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Madonna Nera misteri Oropa

Il mistero del santuario della Madonna Nera di Oropa

                                        

 (foto e testo Marisa Uberti)
“Nell’estate del 1894 dall’alta montagna d’Oropa contemplando il Biellese pensai che l’uomo potesse trovare nello spazio nuove energie, nuove risorse e nuovi mezzi di comunicazione…” (Guglielmo Marconi scopre a Oropa la telegrafia senza fili, 1937).
Facciamo ‘due passi’ nel santuario più importante delle Alpi, alla nostra maniera un po’ insolita…
Un luogo sacro
Non sarà stato certo uno sforzo dell’immaginazione di qualcuno credere che il sito di Oropa, a 1.200 metri d’altitudine, potesse incarnare lo spirito del ‘sacro’: anche oggi che il primitivo masso erratico su cui venne adorata una Vergine Nera si confonde con le costruzioni successive, si può sentire una manifestazione superiore. Qualcosa che non si riesce a comprendere ma che è dà speranza. La montagna innevata ben al di sopra della pur alta cupola della Chiesa Nuova (80 metri da terra) evoca sensazioni sublimi, il senso di una forza che sfida i millenni e le ere geologiche, il tempo e le miserie umane, per elevare l’anima verso vette inesplorabili. Così nasce dentro lo stupore, quando si arriva alla piattaforma del Santuario di Oropa, a una quindicina di minuti di macchina da Biella. Alcuni percorrono l’erta salita a piedi o in bicicletta, incuranti della fatica, nella prospettiva che poi una Madre accogliente li rinfrancherà da ogni patema. Arrivare a Oropa di mattina presto è la cosa migliore che si possa fare, organizzando una visita. Alle otto viene aperto al pubblico il sacello con la Madonna Nera; la gente si conta sulle dita di una mano e si ha l’illusione che tutto sia più intimo (e inoltre si può contare sulla scelta del parcheggio dell’auto, cosa che tra qualche ora diventerà un problema!).
                                           
