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Il dio ebraico Yahweh come divinità della Luna:un’interessante ipotesi storica e mitologica

Di Andrea Di Lenardo
Yahweh (YHWH) è il nome del Dio d’Israele. Diversi sono i possibili significati del suo nome: dal più tradizionale “Io sono [colui che sono]” a “colui che alita”1 (si pensi a Dio che si manifesta come un soffio di vento nell’episodio del Diluvio Universale, al pari del sumerico Enlil dell’Epopea di Gilgamesh).
Si ipotizza2 che il nome semitico “Yahweh” (traslitterato anche in “Jehovah” o “Geova”), sia un versione dell’indoeuropeo “Giove”, che è la variante latina di «Zeus [che] è la versione greca del sanscritoDyaus Pita, il “Padre Celeste”, probabilmente collegato con i miti babilonesi [degli amorrei, semiti come ebrei e Hyksoi, e da cui discendevano questi ultimi due] di Zu, l’Uccello della Tempesta che [al pari di Zeus e di Giove] lancia fulmini»3. Il sanscrito Dyaus Pita ha poi la stessa radice del latino Iuppiter (caso nominativo), di cui Iove (da cui deriva l’italiano Giove) è l’ablativo. Abbiamo già esaminato alcuni punti di contatto fra mitologia indoeuropea e semitica al capitolo I semiti minoico-cretesi dell’epoca neo-palaziale. È inoltre interessante osservare il legame fra Zeus/Giove e il germanico-scandinavo Thor, che ci porterà ancora una volta alla terra del Tigri e dell’Eufrate.
– Infatti Zeus è il dio delle tempeste, dei fulmini e del cielo, e si trasforma in pioggia, tanto che in greco si usava dire “Zeus piove”, per “cade la pioggia”. google_ad_client = “ca-pub-1420052409712884”; google_ad_slot = “3535188443”; google_ad_width = 468; google_ad_height = 60; Thor (Thunar o Donar) è dio delle tempeste.
– Il nome di Thor è imparentato etimologicamente con il tedesco Donner e con l’inglesethunder, così come Zeus/Giove viene soprannominato Keraunos (il greco per “fulmine”) e Tonans (il latino per “tonante”).
– Zeus è nipote di Gea, la Terra; Thor è figlio di Jörd, la Terra.
– Zeus il padre degli dèi e il più importante fra loro, così come Thor è il più forte di tutti gli dèi.
– Zeus è tuttavia sottomesso al fato, la Moira, al pari di Thor, sottoposto a Wyrd, il destino.
– Il nome italiano del giorno della settimana “giovedì” deriva da Giove (Giove + dì, “il giorno di Giove”), mentre l’inglese Thursday, “giovedì”, deriva da Thor (Thor’s day, “il giorno di Thor”).
– Thor è associato agli animali cornuti (simbolo della mezzaluna, che, come vedremo presto, non è altro che Yahweh, dio della Luna): in particolare è simboleggiato dal capro, come Azazel, il capro semitico della Luna, ed il carro di Thor è trainato da caproni. Zeus si trasforma in toro (e presumibilmente deve essere identificato con il dio-toro minoico, essendo inoltre Zeus molto probabilmente di origini cretesi (semitiche) e viene nutrito a Creta dalla capra (o ninfa, a seconda delle versioni del mito) Amáltea.
– Sia Zeus che Thor combattono contro creature mitologiche.
– L’albero sacro a Thor è la quercia, mentre nel frusciare dello stesso albero si credeva di udire la voce di Zeus.
– Thor è associato alla guerra. Il suo celebre Martello da lancio è Mjölnir. Invece a Roma, sul Campidoglio, si portavano per Giove su una lettiga le armi dei comandanti nemici uccisi. Giove dona inoltre all’esercito romano la vittoria e la capacità di resistere, e in virtù di queste sue ultime due funzioni divine viene rispettivamente chiamato Iuppiter Victor e Iuppiter Stator.
– Infine Zeus/Giove si fuse con altre divinità, come il dio hyksos Baal (si veda il capitolo Seth e l’enoteismo semitico). Thor, indoeuropeo come Giove, ha un nome accomunato nella radice al cassita Dur, all’indico Indra (numerosi sarebbero i collegamenti fra civiltà sumerica, egizia e indica, riguardo i quali rimando agli studi di L.A. Waddell4) e al sumero Indara.
