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Il caso Heidegger e i “Quaderni Neri”



Di Salvatore Santoru

Sta facendo molto scalpore l’imminente pubblicazione, in Germania, del nuovo volume dei “Quaderni Neri” di Martin Heidegger, il celebre filosofo esistenzialista autore di “Essere e Tempo“.<

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Il punto critico sarebbe l’antisemitismo che trasparirebbe in tali scritti e la presunta giustificazione della Shoah, definita come “autoannientamento” degli stessi ebrei, in quanto massimo prodotto dello “spirito della modernità”, che secondo il filosofo coinciderebbe con una sorta di “ebraismo metafisico“.

Come ha spiegato Marcello Veneziani in un articolo sul “Giornale” in realtà la tesi proposta da Heidegger sarebbe semplicemente che il nazismo, così come il comunismo, sarebbe stato il ” il braccio armato dell’ebraismo metafisico” ( identificato nel “dominio assoluto” della tecnica e dell’economia su ogni altro aspetto della vita nella società ) per annientare gli ebrei in una catena di smontaggio umano”.

Lasciando stare la presunta identificazione dell’ebraismo con la modernità ( tesi molto comune, nel bene e nel male, dal Settecento in poi ), c’è da dire che tale teoria heideggeriana non si discosta poi così tanto da quella espressa dal sociologo, ebreo e di sinistra, Zygmunt Bauman in “Modernità e Olocausto“, dove si afferma che la Shoah è stata figlia di quella “logica della modernità” fondata sul primato assoluto della tecnica.

In fin dei conti, a ben vedere, tale campagna sembra avere, piuttosto che finalità storicistiche, più l’obiettivo di un nuovo screditamento del pensiero di Heidegger tout court, accostando la sua figura in toto con il nazismo.



E a tal proposito bisognerebbe ricordare che la filosofia e la cultura in generale non hanno o non dovrebbero avere confini ideologici di alcun tipo, e le simpatie di questo o quell’altro personaggio dovrebbero sempre considerarsi secondarie rispetto al contenuto del suo pensiero.

E se proprio si deve mettere il dito nella piaga, che dire allora dell’altro grande filosofo esistenzialista Jean Paul Sartre e del suo convinto stalinismo, nonché del suo silenzio per i gulag ?

O delle passioni ideologiche, alcune di breve durata e altre meno, di diversi altri grandi personaggi della cultura ? 

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