in qualche nuovo porto, Piri Reis e i suoi aiutanti perlustravano i bazar alla ricerca di antiche carte. Durante una battaglia navale, l’ammiraglio catturò molti marinai nemici. Uno di questi si vantava di aver navigato con Colombo durante i suoi tre viaggi verso il nuovo mondo. Reis, continuamente alla ricerca di nuove informazioni e di mappe, interrogò l’uomo, che rivelò d’essere veramente uno dei marinai di Colombo. Reis gli domandò se Colombo era pazzo, o se sapeva che esistevano delle terre oltre l’oceano. Il marinaio affermò che Colombo lo sapeva perché aveva delle mappe, e che lui le aveva con sé! Gli occhi dell’ammiraglio scrutavano quelle mappe ingiallite. I tratti sulla pergamena erano precisi. Il suo alto rango gli permetteva di avere libero accesso alla Biblioteca Imperiale di Costantinopoli nella quale si trovavano numerose antiche carte. Vincitore in molte battaglie navali, la sua esistenza è stata provata con certezza. Usando queste mappe appartenute a Cristoforo Colombo e la sua collezione di antiche carte (che non sono mai state rinvenute in seguito), l’Ammiraglio Piri Reis compilò una mappa mondiale nel mese del beato Muharrem, nell’anno musulmano 919, corrispondente al periodo del calendario gregoriano che va dal 9 marzo al 7 aprile 1513 d.C. e furono donate dall’ammiraglio al sultano Solimano I il Crudele (1512-1520) nel 1517. Questa carta, ritenuta una delle primissime “mappe mondiali” (se non la prima in assoluto) che mostrava le Americhe, è sicuramente la più precisa carta redatta nel XVI secolo.

Turchia, 80 anni fa. Il primo quarto del secolo scorso vede la Turchia alla fine della Guerra di Indipendenza, e l’istituzione della Repubblica da parte di Kemal Ataturk (1923). La repubblica turca fu fondata sui resti di un altro stato turco, l’impero ottomano (1299-1923).
1929. Il governo della repubblica turco decide di convertire il palazzo dello spodestato sultano ottomano di Topkapi, a Costantinopoli, in un museo. Il palazzo, situato in uno dei luoghi più belli della capitale, chiamato Sarayburnu, è composto da vari edifici, ognuno circondato da vasti giardini, che testimoniano le differenti caratteristiche dell’impero ottomano.
9 novembre 1929. Durante dei lavori di ristrutturazione vicino alla sezione degli harem, il direttore dei Musei Nazionali, Halil Edhem, era intento alla catalogazione dei numerosi reperti del palazzo quando trovò sopra una pila di macerie due mappe geografiche realizzate su pelle di gazzella, sino ad allora sconosciute al mondo scientifico, che recavano in calce la firma di Piri Reis.
1931. La scoperta della mappa viene divulgata dall’orientalista tedesco Paul Kahle, durante il 18° congresso degli Orientalisti Colombo sbarca a San Salvadorche si stava tenendo quell’anno in Olanda. Gli studiosi rimasero attoniti nello scoprire che la mappa (formata dall’unione delle due parti ritrovate e, in realtà, a sua volta parte di una più ampia “Carta Mondiale” che, purtroppo, non è giunta fino a noi) mostrava le linee costiere, oltre che dell’Africa occidentale, del Nord America (ricordiamo che Colombo non scoprì le coste nordamericane, ma solo i Caraibi) e del Sud America (queste ultime non ancora completamente riportate sulle carte all’epoca ed erano trascorsi solo 21 anni dalle esplorazioni colombiane!), dove erano raffigurati luoghi non ancora conosciuti all’epoca del Reis, come la Terra del Fuoco e le isole Falkland (queste ultime scoperte solo nel 1592 dall’inglese John Davis, ma riportate sulla carta alla giusta latitudine).
La parte superiore della mappa mostra chiaramente la mancanza di un’altra parte di essa comprendente la Gran Bretagna, l’Islanda e la Groenlandia. Il frammento esistente misura 90 x 65 centimetri. La sezione centrale e la parte destra (o sinistra) della carta sono mancanti. La mappa mondiale completa probabilmente misurava 140 x 165 centimetri.