Lo studioso L.A. Waddell identifica, nella sua opera The British Edda5, Thor, o Eindri (nome con cui è conosciuto nell’Edda), con Zeus/Giove e con il primo mitico re sumero, Indara, chiamato anche In Dur, In-Tur o Tur. In significa “signore”, “re” in sumerico, pertanto “Indara” e “In-Tur” significano semplicemente re TUR, come nell’inglese ThURsday (Thor’s day, “il giorno di Thor”, vale a dire GIOVEdì). Anche Indara, al pari di Thor, veniva raffigurato con un martello. Un titolo attribuito nell’Edda è Sig o Ygg, che ricorda il nome sumerico Zagg o Zakh, che a sua volta richiama quello ebraico Ya’äkov (Giacobbe/Giacomo) e quello hyksos Jakoba. Anche il sumero Indara è associato alle capre come Thor, Zeus/Giove e Yahweh, e l’albero del sorbo rosso (sacro all’indico Indra, analogo a Indara) è protetto dalle capre, secondo le descrizioni sumeriche e ittite. Gli ittiti entrarono in contatto con gli urriti, che a loro volta ebbero in comune alcuni miti con i semiti. Tornando all’albero sacro del sorbo rosso sumerico, esso viene descritto esattamente come il sorbo rosso di Thor/Ygg, vale a dire Ygg-drasill, nell’Edda.
L.A. Waddell ha riscontrato 300 raffigurazioni sumeriche ed ittite che riprendono scene descritte nell’Edda, e nella sua già citata opera riporta moltissime altre analogie fra mitologie indoeuropee, sumere e semitiche, il che ci porta a ritenere credibile un’identificazione dell’indoeuropeo Zeus/Giove/Thor/Indra con il sumero Indara e con il semitico Yahweh, frutto di un sincretismo culturale, e nella fattispecie religioso, che potrebbe essere avvenuto a Creta, sede dell’impero talassocratico minoico neo-palaziale.
Inoltre vi è un’interessante teoria circa l’origine del nome “Yahweh”, teoria questa che non esclude assolutamente quella precedente, sinora esposta, di cui è anzi complementare.
Scrive R. Ellis: «Che il nome ineffabile, indicibile, del dio israelita sia impresso forse nei muri del grande Tempio di Karnak? Sembrerebbe incredibile, ma ritengo sia assolutamente fondato. Le prime due lettere del tetragramma sono YH e si presume che la vocale in mezzo sia la “a”, che forma la sillaba “yah”. Se consultiamo il dizionario dei geroglifici egiziani di Wallis Budge vedremo che il nome Yah si può tradurre con “luna”. Si ha quindi la conferma che le ipotesi da me avanzate hanno un sicuro fondamento. Se la parola Yahweh è derivata dall’Egitto, è possibile che abbia avuto una qualche connotazione lunare»6.
Così nel Dizionario di angeli, demoni e dèi di M. Lurker, alla voce “Ioh” (o Jah7): «Parola egiziana che indica la luna e il dio della luna; nei tempi più antichi esso godette di grande prestigio, soprattutto a Tebe, ma poi fu assorbito da Thot»8.
Si tratta solo di una coincidenza o effettivamente Yahweh, prima di divenire l’Unico Dio dell’ebraismo templare e poi del giudaismo rabbinico (di ispirazione farisaica), poteva essere una divinità “pagana” della Luna?
Per tentare di rispondere a questo quesito è interessante analizzare la tradizione dei mandanei, una popolazione semitica seminomade (come i proto-israeliti), oriunda di Caran9, città in cui visse per un certo tempo Abramo e la sua famiglia. I mandanei narravano che «Bahram, il nome con cui era conosciuto Abramo, era un mandaneo di Caran […]. […] egli distrusse tutti gli idoli [divenne cioè monoteista, come secondo il racconto della Genesi] […] e si recò nel deserto [come si recò nella desertica Canaan e poi nel desertico Egitto secondo laGenesi10. Con Bahram/Abramo andarono «i lebbrosi e i deficienti, e di questi basran Sira (i deficienti della luna) i discendenti sono impuri e deficienti fino alla settima generazione»11.
