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Il mistero del Picatrix, il trattato di magia medievale che ebbe una forte diffusione tra il XV e il XVI secolo

Di Demian Loki
Il Picatrix o meglio Ghayat Al-Hakim è un testo medioevale, probabilmente scritto prima dell’anno mille. Sinteticamente si può dire che si tratta di un trattato di magia talismanica con forti simbologie ellenistiche orientali, che associa spirito e pianeti indicandone forme di invocazione per conseguire benefici. google_ad_client = “ca-pub-1420052409712884”; google_ad_slot = “1767390444”; google_ad_width = 300; google_ad_height = 250; Circolò nel Medioevo tradotto in latino, con il nome di Picatrix, da un originale arabo (Ghayat Al-Hakim, appunto), fortemente influenzato dal Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto. Ebbe la sua maggiore importanza nel XV secolo, quando a esso si interessarono personaggi del calibro di Cornelius Agrippa, Pico della Mirandola e Marsilio Ficino. Oggi sopravvivono diverse copie in varie librerie europee. Alcuni studiosi indicano un suo forte influsso sull’arte e sulla cultura del Rinascimento; avrebbe influenzato anche le Centurie di Nostradamus e lo stesso Leonardo Da Vinci.
Le credenze illustrate nel Picatrix indicano la possibilità di guardare nel futuro per ottenere benefici; o meglio, la possibilità di scegliere il momento, in funzione di particolari configurazioni astronomiche, per intraprendere un’attività. Tale convinzione si basa sull’assunto che l’Universo (il Cosmo) sia pieno di particolari energie e/o forze. Ovviamente non del genere che la scienza materialistica conosce tipo i quark, i protoni o i neutroni, ma forze divine o planetarie veicolabili e attivabili con formule magiche o conoscenze astrologiche; mediante l’uso di tali conoscenze sarebbe possibile determinare il proprio destino. Un lucido esempio di tale applicazione lo si può ritrovare nella famosa Orazione sulla dignità dell’Uomo di Pico della Mirandola.
Per ordine di Alfonso X Re di Castiglia il testo venne tradotto in spagnolo e, opportunamente mutuato, influenzò fortemente l’astrologia Europea fino al XVI secolo. Infatti a opera dello stesso Alfonso di Castiglia vennero prodotte le Tavole Alfonsine.
Il Picatrix è parte integrante di un romanzo di Valerio Evangelisti della serie dell’inquisitore Eymerich: Picatrix,la scala per l’inferno.
Si svolge su vari livelli temporali, come molte avventure dell’inquisitore.
La parte più legata al testo astrologico si svolge nel 1361. A Saragozza chiunque entri in possesso di un libro di magia, il Picatrix, viene ucciso da mostri con la testa di cane, mentre nel cielo fanno la loro apparizione smisurati dischi luminosi. Per svelare il mistero, Eymerich sarà costretto a penetrare nel regno arabo di Granada.
Un altro testo esistente usato a scopi narrativi è il Manoscritto Voynich.
Scoperto all’inizio del secolo nella cassapanca di un castello italiano dall’antiquario Wilfred Voynich, è un testo vergato in un alfabeto ignoto, di circa 130 pagine, molte delle quali presentano disegni di costellazioni e piante che però non esistono.
Da decenni i migliori crittografi cercano inutilmente di decodificarlo. Gli ultimi studi propendono nel ritenere che non sia scritto in codice, bensì in una autentica lingua sconosciuta, stranamente simile a certi dialetti polinesiani.
In un racconto dei primi anni ’70, Colin Wilson, un celebre studioso di magia e folklore, lo usò come base per il racconto Il ritorno dei Lloigor.
Il lungo racconto è un omaggio alla narrativa di Lovecraft. Infatti il protagonista, un anziano professore universitario, riesce a decifrare il testo, scoprendo che si tratta del Necronomicon.

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