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Il fenomeno migratorio: considerazioni sull’Altro

immigrati

Di Pietro Gambarotto

In queste righe non si vuole entrare nel merito delle decisioni politiche da attuarsi per regolare il fenomeno migratorio, la complessità delle quali non è riducibile a considerazioni di principio. Urge però che tra la cosiddetta opinione pubblica si inizi ad affrontare queste problematiche superando l’attuale dicotomia che, a grandi linee, potremmo considerare appiattita sulla linea Salvini-Boldrini (dove, più dell’orientamento effettivo dei suddetti, è fondamentale come esso viene recepito tra i sostenitori e gli oppositori degli stessi).



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Sembrerebbe che il minimo comune denominatore della maggior parte delle discussioni sul tema migratorio (laddove ancora di discussioni si possa parlare) sia l’incapacità totale, da una parte e dall’altra, di comprendere le ragioni dell’altro (sia esso il migrante o lo stesso interlocutore). Questa deriva si è probabilmente intensificata a causa della tendenza gregaria a cui sembrano destinati i social network, i quali, invece di creare, come auspicato, fertili possibilità di confronto, hanno finito per inasprire le conflittualità e le partigianerie, a causa della tendenza di ogni utente ad attorniarsi di opinioni che consolidano e cristallizzano in facili formule le proprie convinzioni personali (sembra spesso di assistere a veri e propri mantra, dove i commenti insultanti o sarcastici, identici tra loro, si inanellano in catene lunghissime)1


Confessioni di un Trafficante di Uomini


Sembra dunque che per gli ultrà delle rispettive consorterie (che si orientano ancora, con qualche distinguo, nelle sempiterne categorie di destra e sinistra), la figura dell’immigrato sia riducibile, ancor più di quanto sembrasse avvenire qualche tempo fa, all’interno di categorie schematiche, opposte ma complementari, incapaci di condurre ad un’immedesimazione e ad una comprensione della complessità dell’altro e quindi strutturalmente impermeabili ad ogni analisi. A sinistra, ad esempio, un generico sentimento antinazionale, sospettoso verso qualsivoglia rivalutazione della frontiera, porta a proiettare nell’immigrato (in quanto sradicato) il proprio immaginario idealizzato; a destra invece il migrante viene rigettato in quanto straniero invasore, diventando il capro espiatorio di ogni male nazionale (insieme, e non a caso, a un’altra entità totalmente altra, in quanto impalpabile e invisibile, rappresentata dai presunti gruppi di potere occulto, mai inseriti all’interno di una qualsivoglia analisi ma invocati all’interno di vere e proprie giaculatorie).

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