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Il concetto di Volk, la “fratellanza di sangue” tedesca che tanto ha contribuito alla nascita del nazionalsocialismo


Studiando la cultura germanica ci si imbatte, presto o tardi, in un aspetto di difficile comprensione per chiunque non sia tedesco: si tratta del concetto di Volk. Non esistendo un corrispettivo italiano si potrebbe tentare di tradurre il vocabolo come razza o anche popolo, tuttavia il vero significato trascende quello della pura definizione biologica per sconfinare in un campo che ha a che fare più con la sfera spirituale che con quella materiale. google_ad_client = “ca-pub-1420052409712884”; google_ad_slot = “3535188443”; google_ad_width = 468; google_ad_height = 60; Si parla di volk, quando si vuole identificare una comunità di individui di matrice germanica che sentono vibrare dentro di sé il medesimo anelito alla purezza del sangue, che partecipano della natura percependo una sorta di forza vitale o una essenza trascendente cosmica che li tiene insieme.
Volk è il popolo di un determinato luogo che sa di essere una manifestazione della natura del luogo e ne subisce l’influenza. I teorici volkisch (del volk) asserivano che i germani, essendo nati in una zona tipicamente nordica, cupa e misteriosa, sono guidati inconsciamente da un foltissimo ed inarrestabile anelito alla Luce (concepita anche come Luce divina), una Luce in diretto rapporto con una conoscenza istintiva che deve essere recuperata e attualizzata in un sistema coerente, filosofico affinchè possa uscire dalla sua dimensione inconscia ed affiorare nell’universo senziente. La dottrina razzista tipicamente germanica assorbe la sensibilità vòlkisch e la dispone su piani di conoscenza che tentano una indagine razionale. La relazione tra la natura del luogo di nascita e le caratteristiche caratteriali di un popolo assume tuttavia toni di deciso antisemitismo man mano che si avvicina alla fine del XIX sec., seguendo l’onda di una cultura sotterranea che fuoriesce allo scoperto con filosofi come Otto Gmelin, Friederich Ratzel, Wilhelm Heinrich Riel, Bertold Auerbach e altri.


SANGUE; COSMO E NATURA
Se, infatti, i tedeschi anelavano alla Luce, che non è solo fisica ma anche spirituale, i popoli semitici, per il fatto di provenire da lande deserte e sterili, sarebbero dotati di scarsa spiritualità e di attitudini materiali, dedicando la loro vita ad attività esecrabili come l’usura. Si tratta di una indagine teorica speculativa, senza basi effettive o scientifiche, che cercherà l’appoggio della comunità accademica attraverso il processo conoscitivo eugenetico (cioè che tende al miglioramento della stirpe) operato sotto il III Reich e le indagini antropologiche e antropometriche. Va notato che la sensibilità vòlkisch (si tratta di questo, prima di una sistematizzazione in una filosofia) si fonda sulla dottrina del radicamento nel luogo di nascita e della misteriosa “forza vitale”, aspetto condiviso anche da G. B. Shaw, un’energia che lega l’individuo ad un destino di potenza. Nel caso germanico verso la realizzazione darwinista della supremazia del più forte, anch’essa una legge naturale. Una posizione antimodernista e anti-industriale poiché rigetta il progresso tecnologico in favore di un ritorno alle campagne, all’universo di origine, in cui il popolo tedesco avrebbe ritrovato la sua reale genesi, confuso dallo sradicamento operato dalla civiltà industriale che aveva allontanato l’uomo dal suovólk. La natura è percepita come un organismo vitale spontaneo, ricolmo di energia vitale a cui attingere a piene mani con una volontaria immersione spirituale: si tratta, quindi, di un sentimento che presenta tracce evidenti di sapore mistico. Chi partecipa del medesimo vòlk percepisce nettamente il legame che si instaura naturalmente tra i membri del gruppo e le caratteristiche caratteriali si riflettono nell’ambiente di nascita: nessun estraneo può appropriarsi di un vòlk che non è suo né trovare autorealizzazione al di fuori del suo alveo naturale. Tuttavia, il concetto di popolo o razza in questo senso non va racchiuso all’interno di un argine nazionale, in quanto i membri dello stesso vòlk possono appartenere anche a stati diversi ma con caratteristiche somatiche e spirituali simili; allo stesso modo una nazione può essere spaccata in due dalla differente anima volkish degli abitanti. L’uomo perde ogni illusione illuministica razionale, empirica di dominatore della natura per entrare in una dimensione naturale di fusione cosmica, lasciandosi guidare dal proprio istintuale bisogno di una realizzazione spirituale e biologica con la natura.