Non solo, ma essa mostra correttamente il Rio delle Amazzoni sorgere dalle Ande (poste sulla parte occidentale del continente e quindi, all’epoca, non ancora esplorate) e sfociare a est. Inoltre la carta mostra l’Isola di Marajó, la più grande isola circondata da acque dolci del mondo (superficie 48.000 kmq), con dettagli di una precisione incredibile. Particolare di non trascurabile rilevanza, tale isola è stata scoperta solo nel 1543… Ad essere precisi il Rio delle Amazzoni viene riportato due volte, mentre si nota l’assenza del Rio Orinoco. L’ipotesi è che Piri Reis lo abbia copiato due volte da due carte distinte. In uno dei due sbocchi al mare si riconosce il delta del fiume con l’isola di Marajó al suo interno; l’altro sbocco è privo di delta e di isola per cui doveva trattarsi di una carta di 13.000 anni fa, quando l’isola di Marajó era unita al continente e il Rio Orinoco non si era ancora formato.
Basti pensare che nel 1513 Magellano, che fu il primo occidentale ad avventurarsi oltre il 40° parallelo, non pensava ancora alla sua futura impresa. Non solo, ma il Sud America e l’Africa erano riprodotte nella giusta longitudine, il che, vista l’epoca, è già di per sé un elemento curioso. Inoltre essa include dati molto precisi (in particolare catene montuose che dovevano venire scoperte solo nel 1952 e di cui il navigatore indicava l’esatta altitudine) sul continente polare meridionale, l’Antartide, scoperto solo nel 1818, cioè circa trecento anni dopo che egli realizzò questa mappa. La carta di Piri Reis è, senza alcun dubbio, un documento autentico e non una montatura o uno scherzo di qualsiasi genere.
Una copia fu donata ad un diplomatico americano, la quale la conservò solo come un curioso manufatto per anni. L’ammiraglio turco aveva scritto un’annotazione sulla mappa sostenendo che “le coste e le isole su questa carta sono tratte dalla mappa di Colombo“. Tale affermazione poteva finalmente stabilire una questione vecchia di secoli: Colombo sapeva di aver scoperto un nuovo mondo o morì pensando di aver trovato una nuova rotta per la Cina? Fu questo riferimento riguardanteColombo a suscitare interesse presso la stampa mondiale, che pensò di aver trovato un collegamento con la “mappa perduta” del navigatore genovese di cui egli aveva fatto uso nel primo viaggio verso il Nuovo Mondo.

1953. Un capitano di marina turco spedì la mappa di Piri Reis all’Ufficio Idrografico della Marina degli Stati Uniti, a Washington, per farla esaminare in modo accurato. Per valutarla meglio, il maggiore Walters, capo ingegnere dell’Ufficio, chiamò in aiuto il capitano Arlington H. Mallery, archeologo e studioso delle mappe antiche, autore nel 1951 di un libro intitolato “Lost America“, nel quale tratta soprattutto delle controverse carte norvegesi della Groenlandia (dove Mallery afferma che queste mappe mostrano le masse terrestri sotto l’attuale cappa di ghiaccio) e del Mare del Nord secondo le quali veniva dimostrato che i Vichinghi avevano scoperto l’America. Mallery fu sconcertato nello scoprire che i dati geografici sulla mappa erano nella posizione giusta, con l’approssimazione di solo mezzo grado, cosa impossibile fino al 1753. Osservando la linea costiera meridionale della mappa, Mallery concluse che si trattava della Terra della Regina Maud, situata nel luogo esatto, comprensiva di baie ed isole. Prima di rendere pubblica la scoperta, Mallery voleva una conferma alle sue asserzioni e, assistito da due astronomi e da un cartografo dell’Ufficio Idrografico, Mallery scoprì il metodo di proiezione usato (la proiezione è il procedimento matematico utilizzato per rappresentare la superficie terrestre su di un piano e la rappresentazione stessa che ne risulta), quindi fece una griglia e trasferì la mappa di Piri Reis su di un globo. La mappa era precisa nei minimi dettagli. Avuta la controprova che cercava, Mallery rivelò le sue scoperte alla radio nell’agosto 1956. Di fronte a questi fatti, Mallery stabilì che il solo metodo per disegnare una mappa con così tanta accuratezza era il sorvolo aereo. “All’epoca in cui le carte furono stese – afferma Mallery – non solo dovevano esistere esploratori ma anche tecnici idrografici particolarmente competenti e organizzati, poiché non è possibile tracciare carte di continenti o di territori estesi quanto l’America se si è soli o anche un piccolo gruppo. Sono necessari esperti che conoscano tanto l’astronomia quanto i metodi indispensabili ai rilievi (…) Non si riesce a comprendere come si siano potute tracciare quelle carte senza l’ausilio dell’aviazione.”