Lasciando l’auto si intuisce di essere giunti in una dimensione che nulla ha di profano: le montagne sembrano controllare che cosa si è venuti a fare quassù; ci sono tracce di passaggi umani che hanno cavato dalle rocce i marmi, c’è il legno che è servito per fare la veneratissima statua della Madre Nera, c’è l’acqua che scorre e tintinna, quasi brontolando giù nel dirupo, anche lei elemento primordiale di vita…Chissà come sono le albe e i tramonti, a Oropa. Chissà che succede alle cime che si incendiano quando il sole va giù, o quale argenteo colore assumono all’alba le loro dirimpettaie…Una fantasmagorica corona di colori che attingono dall’azzurro del cielo al bruno degli alberi ancora addormentati per l’inverno, che tarda a far accomodare la primavera, quassù. E poi si staglia lei, la verde cupolona, e il santuario tutto, aggiunta edilizia degli ultimi quattro secoli. Un’aggiunta artificiale, sì, che pur essendo una meraviglia, si è sovrapposta ad una natura che parlerebbe da sola, rivelando misteri che l’anima saprebbe cogliere spontaneamente.
La sensazione che si prova, complice la conformazione a terrazze, è di ascesa, per questo si vorrebbe fare per conto proprio, senza seguire le indicazioni apposte fuori dai cancelli, che consigliano di seguire la numerazione degli edifici e delle zone per una visita più funzionale. Anonimi appaiono i locali laterali, quasi trasparenti, perchè il desiderio è varcare in fretta le gradinate e correre nell’immenso abbraccio del chiostro grande, con i suoi colonnati alti e insoliti, e infatti proprio qui troviamo il punto di origine, quasi il centro sacro, l’omphalos degli antichi, dove tutto sembra ruotare intorno all’ancestrale masso erratico che fece da substrato per il posteriore culto dellaMadonna Nera.
Ma la fretta, lo sappiamo, è cattiva compagna quando si dispone di tempo a sufficienza, ed è consigliabile recasi al centro di accoglienza, situato in locali a destra superato il cancello d’ingresso, per munirsi di una mappa del complesso da tenere come riferimento. Ma si ricordi che quando il sole sarà già alto e la presenza di molta gente comincerà ad affollare i cortili, le chiese e i chiostri, l’atmosfera non sarà più la stessa. Al cancello già ci accorgiamo che il Santuario di Oropa attuale ha legato il suo nome ad una dinastia che abbiamo avuto modo di incontrare in altre sezioni (1), quella dei Savoia, che ne finanziarono la costruzione. Furono i loro architetti ad eseguire ampliamenti e lavori di adeguamento nell’area, mentre dobbiamo andare assai indietro nel tempo per trovare le prime tracce di un culto ‘pagano’: quello delle Vergini Nere, di cui in questo sito abbiamo detto molte volte. Derivazione della Grande Madre Universale, la materia nera degli alchimisti, la dea Iside egizia e così via Cerere romana, Astarte e con quanti altri nomi sia stata appellata nelle diverse culture antiche, fu trasposta nel cristianesimo sotto le forme di una Madonna Nera, inizialmente venerata nelle cripte delle chiese o cattedrali. Il culto di venerare statuette di Vergini Nere (a volte sotto forma di pietre nere) nei boschi è assai remota; la tradizione di Oropa attesta però soltanto dal IV secolo d.C. la presenza di un simulacro, che il primo vescovo di Vercelli, Eusebio, avrebbe portato qui, forse per nasconderlo da eventuale persecuzione. Ma dobbiamo pensare che qui ci doveva essere un fitto bosco, non poteva esistere nient’altro che natura incontaminata, con le montagne a farvi da corollario e basta. Perciò questo culto originario verso la Vergine Nera di Eusebio non era molto diverso da quello praticato dalle religioni precristiane, che associavano alla natura e agli elementi naturali un’importanza fondamentale, anzi divina. Tanto più che nella venerazione popolare il masso di Eusebio (o di chi per esso) assunse un valore speciale, come spesso accade, venendo investito -fino ad epoche recenti- di un significato ‘magico’ o taumaturgico, legato comunque alla fertilità, come una Grande Madre rispetta.
 La roccia addossata e inglobata nell’attuale chiesa vecchia
 La roccia dall’interno
Questo masso erratico venne popolarmente chiamato ròch dla vita (‘sasso della vita’) e tramandato come ‘pietra della fecondità’: le donne vi si strofinavano per propiziare una gravidanza o un parto, infilandosi nella stretta fenditura che vi era in esso; quando poi il masso venne inglobato in una cappella, non si sa quanto di proposito poichè chiaramente questa usanza era considerata un retaggio ‘pagano’ ritenuto inaccettabile, le donne trovarono il modo per infilarsi ugualmente tra la roccia e il muro. Oggi è stato apposto- dalla parte interna che protrude nella chiesa vecchia-  un cancelletto in ferro davanti, forse perchè qualche intrepido tenta ancora un avvicinamento all’attraente masso? Su di esso venne edificata una chiesa, forse nel IX o X secolo, seguita da un’altra di cui si hanno documenti a partire dal 1295Si ha notizia di due precedenti chiesette, a carattere eremitico, intitolate a Santa Maria e a san Bartolomeo, sicuramente punti di riferimento di primaria importanza per i pellegrini e i viaggiatori chetransitavano da est verso la Valle d’Aosta. La chiesa di S. Maria è oggi scomparsa mentre quella di San Bartolomeo è stata recentemente riscoperta e riaperta al culto. L’attuale edificio che ingloba il masso di Eusebio e conserva il sacello con la Madonna Nera fu realizzato nel corso del 1600.
La cosa curiosa è che pochi chilometri prima del santuario, partendo dalla cappella di San Fermo, in località alpe San Bartolomeo (dove sorgeva un antico monastero) si trova una pietra rupestre con incisa una Triplice Cinta, e anche nel chiostro del santuario stesso ve n’è una, consuntissima. Si dice che questa fosse usata dai monaci per giocare al ‘filetto’ e che non può essere anteriore all’epoca di costruzione del chiostro stesso (XVII secolo), ma ne abbiamo documentati di esemplari e ciò che possiamo sottolineare è che questa TC -quasi indistinguibile ormai- parrebbe molto più antica. Ci rimettiamo però alla cronologia ufficiale:se chiostro non esisteva, la TC non poteva di conseguenza esistere…(2). Quella dell’alpe san Bernardo, di epoca imprecisata- è molto meno consunta e anche per quella vi è un’ipotesi ludica. Svilupperemo in altra sede ulteriori motivi per cui la tesi di ‘gioco’ appioppata alle diverse TCe possa essere validamente criticata, e ci limitiamo ad aggiungere che alternativamente alla funzione ludica, la Triplice Cinta può aver contrassegnato luoghi investiti di una particolare valenza simbolica, per non dire ‘sacra’.
   
