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Il doppio standard mondiale sul genocidio armeno



Di Salvatore Santoru

La Turchia non riconosce l’esistenza del genocidio armeno e mette in carcere chi ne osa parlarne al di fuori del paese(1), eppure contro di essa non vi sono mai state né sanzioni, denunce e dure critiche da parte dei paesi occidentali e delle organizzazioni umanitarie.
Al contrario, l’Iran è stato oggetto di un forte scandalo quando a Tehran fu organizzata una controversa conferenza sull’Olocausto(2), dove si parlava di libertà di ricerca storica con invitati i cosiddetti “revisionisti” o “negazionisti” insieme a una rappresentanza di ebrei ortodossi facenti parte dei “Neuterei Karta”(3), che nell’incontro avevano denunciato quello che ritenevano essere l’uso politico della Shoah da parte del governo israeliano e del moderno sionismo, malvisto da essi.

Per questo e altro, l’Iran è stata accusata mondialmente di negazionismo e antisemitismo e in diversi media internazionali si è addirittura affermato che con la costruzione della bomba nucleare il paese stava preparando un “nuovo Olocausto”(4).

Se era giusto criticare il paese iraniano per le sue assai controverse prese di posizione in questo campo, certamente gli scandali che ne sono derivati sono stati ampiamente esagerati, mentre le reazioni al caso turco sono alquanto deboli.

Ciò ovviamente ha a che vedere con questioni di potere e prestigio.
 Difatti, gli armeni sono una minoranza che in fin in dei conti non interessa a nessuno nella politica che conta o ai vertici dell’ONU, non hanno lo status di “minoranza” o di “vittime”, ed inoltre sono stati sterminati perché cristiani, e in tal modo non c’è nessuna aggravante religiosa, visto che non si è trattato di antisemitismo o islamofobia.

Non sarebbe strano che se la Turchia acquistasse sempre più importanza internazionale, i paesi occidentali e l’Unione Europea pur di ingraziarsela accetterebbero il negazionismo sul caso armeno, e su ciò perlomeno l’UE è già avvertita, visto che  una risoluzione europea che invitava il governo turco ad accettare l’esistenza del genocidio è stata immediatamente bollata come “razzista”(5).

Note:

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