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Il mistero del Mutus Liber, il più enigmatico testo alchemico



Commentario di Jean Laplace
(introduzione e traduzione dal francese di D. Ferrero)
Il Mutus Liber – “Libro Muto” in quanto sprovvisto di testo – rappresenta forse il più famoso ed enigmatico testo alchemico.
In sole 15 tavole, sono illustrate tutte le operazioni fondamentali della Grande Opera attraverso un insieme di immagini allegoriche, ricche di dettagli, il cui simbolismo il lettore è chiamato ad interpretare. Il linguaggio iconografico è considerato sufficiente di per sé a comunicare quei segreti che è vietato esprimere per mezzo della parola.
Le uniche frasi scritte si trovano nella prima, nella penultima e nell’ultima tavola.
Nella prima tavola leggiamo: “MUTUS LIBER, IN QUO TAMEN tota Philosophia hermetica, figuris hieroglyphicis depingitur, ter optimo maximo Deo misericordi consecratus, solisque filiis artis dedicatus, authore cuius nomen est Altus. 21.11.82. Neg: 93.82.72. Neg: 82.31.33. Tued.”  Ovvero: “Il Libro Muto, nel quale l’intera filosofia ermetica viene rappresentata in forma di figure geroglifiche, consacrato a Dio misericordioso, tre volte massimo ottimo, e dedicato ai soli figli dell’Arte, da un autore il cui nome è Altus”.
Le enigmatiche serie di numeri e di sigle che seguono vanno lette al contrario (da destra a sinistra) e si rivelano essere dei riferimenti a specifici versetti biblici: Gen. 28.12-12, Gen. 27.28-39, Deut. 33.13-28. La prima citazione descrive il sogno di Giacobbe, che è appunto illustrato sulla prima tavola; la seconda e la terza citazione fanno riferimento alla “rugiada celeste”, la cui raccolta è illustrata nella tavola 4.
Nella penultima tavola, in fondo, leggiamo: “Ora Lege Lege Lege Relege labora et invenies“. Cioè: “Prega, leggi, leggi, leggi, rileggi, lavora e troverai”: consiglio singolare per un libro in cui non c’è praticamente nulla da “leggere” in senso stretto, eppure è un invito prezioso a ricavare dalle immagini quegli insegnamenti che la parola non potrebbe comunicare.
Nell’ultima tavola, i due filatteri che escono dalla bocca dell’uomo e della donna inginocchiati di fronte alla gloria dell’alchimista recano le parole: “Oculatus abis“, ovvero: “Dotato di occhi (chiaroveggente) te ne vai”.
E’ quasi certo che l’autore del Mutus Liber, celato dallo pseudonimo “Altus”, sia Jacob Sulat o Saulat, dato che il suo nome appare nel Privilége du Roi che accompagna l’edizione originale. Come dimostrò Canseliet, la scritta “Oculatus abis” che appare nell’ultima tavola forma appunto l’anagramma: “Jacobus Sulat”.
La prima edizione del Mutus Liber fu pubblicata a La Rochelle nel 1677. Le tavole, ridisegnate e migliorate dal punto di vista grafico, furono poi incluse nella monumentale Biblioteca chemica curiosa di Manget (Genève, 1702). Seguirono quindi varie riedizioni del libro, tra le quali merita una menzione particolare una versione a colori, ritrovata in un manoscritto della fine del XVIII secolo custodito alla “Library of Congress” di Washington. Questa versione fu pubblicata nel 1979 dalle edizioni Archè con il commentario di Jean Laplace.
Abbiamo qui voluto riprodurre tutte e tre le versioni principali del libro, dato che un confronto tra i piccoli particolari che mutano nelle immagini si rivela particolarmente interessante. Per ogni tavola sono riportate quindi, da sinistra a destra:
  • 1. la versione originale del 1677,
  • 2. la versione del 1702 di Manget,
  • 3. la versione a colori di Washington.
A partire dalla celebre Ipotiposi di Magophon molti sono stati i commentari al Mutus Liber, tra i quali quello di Eugène Canseliet è senza dubbio il migliore e il più completo, nonché il più “caritatevole” per le sue preziose rivelazioni (E. Canseliet, L’Alchimie et son livre muet; trad. italiana: E. Canseliet, Mutus Liber, ed. Arkeios, Roma 1995). Col proposito di dedicarci in futuro ad una dettagliata analisi del commentario di Canseliet, vogliamo qui offrire al lettore la nostra traduzione del commentario originale di Jean Laplace che accompagnava l’edizione a colori del 1979 sopraccitata, in quanto prezioso sebbene poco noto al pubblico italiano. Si tenga conto che il testo di Laplace si riferisce in particolare alle tavole colorate.
Un ultimo avvertimento: come hanno fatto spesso rilevare tutti i migliori commentatori, le quindici tavole, nonostante l’apparenza, non seguono il corretto ordine delle operazioni: solo la prima e l’ultima si trovano realmente al loro posto. Ciò costituisce un’ulteriore prova di pazienza per il lettore che è chiamato a ricostruire, come in un puzzle, la giusta sequenza delle immagini. Per raggiungere questo scopo, il commento di Canseliet offre degli aiuti indispensabili: avremo occasione di riparlarne.
(N.B. – cliccando su ciascuna immagine in piccolo si accede alle Tavole ad alta risoluzione)

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