Alcuni individuerebbero una Triplice Cinta anche nella pavimentazione a triplice quadrato concentrico dell’ingresso, ma dopo averla valutata, non ci sentiamo di condividere la stessa opinione; lasciamo ai lettori farsene una propria idea. Ecco la foto del pavimento in questione:
                                                                          
Per chiudere il discorso e poi proseguire con la visita al santuario, facciamo notare che anche sul moderno pavimento ligneo apposto ai piedi della teca con la statua della Madonna Nera attuale, nella chiesa vecchia, si vedono ben quattro angoli con altrettanti quadrati concentrici, e analoghi ‘motivi’ anche nella partizione centrale ma si può intuire siano puramente decorativi e non ispirati da un intento simbolico del manufatto. Ma si sa, a chi va a caccia di peli nell’uovo, capita di trovarli, no? E noi ne abbiamo una raccolta grande grande, ci dovete scusare!
   
Ingresso di memorie
Proseguiamo e anzi ripartiamo proprio dall’ingresso del Santuario; prima di varcare la Porta Regia, troviamo sul pavimento l’indicazione dei punti cardinali, e tenendo presente che la chiesa superiore, con la maestosa cupola, si trova a nord, possiamo orientarci di dove siano collocati tutti gli altri edifici, cosa importante. Questo complesso è infatti costituito da due chiese e da tre chiostri, oltre ai cortili, ospizio per i pellegrini, negozi, terrazze, camminamenti, il Museo del Tesoro, la Biblioteca e, di rilevante importanza nazionale, l’ ’Osservatorio Meteosismico‘, fondato nel 1874, e attualmente compreso nella rete meteo-regionale del Piemonte. Ci sono anche gli appartamenti reali, che erano destinati alle visite dei Savoia, che li usarono fin dai primi anni del 1600, ma l’ambiente che si vede oggi è del secolo successivo. Sono ancora arredati con mobili d’epoca e conservano ritratti di tutti i re di Sardegna e d’Italia, fino a Umberto II. Insomma, c’è da perdersi, per cui cartina alla mano, forza!

                                                                            
Oltrepassata la Porta Regia, riccamente scolpita, è bene riprendere un po’ il fiato, dopo aver assaporato la stupefacente visione dell’insieme. Fermi all’ingresso, ci mettiamo a leggere le lapidi che ricordano gli illustri personaggi che hanno calcato il suolo del santuario di Oropa, il più importante santuario mariano delle Alpi. Il Sacro Monte omonimo, costituito da 19 cappelle e che sorge nelle immediate vicinanze (riconfermando una tradizione di ‘montagna sacra’) è oggi riconosciuto patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO.
   
                                                              
Il chiostro grande e la chiesa vecchia
E’ senza dubbio la zona più bella e grandiosa del complesso, articolata su un quadrilatero interamente occupato dai chiostri e dalla chiesa vecchia, chiamata così per distinguerla da quella nuova, eretta in posizione più elevata nel XIX secolo. E’ imperativo abbeverarsi a questa visione estatica, di incomparabile meraviglia.
                                      
    
Sul lato est sorge la chiesa vecchia che vediamo oggi, andata a sovrapporsi a quelle precedenti e risale al XVII secolo. Attorno al XIII secolo si sostituì l’antica effigie di Eusebio con l’attuale statua lignea della Madonna Nera, in legno di cirmolo e dovuta ad un anonimo autore che si pensa valdostano. La statua pare presenti alcune peculiarità:- nonostante i secoli e l’umidità, non ha tarlature nè appare logora; – non ha segni di consunzione sebbene nei secoli sia stata oggetto di toccamenti da parte della venerazione popolare (oggi non è più possibile essendo protetta da un cancelletto); -pare che sul gruppo statuario della Madonna e del Bambino non si fermi la polvere (3).
   