IL RITORNO ALLE ORIGINI
II vòlk si manifesta anche come entità storica proveniente da un remoto passato e l’uomo germanico sente vibrare il suo retaggio atavico nel sangue della razza pura volkish che così bene viene descritta nel “De Bello Gallico” di Cesare e, soprattutto, nella “Germania” di Tacito. In un periodo in cui il romanticismo tedesco aveva risvegliato i sentimenti archetipici, migliaia di tedeschi rilessero la loro storia, le loro origini nelle pagine dell’autore latino e si riscoprirono biondi, forti e pieni di energia esplosiva. Tuttavia, come nel caso del periodo post-Versailles di Weimar, la tensione spirituale non riusciva a trovare un corrispettivo politico: ancora prima, moti e le rivoluzioni del 1848, malgrado le speranze diffuse, non avevano portato in Germania ad una unificazione reale di tipo volkish. Alla proclamazione del re di Prussia come imperatore da parte di Bismark nel 1871 seguì il nuovo governo che fu chiamato Secondo Reich e che si occupò di problemi burocratici che, come nel periodo di Weimar, nulla avevano a che spartire con la frustrazione di una mancata realizzazione spirituale di unità della comunità tedesca volkish. In effetti, il II Reich si preoccupava di rafforzare la sua stabilità politica ed economica, aumentare l’industrializzazione e l’inurbamento a scapito del legame naturale del popolo con la sua terra e questo dovette sembrare un tradimento culturale alla sensibilità volkish. Come ricorda G. Mosse, il nuovo Reich fu salutato da entusiasmi che maturavano da un un’attesa pressoché messianica di unità politica e spirituale mai ottenuta, ma la Realpolitik di Bismark fu fonte di cocente delusione in quanto il germanesimo non entrava a far parte di alcun aspetto del nuovo governo. Fu facile allora rivolgersi al passato, in una ricerca delle proprie origini razziali e ritrovare nella natura e nel concetto di vòlk quella unità spirituale che era stata disattesa per così tanto tempo. Il processo psichico archetipico scattò come una molla e si manifestò naturalmente, autonomamente, come una manifestazione generale di spiritualità cosmica, nel fenomeno dei Wandervogel, gruppi di giovani che organizzavano lunghe gite domenicali nelle foreste tedesche alla ricerca di una identità spirituale. Non si tratta di una semplice insofferenza politica, questi gruppi, che diventarono sempre più grandi e organizzati, avevano come scopo il ripristino degli antichi riti e usanze germaniche. Molti di essi svolsero ricerche approfondite allo scopo di ritrovare e riattualizzare gli antichi culti solari; come nuovi adoratori del Geist (lo Spirito) sentivano la potenza della forza vitale spingerli verso un punto di genesi. Si tratta, in termini tecnici, di un regressus ad uterum (ritorno all’utero), un bisogno di ritrovare coesione, sicurezza, approvazione all’interno del seno materno, in un legame con la madre terra che solo così poteva essere realizzato. La dottrina hitleriana della Herrenvòlk, la razza padrona,come si ritrova nel “Mein Kampf, il testo autobiografico di Hitler, affonda le sue radici proprio nel movimentovòlkisch; le dottrine antisemite si rivestono di paganesimo e lo stesso simbolo dell’albero che si ritrova continuamente negli scritti del movimento, la forza del contadino tedesco che si radica nella terra e si protegge verso il Sole e il Cosmo intero richiama Yggdrasyl, il mistico albero della conoscenza e concepito dai Germani come axis mundi. L’ebreo diviene, invece, uno straniero in un territorio che gli è estraneo, un essere demoniaco che tenta, come un serpente, di minare alla base la felicità del popolo germanico, distruggendone le radici, poiché non fa parte dello stesso vòlk. E’ interessante un particolare relativo allo scrittore Paul de Lagarde, filosofo vòlkisch della seconda metà del XIX sec.: egli era dell’idea che fosse necessario esiliare gli ebrei nel Madagascar, scrivendo che “non si poteva discutere con dei bacilli”. Nel 1942 Hitler riprendeva la stessa idea: “La battaglia che noi intraprendiamo è della stessa natura della battaglia intrapresa nello scorso secolo da Pasteur e da Koch”. Noi aggiungiamo che l’idea di confinare gli Ebrei in Madagascar venne ef­fettivamente presa in considerazione da Hitler prima della soluzione finale.Questo e altri indizi fanno comprendere quanto il sentimeli vòlkisch permeasse l’ideologia nazista.