Ma chi, 6.000 anni fa, poteva aver usato degli aeroplani per cartografare la Terra? I fiumi, le catene montuose, le isole, i deserti e le pianure erano disegnati con un’inusuale accuratezza. A tal proposito è stato addirittura ipotizzato un collegamento tra la mappa di Piri Reis e gli UFO

Tempo dopo fu effettuato nell’Antartide un profilo esplorativo tramite delle risonanze sismiche nelle vicinanze del Mare di Ross. In seguito il professor Charles Hutchins Hapgood, membro della Royal Geographic Society e insegnante di scienze al Keene College nel New Hampshire, si mise in contatto con l’Aeronautica degli Stati Uniti per stabilire se effettivamente le coste, i fiumi, le catene montuose, le pianure, i deserti, le baie disegnate sulla mappa di Piri Reis corrispondevano con la realtà. Il testo della risposta fu il seguente:
Fu allora che Hapgood iniziò il lavoro di ricerca (durato dieci anni) insieme ai suoi allievi per chiarire l’enigma delle mappe antiche. Nel gennaio del 1966, all’uscita della rivista Fate, il professor Hapgood, espose la sensazionale scoperta. “Tutto ciò era straordinario. In primo luogo, si suppone che nessuno abbia scoperto l’Antartide fino al 1818, 300 anni dopo Piri Reis, ed è considerato come impensabile che i Greci, i Romani, i Babilonesi o i Fenici possano aver navigato così lontano. In secondo luogo, la calotta di ghiaccio sull’Antartide si suppone essere vecchia di milioni di anni, e perciò esisterebbe da molto tempo prima che l’uomo si evolvesse sulla Terra e che quindi nessuno poteva aver mappato quel tratto di costa antartica“. La linea costiera fu poi successivamente scansita tramite rilevamenti satellitari ed anch’essi confermarono le risultanze ottenute con il rilevamento sismografico. L’ipotesi di Mallery (vale a dire che qualcuno aveva cartografato il continente polare meridionale prima che si originò il permafrost, cioè la coltre di ghiaccio che lo ricopre) appariva oltraggiosa e la quasi totalità degli scienziati si rifiutarono di avallarla.
Sembra incredibile che gli antichi cartografi avessero mappe molto più accurate delle migliori carte prodotte al giorno d’oggi.” E ancora, il capitano Mallery affermò che “era evidente che c’era pochissimo ghiaccio allora, su entrambi i poli. Ma, in secondo luogo, esse avevano un segno, per esempio, di ogni catena montuosa del Canada settentrionale e dell’Alaska, incluse alcune catene che il Servizio Cartografico dell’Esercito non aveva ancora cartografato. L’Esercito degli Stati Uniti le ha scoperte solo in quel momento e in più la mappa permise di correggere degli errori presenti nelle carte moderne! Come essi erano in grado di farlo, noi non lo sappiamo. Ma, voi ricorderete probabilmente, che i Greci avevano una leggenda che narrava di un aeroplano. Noi non sappiamo come loro potessero cartografare così accuratamente senza un aeroplano. Ma lo fecero.“. La stessa convinzione manifestano alcuni cartografi del dipartimento idrografico della marina statunitense, e lo storico George Ketnam afferma che: “Ci si trova costretti a richiamarsi a certi enigmi scientifici che conducono ad immaginare civiltà molto evolute esistenti sulla Terra migliaia di anni fa o, almeno, aventi contatti col nostro pianeta”. Anche in Russia si è giunti a constatazioni interessanti in proposito. Il professor L.D. Dolgušin, dell’Istituto Geografico moscovita, ha affermato che i documenti riproducono senza alcun dubbio regioni che ai tempi di Piri Reis non erano assolutamente conosciute, insistendo sulle zone antartiche, mentre il professor N.Y. Mepert, dell’Istituto Archeologico, ha dichiarato: “Bisogna aspettarsi nella storia sorprese altrettanto grandi che nella fisica nucleare. Per tale ragione è necessario studiare molto bene tali carte“.