Dal XV secolo, i biellesi iniziarono ad edificare case nei dintorni, accogliendo talvolta i pellegrini; quindi si pensò di creare un santuario attorno alla basilica antica, con funzione di ospizio. Nel 1620, aumentando considerevolmente il numero di devoti che accorrevano a Oropa, la corte sabauda intese appunto ampliare la chiesa, dandone incarico all’architetto Marcantonio Toscanella. La Vergine Nera venne ‘incoronata’ (cosa che si ripeterà ogni cento anni). Da quel momento in poi e fino al XVIII secolo si susseguirono ampliamenti dovuti ai grandi architetti sabaudi: Arduzzi, Gallo, Beltramo,Guarini, Juvarra, Galletti, Bonora. La chiesa vecchia è a tre navatelle, ed entrando si nota subito il sacello con la Vergine Nera, esternamente adorno di lapidi. Da tempi antichi sono stati elargiti doni votivi per grazie chieste o ricevute, che venivano commutati in denaro per le necessità del Santuario. Particolari sono i quadri votivi (il primo è del 1522), cioè rappresentazioni pittoriche di diverse epoche che raccontano la storia per la quale è stato richiesto l’intervento della Madonna quale mediatrice tra le tribolazioni terrene e la sfera divina. Dato che nel corso dei secoli questi doni si sono fatti tantissimi e tappezzavano tutte le pareti della chiesa vecchia, si è pensato di trasferirle nel Museo, nella galleria del Tesoro e nella Manica Juvarriana. Il sacello ha le pareti interne e la volta affrescati da preziosi dipinti del XIV secolo il cui autore, essendo sconosciuto, viene appellato ‘Maestro di Oropa’.
       
Uscendo dal monumento, tenendo la destra si incontrerà la ‘Manica della Maddalena’ un’opera realizzata nei primi anni del 1600 e costituita da un chiostro su tre livelli che raccorda la chiesa vecchia al resto del complesso. Completa il grande cortile il chiostro nuovo, a nord, che precede la salita alla basilica superiore o nuova. E’ consigliabile salire su ogni piano dei chiostri per poter apprezzare dalle diverse angolazioni il panorama offerto:gli spazi scanditi dalla luce che vi filtra, beeranno i sensi.

                                   

La Chiesa superiore
   
Sul finire del XVIII secolo si elaborò un disegno per la costruzione di una chiesa più grande, espandendo il complesso verso nord; se ne occupò l’architetto Ignazio Amedeo Galletti (1726-1791) ma si sa che venne concretizzato un secolo dopo. Per lo scopo dovette essere deviato il torrente Oropa, altrimenti non c’era lo spazio necessario. La basilica venne consacrata nel 1960. Per accedervi si sale una scalinata, intagliata nella montagna e giunti sul sagrato, voltandosi indietro, si resterà colpiti dal panorama sottostante. La chiesa, preceduta da colonne, è formata da due strutture, una circolare e una ottagonale. Presenta varie cappelle e sull’altare maggiore, rialzato, vi è l’effigie della Madonna Nera, riprodotta tra l’altro in diversi distretti dell’intero complesso e non solo: si può trovare su piloni votivi agli angoli delle strade, sui muri esterni delle case, in tutti i paesi attorno a Oropa per un raggio di cinquanta chilometri, indice di una religiosità mai sopita. A lei si rivolgono persone di ogni estrazione sociale, di qualsiasi professione, personaggi noti e meno noti. Nella cripta si possono ammirare delle sculture in bronzo di epoca moderna.
Poco distante, oltre la basilica a nord, si trova un Giardino Botanico. Ridiscendendo verso sud-ovest, invece, si incontreranno le prime cappelle che fanno parte del Sacro Monte. Nell’Ottocento si scoprirono, a occidente, i resti di un antico cimitero, poco più in basso (1000 metri di quota), e si decise di impiantarne uno più grande, che oggi è noto come cimitero Monumentale (1871) avente la caratteristica di accogliere tombe in un ambiente boschivo di rara suggestione. I sepolcri sono di diversa fattura e assumono forme anche curiose, come quella a piramide di Quintino Sella.
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Note:
1)- Real chiesa di San LorenzoGran Madre di Dio (entrambe a Torino)
2)-Siamo al corrente che esista almeno una pubblicazione intitolata “Quando a Oropa i monaci giocavano a filetto”, di Caselli Carlo, apparso su l’ “Eco di Biella” del 29/12/1994.
3)- Vedasi U.Cordier “Guida ai luoghi misteriosi d’Italia”, pag.28, Piemme, 2002

  • Per ulteriori informazioni su come arrivare, orari, tariffe, etc. consultare il sito ufficiale del Santuario al link: www.santuariodioropa.it

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