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Il “manuale sulla crittografia dell’ISIS” non è dell’Isis



Di Riccardo Meggiato

Contrordine: nessun manuale dell’Isis sulla crittografia, la sicurezza informatica e le procedure per propagandare il verbo del Califfato senza essere beccati. Qualche dubbio sulla bontà del libello digitale, in effetti, ci era venuta, perché alcuni software consigliati sembravano fin troppo sempliciotti per scopi così subdoli. Eppure la fonte era di tutto rispetto: il Combating Terrorism Center dell’accademia militare West Point, che avrebbe trovato il manuale spulciando siti e forum dell’Isis. Adesso, però, salta fuori che la compagnia di sicurezza Cyberkow, di stanza in Kuwait, reclama la paternità del manuale. E per scopi tutt’altro che criminosi.

“Abbiamo scoperto che il nostro manuale era presumibilmente utilizzato dall’ISIS tramite un articolo scritto da Kim Zitter su Wired USA, come chiunque altro”, mi racconta Abdullah AlAli, CEO della compagnia kuwaitiana. E quando gli chiedo qual è stata la loro prima reazione, una volta scoperta la cosa, risponde turbato: “Siamo rimasti shockati nel vedere che il nostro manuale era stato nominato in quel contesto su Wired, e siamo ancora più shockati di vedere la mancanza di attenzione da parte del Combating Terrorism Center di West Point.
Specie perché si sono limitati semplicemente a una traduzione con Google Translate annunciando poi che l’ISIS lo utilizzava”.
In buona sostanza, tra le dichiarazioni rilasciate in esclusiva del CEO, e il comunicato ufficiale della sua azienda, si può ricostruire l’accaduto. Cyberkow, nel luglio del 2014, rilascia in effetti un piccolo manuale digitale dedicato a giornalisti e hackivisti al fine di proteggere la propria identità durante il loro difficile lavoro. Dopo qualche tempo, il manuale viene preso da un ignoto, tradotto in arabo e modificato in alcuni punti. A un certo punto, sul web, per la precisione su JustPasteIt, riaffiora questa versione, presumibilmente caricata da un cittadino di Gaza. Che, tuttavia, oltre a contenere ancora alcuni link diretti al blog di Cyberkow,non contiene alcun riferimento a ISIS. Eppure, tanto basta al Combating Terrorism Center per affibbiarlo agli jihadisti digitali.“Il manuale è stato scritto per l’utilizzo da parte di giornalisti e attivisti, si affretta a dire AlAli, “Non ci auguriamo certo che organizzazioni criminali lo utilizzino, ma non possiamo fare nulla per impedirlo”.
Quindi, per concludere, nessun legame diretto tra quel manualetto e ISIS. Manualetto che, resta inteso, offre comunque parecchi spunti interessanti per chi è digiuno di privacy digitale. E chi volesse invece spingersi oltre, ecco il manuale per aspiranti hacker. Pubblicato, niente poco di meno che, da Anonymous. Almeno, fino a eventuale smentita.

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