Ulteriori e più accurati studi hanno poi provato che l’ultimo periodo di condizioni di assenza di ghiaccio nell’Antartide terminò circa 6.000 anni fa, anche se ancora esistono dei dubbi circa l’inizio di questo periodo che è stato posto da differenti ricercatori in vari intervalli di tempo. Secondo Jack Hough dell’Università dell’Illinois, il periodo in questione va dal 13.000 al 4.000 a.C., opinione condivisa anche da alcuni esperti della Carnegie Institution di Washington, mentre secondo John G. Weihaupt, esperto in sismologia, gravità e geologia planetaria dell’Università del Colorado, in tempi relativamente recenti c’è stato un periodo di disgelo in almeno alcune parti dell’Antartico. La sua opinione è condivisa anche da molti altri geologi, che collocano questo periodo in un lasso di tempo più circoscritto, ossia tra il 7.000 e il 4.000 a.C. In un suo saggio Weihaupt afferma che: “La storia convenzionale ci dice che il continente antartico è stato scoperto meno di 200 anni fa. Comunque, l’aspetto della Terra Australis Re nella mappa di Oronzio Fineo del 1531 e la descrizione di un quasi identico continente nella carta di Mercatore del 1538 rivelano una sufficiente ed accurata conoscenza delle caratteristiche dell’Antartico, che ci portano a concludere che qualcuno scoprì e cartografò l’Antartide molto prima del 1500. La domanda è: chi? Un’interessante caratteristica della mappa di Oronzio Fineo è la ridotta cappa di ghiaccio comparata con quella che noi troviamo oggigiorno. La Scogliera di Ghiaccio di Ross (Ross Ice Shelf), per esempio, era quasi inesistente. Molti cambiamenti nella cappa di ghiaccio sono in armonia con le moderne teorie dei mutamenti climatici dell’Antartide. A quanto pare, i mari che circondavano l’Antartide erano un po’ più caldi prima del 1500, ed alcuni antichi marinai non ancora identificati hanno portato la conoscenza di questo continente fino in Europa.” Da notare come nell’analisi di Weihaupt non c’è menzione della mappa di Piri Reis e nessun riferimento al lavoro di Hapgood, in particolare del suo “Maps of the Ancient Sea Kings“. Queste considerazioni di Weihaupt sulle possibili variazioni della cappa di ghiaccio antartica risvegliarono senza dubbio un considerevole interesse scientifico. Due lunghe lettere e le risposte di Weihaupt sono state pubblicate nel 1984 sulla rivista Eos. La prima lettera mise in evidenza in modo significativo l’omissione di Weihaupt ad ogni riferimento al popolare lavoro di Hapgood, mancanza poi ammessa più avanti dallo stesso Weihaupt. La seconda lettera veniva da uno scienziato francese, che stabiliva come: “…a dispetto di alcuni elementi difficili da verificare e a dispetto degli avvertimenti contro le teorie semplicistiche, l’idea di repentini cambiamenti nella Scogliera di Ghiaccio di Ross e della sua principale fonte di nutrimento, la Terra di Marye Bird, è assai diffusa negli Stati Uniti.” Weihaupt rispose a questo con una voluminosa bibliografia a sostegno dell’ipotesi di recenti e alquanto estesi cambiamenti nella calotta glaciale antartica. Egli dichiarò inoltre che altre ricerche suggerivano che anche l’East Antarctic Ice Sheet potrebbe aver subito un disgelo durante il Pleistocene. Queste antiche mappe che mostravano l’Antartide in gran parte sgombre dai ghiacci non sono poi così assurde. In sostanza il vero mistero riguarda l’identità di questi antichi cartografi
Ora, la questione più importante da sottolineare è semplicemente la seguente: chi cartografò la Terra della Regina Maud nell’Antartico 6.000 anni fa e quale sconosciuta civiltà aveva le tecnologie e il bisogno di farlo? E’ noto che la prima civiltà, secondo la storia tradizionale, si sviluppò in Medio Oriente attorno al 3.000 a.C., per poi presto essere seguita nell’arco di un millennio dalle civiltà della valle dell’Indo e da quella cinese. Di conseguenza nessuna delle civiltà conosciute potrebbe aver effettuato un simile lavoro. Chi era, 4.000 anni prima di Cristo, in grado di fare cose che solo ORA sono possibili con le moderne tecnologie? In verità, nessuno lo sa… Una ragione plausibile per la compilazione di questa carta potrebbe risiedere nel fatto che un tempo questo continente rappresentava un interesse abbastanza grande per gli antichi navigatori, tanto da indurli a riprodurre accuratamente nelle carte geografiche