LA MISTICA WAGNERIANA
La connessione tra il sentimento vòlkisch e la musica di Wagner è palese: il romanticismo tedesco riconosceva un intimo legame tra l’uomo e il suo mondo, la forza vitale che dal cosmo irradiava sulla terra, possedendo solo gli individui in perfetta sintonia con essa. Wagner diviene il maestro del sentimento tedesco, una sorta di vate che officia i riti del ritorno al Graal, alla purezza d sangue e della propria natura. La sua musica infiammò gli animi dei tedeschi, e Hitler, che si sentiva affratellato in questo legame vòlkisch pianse più volte di fronte al Parsifal e fu spinto ad esclamare: “(…) Chiunque voglia capire la Germania nazionalsocialista deve prima capire Wagner”
L’identificazione dei tedeschi con gli eroi e le situazioni delle opere wagneriane è esemplificatrice di un dramma che si rivela nel dramma in una sorta di metateatro: si ricerca il mito delle origini perché il torrente di emozioni che Wagner riesce a generare nel suo pubblico provoca una sofferenza purificante e getta i cuori nell’arena delle emozioni ottenendo così un effetto unificatore. Wagner diviene il vate che riesce per primo a calarsi nel limbo della storia e a ritrovare la vera anima tedesca e lo offre all’interno di un Graal al suo popolo. “L‘Anello dei Nibelunghi” assurge così a vangelo della razza esprimendo una potenza che si lancia ben al di là della semplice composizione musicale, assumendo toni religiosi e politici, un programma di ricupero di una cultura persa tra i flutti della storia. La sola speranza di vittoria e riscatto della Germania risiede nella forza cosmica che può entrare e possedere solo un corpo purificato nel sangue del Graal. Gli eroi wagneriani sono la più concreta rappresentazioni dell’ideale germanico di Tacito, con in più un elemento spirituale, una ricerca della propria autorealizzazione mistica con un dio che non è già più quello cristiano ma assume i toni mistici e guerrieri, di Wotan/Odin. Hagen, Grimilde, Sigfrido e Brunilde sono l’anima oscura e vitale della Germania, personaggi di un dramma che la nazione sta vivendo e da cui non sa come uscire; nela tragedia del mythos ritroviamo il “Ragnarokk” del maggio 1945 in cui Hitler aveva deciso di bruciare il suo popolo: “Se perdiamo la guerra allora la Germania non merita di vivere” aveva detto e decise che il “Crepuscolo degli Dèi” doveva manifestarsi nella distruzione totale, nel suicidio rituale, nell’offerta finale per una rigenerazione del mondo. Anche per Wagner esiste una realtà che deve essere afferrata e assorbita istintivamente, una verità che viene a coincidere con la forza vitale; riattualizzare la forza della vita significa ridare ai tedeschi le caratteristiche guerriere che sembrano aver perso. Egli percepisce la confusione spirituale della Germania e offre, con il “Parsifal” una visione peculiare della vita, in cui il concetto fondamentale è la ricerca del magico calice del sangue di Cristo che viene a coincidere con il concetto di razza pura. Parsifal è un ariano e ricerca l’unione mistica attraverso la purezza della razza.

l’alito DEL DRAGO
Il singolare sincretismo tra cristianesimo e germanesimo genera una dottrina volkisch che non si è ancora liberata dai precetti cristiani come nella ideologia hitleriana. Gesù di Nazareth serve al musicista per giustificare la sua teoria mistica: sangue ariano -pentimento – salvezza. Una sorta di audace sincretismo mai del tutto risolto. La carne è un elemento perturbatore e contaminante, l’unione di razze differenti, come pure il nutrirsi di carne animale, corrompe l’individuo: su questo punto Hitler è perfett­mente d’accordo, essendo egli, come Wagner, vegetariano, aveva quasi orrore della carne e a volte riprendeva i membri del suo staff che, invece, ne erano ghiotti. L’antisemitismo wagneriano trae origine da questa concezione di purezza del sangue: un tedesco che si fosse unito ad una donna ebrea avrebbe commesso qualcosa di abominevole, infettando la propria perfezione spirituale che ancora prima deve essere biologica e di conseguenza la forza vitale non avrebbe illuminato l’individuo e il popolo. Si può, quindi, affermare che Wagner avesse concepito un evangelo musicale, che aveva come scopo la rinascita della potenza tedesca, egli, come Hitler viveva nell’ideale dell’Uomo-Dio, dei procedimenti metafisici e, potremmo dire, alchemici, di trasmutazione della personalità ed elevazione verso l’onnipotenza. L’odore del sangue, l’alito del drago, la terra sotterranea brulicante di esseri di una umanità inferiore, la magia, i suoni e le grida nella furia della battaglia, l’odio tra Sigfrido e Hagen: sono tutti elementi che trasposti in un universo mitico si connettono al presente e ammaliano la Germania perché sono visioni antiche del dramma religioso e psichico che vive. Wagner verrà esaltato e acclamato in tutta Europa, la sua fama universale continuerà dopo la morte con il festival di Bayreuth, dove si sviluppò una specie di culto della personalità del musicista. La sua casa sarà trasformata in museo e la moglie Cosima entusiasta ideologa volkisch, porterà avanti la sua opera culturale.

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