Non dimentichiamo che gli egizi consideravano impuri gli “asiatici”, nome con cui indicavano il popolo degli Hyksoi.
A proposito dell’impurità dei discendenti di Abramo, è interessanti ricordare che Mosè «era il settimo da Abramo, essendo figlio di Amaram, che era figlio di Caath, il cui padre era Levi, figlio di Giacobbe, figlio di Isacco, figlio di Abramo»12. Si ritengono attendibili le genealogie levitiche poiché era proprio in virtù di queste che i figli di Levi erano legittimati a ricoprire cariche sacerdotali «al cuore delle tribù israelite»13. Sappiamo che durante le guerre giudaiche (66-73/74 d.C. e 132-135 d.C.) molte genealogie ebraiche vennero distrutte14.
Pertanto se effettivamente Mosè «era il settimo da Abramo»15, allora anche Mosè doveva essere ritenuto “impuro”, secondo la tradizione mandanea. Ci è giunta qualche conferma di ciò?
T. Flavio Giuseppe, nel suo Josephus Flavius contra Apionem, riferisce che il “faraone del giogo” perseguitò gli israeliti (così come accadde per gli Hyksoi) che vengono qui definiti «lebbrosi»16 ed «impuri»17. Ma scoppiò un conflitto (come con gli Hyksoi) e gli “impuri” elessero un loro capo «tra i sacerdoti di Eliopoli»18, il cui nome era Osarsiph od Osarsêph, che «veniva chiamato Mosè»19. Pertanto Mosè, il settimo discendente “impuro” da Bahram/Abramo, era a capo degli “impuri”. Il fatto che Mosè fosse sacerdote di Eliopoli, riportato dal sacerdote e storiografo eliopolitano Manetone, citato da Flavio Giuseppe nella suddetta opera, può essere in parte confermato dalla genealogia levitica di Mosè e di suo fratello Aronne, che culminerà poi nella linea di discendenza levitica più importante, quella del sommo sacerdote giudaico Tsaduk20.
Importante per l’identificazione tra discendenti di Abramo e popolo degli Hyksoi il fatto che entrambi venissero quindi chiamati e considerati “impuri”.
Ecco dunque come la tradizione mandanea che vede i proto-israeliti come gli adoratori della Luna (Yahweh) acquista credibilità grazie alle conferme esterne, credibilità che, a questo punto della trattazione, assume anche l’identificazione fra Yahweh e l’egizio Yah (o Ioh) proposta da R. Ellis nel suo Tempest and Exodus.
A questo proposito si ricordi quanto si è scritto al capitolo Giuseppe (Jo-Sêph), che ora acquista senz’altro maggior significato. Identificando i discendenti di Abramo con il popolo degli Hyksoi, si comprende perché un capo-tribù importante come Giuseppe (Yoseph in ebraico) portasse il nome di due divinità egizie. Yoseph deriva da Yo, che sta per Yahweh, eseph, vale a dire «Sêph, variazione ebraica del nome Seth, dio dei deserti ardenti, venerato ad Avaris [capitale degli Hyksoi] da re asiatici Hyksos con il nome di Sutekh […]. Nella mitologia egizia, Seth governava i cieli [come il Dio giudaico] settentrionali [gli Hyksoi, come i discendenti di Abramo, vissero nel nord dell’Egitto], luogo dell’oscurità [associata alla Luna, Yah, in opposizione al culto solare], mentre nella tradizione ebraica tale regione è chiamata Sêphôn [Sêph-on], nome connesso alla parola Sâphôn, “nord”21»22. Nel mito di Osiride, Iside e Horus, il padre di Horus viene chiamato Io-Seb.
Stessa origine ha il nome menetoniano di Mosè23, vale a dire Osarsiph24, o Osarsêph25, per quanto riguarda “-siph”/“-sêph”. «Gli ebrei avrebbero […] visto nel nome Osiride una forma del nome ebraico Giuseppe, che poteva esso stesso derivare dalla medesima radice»26. “Osar-” può tuttavia derivare anche da Assur/Ashir, divinità principale degli Assiri, dalla cui II dinastia i regnanti hyksoi discendevano, o da Asar, nome del padre di Abramo, secondo ilCorano.