le sue coste libere dai ghiacci, le isole in mare aperto, i fiumi, le montagne, ed è quindi plausibile che questa terra fosse abitata e che il popolo che l’abitava fosse dedito al commercio. Ma per il momento torniamo alla mappa. In tutto il Medioevo erano in circolazione un certo numero di carte nautiche chiamate “portolani”, le qualiPortolano di Jacopo Maggiolo erano mappe molto accurate delle più comuni rotte di navigazione, mostranti linee costiere, spiagge, stretti, baie, ecc. Molti di questi portolani si focalizzavano sul Mar Mediterraneo, sul Mar Egeo, e su altre rotte conosciute, come il libro di navigazione che Piri Reis stesso aveva scritto. Ma alcune di esse riportavano terre ancora sconosciute, e circolavano solo tra pochi navigatori che sembravano mantenere la loro conoscenza riguardo a queste speciali mappe il più possibile all’oscuro di tutti. Si suppone, come dicevamo all’inizio, che Cristoforo Colombo sia stato uno di quelli che conoscevano queste particolari carte nautiche e molto probabilmente Piri Reis disegnò la sua mappa usando queste carte e le altre che aveva collezionato durante i suoi viaggi. Piri Reis stesso ha scritto delle note sulla mappa che ci danno un quadro del lavoro che è stato effettuato per compilarla. Egli ci dice che non ha avuto responsabilità per il rilevamento e la cartografia originale; il suo ruolo fu solo quello di un mero compilatore che usò un gran numero (circa una ventina) di mappe sorgente molto antiche, risalenti all’epoca di Alessandro Magno, che, indubbiamente, era il solo in Europa a possedere. Egli ci dice anche che alcune delle carte sorgente erano state disegnate da navigatori contemporanei, mentre altre erano mappe molto antiche, datate al 4º secolo a.C. o anteriori. La mappa in possesso di Colombo di cui dicevamo all’inizio gli sarebbe servita per la compilazione delle coste e delle isole caraibiche. Inoltre, in una nota dello stesso Piri Reis si legge: “Nel nostro secolo nessun altro possiede una carta come questa.” Il dott. Charles Hapgood nella prefazione del suo libro “Maps of the ancient sea kings” (di cui vediamo la copertina qui sotto), afferma che:
Sembra che queste accurate informazioni siano state tramandate da navigatore a navigatore e sembra anche che le carte debbano essere state originate da un popolo sconosciuto e poi tramandate, forse dai Fenici e dai Minoici, che furono, per migliaia di anni e oltre, i più grandi navigatori del mondo antico. Noi abbiamo la prova che esse furono catalogate e studiate nella grande Biblioteca di Alessandria d’Egitto e la compilazione di esse fu fatta da geografi che lavoravano lì
Così Piri Reis è probabilmente venuto in possesso delle mappe una volta localizzate nella Biblioteca di Alessandria, la più famosa e importante biblioteca dei tempi antichi. Seguendo la ricostruzione di Hapgood, delle copie di questi documenti ed alcune delle mappe sorgente originali furono trasferite ad altri centri di studio, tra cui Costantinopoli. Quando poi nel 1204, anno della quarta crociata, i Veneziani entrarono in Costantinopoli, queste mappe iniziarono a circolare tra i navigatori europei.
Molte di queste mappe – continua Hapgood – erano del Mar Mediterraneo e del Mar Nero. Ma mappe di altre aree erano sopravvissute. Queste includevano carte delle Americhe e mappe degli Oceani Artico e Antartico. Divenne chiaro che gli antichi navigatori viaggiarono da polo a polo. Anche se appare incredibile, l’evidenza tuttavia indica che alcuni popoli antichi esplorarono l’Antartide quando le sue coste erano libere dal ghiaccio. E’ anche chiaro che essi avevano strumenti di navigazione per determinare accuratamente la longitudine, cosa che era lontana dall’essere posseduta dalle popolazioni dell’antico Medioevo o dei tempi moderni fino alla seconda metà del 18º secolo. Questa prova di una tecnologia perduta supporta e dà credito a molte delle altre ipotesi che sono state formulate riguardo ad una perduta civiltà esistente nei tempi remoti. Gli studiosi sono stati abili a respingere molte di queste prove come pura mitologia, ma qui abbiamo fatti che non possono essere respinti. L’evidenza richiede che tutte le altre prove che sono state portate avanti in passato dovrebbero essere riesaminate con una mentalità più aperta.”

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