Dopo tutto, «Secondo [Flavio] Giuseppe, Manetone aveva dato per assunto che i Pastori [gli Hyksoi] fossero la stessa cosa degli “Schiavi” [gli israeliti]»27
Interessante è anche la ritualistica ebraica di origine lunare, tema riguardo cui gli studiosi ebrei W.O.E. Oesterley e Theodore H. Robinson hanno scritto: «[…] in analogia con gli Arabi, dunque, vi sono tutte le ragioni per ritenere che le feste della luna nuova e i sacrifici offerti in queste occasioni presso gli ebrei risalgano ai tempi del nomadismo [di Abramo] […]. È un fatto degno di nota che queste feste non siano menzionate nel Libro dell’Alleanza né nei precetti del deuteronomio, senza alcun dubbio a causa della loro connessione con il culto della luna; la loro osservanza era però troppo radicata, ed esse continuarono fino ai tempi del Cristianesimo»28.
Al pari di Yahweh, anche due varianti del nome del dio cananeo della Luna iniziano con “Ya”29.
Ulteriore riferimento al culto lunare: i tephillin sono due piccoli “cubi” in cuoio nero che gli ebrei portano durante talune preghiere, uno posto sulla fronte e l’altro sul braccio sinistro, fissati da due cinghiette. La forma dei tephillin corrisponde a quella della pre-islamica Kaaba(in arabo chiamata in modo colloquiale Kube, come riporta P. Sabak in The Murder of Reality30), adibita al culto semitico della Luna e oggi a quello maomettano di Allah (al-ilah). I Musulmani almeno una volta nella vita devono recarsi in pellegrinaggio (Hajj, il pellegrinaggio principale) alla Mecca, presso la Kaaba, in cui sarebbe contenuta una mitica Pietra Nera, un presunto frammento di meteorite che la tradizione islamica fa risalire ad Adamo ed Eva. I pellegrini girano sette volte, sette come le generazione degli impuri da Abramo, intorno alla Kaaba e a ogni giro cercano di baciarla. La parola araba Kaaba significa “cubo”, termine con la stessa radice, pur essendo semitico il primo ed indoeuropeo il secondo, dell’inglese cube, un simbolo associato al culto della Luna.
Egerton Sykes, nel suo Everyman’s Dictionary of Non-Classical Mythology scrive: «Allah è il nome islamico di Dio. Esso deriva dal semitico El [cioè da Yahweh, il Dio ebraico, nonché padre di Baal, il Dio hyksos] e originariamente Allah era usato per indicare la Luna; sembra inoltre che Egli sia stato preceduto proprio da Almaqah, il dio della Luna. Allat è invece la controparte femminile di Allah».
Simili le conclusioni esposte da Carleton S. Coon, nella sua opera intitolata Southern Arabia, a Problem for the Future: «Il dio Il o Ilah indicava in origine una fase del dio lunare, ma […] divenne […] Dio, e fu proprio questo nome che gli ebrei usarono prevalentemente per i nomi propri (Emanuele, Israele [EmmanuELe, DaniELe, GioELe, GamaliELe, FasaELe, ELia, MichELe, UriELe, GabriELe, IsmaELe, SamuELe, EzechiELe, SalatiEL, ZotobabELe,ELìacim, Eleàzar, Eliezer, Eleazaro, [E]Lazzaro, ELi, ELmadàm, MalleEL] ecc.), piuttosto che il Bapal dei nomi propri dei Semiti del nord […] che stava a indicare il sole [aspetto confluito nell’Unico Dio d’Israele risultante dai complessi fenomeni teocratici che esamineremo solo successivamente all’epoca della dominazione hyksos in Egitto, durante il II Periodo Intermedio; si veda il capitolo Adonai, dio del Sole]. Similmente, sotto la guida di Maometto, il relativamente anonimo Ilah si trasformò in Al-Ilah, Dio, o Allah, l’essere supremo».
Le origini “lunari” di Allah vengono confermate anche nell’Enciclopedia BritannicaStoria dell’Arabia: «Ogni stato o tribù ha avuto il proprio dio della luna che aveva un nome conosciuto a livello locale o nazionale. I templi erano i centri della vita religiosa, e i sacerdoti degli dei lunari di solito svolgevano anche la funzione di oracolo. A certi templi degli dèi lunari si andava in pellegrinaggio, secondo riti con dettagli molto simili ai pellegrinaggi pre-islamici e islamici [ma vietati da Maometto] alla Mecca».
Infine, un’ulteriore conferma di quanto fin qui esposto ci giunge dal libro Maometto: vita del profeta di Karen Armstrong: «La Kaaba era dedicata ad Al-Ilah [El/Yahweh], il grande dio degli arabi pagani, a dispetto dell’effigie dominante di Hubal. All’inizio del settimo secolo Al-Ilah era diventato sempre più importante nella vita religiosa di molti arabi. Molte religioni primitive avevano sviluppato una fede in un dio supremo, che qualche volta veniva chiamato dio del Cielo… Ma essi continuavano a venerare anche altri dèi, che consideravano pur sempre molto importanti», proprio come facevano Hyksoi ed ebrei.
Dal nome “Yahweh” derivano i seguenti nomi ebraici: GIAcomo, GIAcobbe, Jacopo, IAcobo,GIObbe, Yov, YA’äkov, GIOvanni, GIOna, IOanan, Giuda, Ioda, YEhudah, GIOele,YEHOshua, Jeshû, Jesus, Joshua, GIOsuè, GEsù, GIOsia, Joseph, GIUseppe, Iose, Ioses,GIOsafat, YEHOnathan, GIOnata, GEroboamo, Ioram, IOrim, IOatam, IAconia, Iafet, GIAfet,YEHOyakhin, GIOacchino, IOsech, IAret, ecc.
1 M. LURKER, Dizionario di angeli, demoni e dèi, Piemme Edizioni, Alessandria 2004, alla voce “YHWH”.
2 P. SABAK, The Murder of Reality.
3 T.C. LEEDOM, M. MURDY, Il libro che la tua Chiesa non ti farebbe mai leggere, Newton Compton Editori, Roma 2008, p. 196.
4 L.A. WADDELL, The British Edda.
5 Ibid.
6 R. ELLIS, Tempest and Exodus, Edfu Books, Cheshire 2000, pp. 124, 125.
7 M. LURKER, Dizionario di angeli, demoni e dèi, Piemme Edizioni, Alessandria 2004, alla voce “Ioh”.
8 Ibid., alla voce “Ioh”.
9 A. COLLINS, C. OGILVIE-HERALD, La cospirazione di Tutankhamen, Newton Compton Editori, Roma 2005, p. 252.
10 Ibid., p. 253.
11 E.S. DROWER, The Mandeans of Iraq and Iran, Oxford University Press, Oxford 1937, p. 266.
12 T. FLAVIO GIUSEPPE, Antichità giudaiche, Libro II, v. 229.
13 A. COLLINS, C. OGILVIE-HERALD, La cospirazione di Tutankhamen, Newton Compton Editori, Roma 2005, p. 372.
14 L. GARDNER, I segrati dell’Arca perduta, Newton Compton Editori, Roma 2005, p. 226.
15 T. FLAVIO GIUSEPPE, Antichità giudaiche, Libro II, v. 229.
16 T. FLAVIO GIUSEPPE, Josephus Flavius contra Apionem, Libro I, v. 26.
17 Ibid., Libro I, v. 26.
18 Ibid., Libro I, v. 26.
19 Ibid., Libro I, v. 26.
20 L. GARDNER, I segreti dell’Arca perduta, Newton Compton Editori, Roma 2006, pp. 320, 321.
21 E.A.W. BUDGE, The Gods of the Egiptians, Dover Publications, Dover 1969, p. 249.
22 A. COLLINS, C. OGILVIE-HERALD, La cospirazione di Tutankhamen, Newton Compton Editori, Roma 2005, p. 193.
23 Ibid., p. 193.
24 Ibid., p. 193.
25 Ibid., p. 193.
26 Ibid., p. 193.
27 Ibid., p. 203.
28 W.O.E. OESTERLEY, T.H. ROBINSON, Hebrew Religion: Its Origin and Development, Londra 1952, pp. 128, 129.
29 M. LURKER, Dizionario di angeli, demoni e dèi, Piemme Edizioni, Alessandria 2004, alla voce “Yarih”.

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