(In)giustizia carceri Carlo Parlanti Diritti civili Diritti umani interviste Italia Repressione Tortura USA

Il caso giudiziario di Carlo Parlanti

Intervista di Antonella Ricciardi a Carlo Parlanti

Di Antonella Ricciardi

Nel dialogo che sta per seguire, il nostro connazionale Carlo Parlanti, manager informatico di alto livello, che si muoveva in contesti internazionali, laureato in Fisica, narra il dramma che lo ha costretto a vivere l’odissea di otto anni di prigionia negli Stati Uniti, in seguito ad accuse di violenze da parte di una sua ex fidanzata statunitense… accuse che costituiscono una evidente impostura, secondo Carlo, ma anche secondo una serie di suoi sostenitori, tra cui autorevoli specialisti dei più diversi ambiti di competenze. Normalmente, si dovrebbe provare a dimostrare la colpevolezza di qualcuno, ma Carlo Parlanti si è impegnato, nel modo più profondo, a dimostrare la propria innocenza, in modo incontrovertibile. In effetti, diverse illeciti ai danni di Carlo Parlanti stanno emergendo, e l’impossibilità logico-biologica di diverse accuse mossegli, nella forma in cui  sono state formulate, è stata realmente attestata da numerose fonti indipendenti. Con questa nuova testimonianza, così, Carlo Parlanti affronta in particolare pure i temi relativi al suo cercare giustizia anche nei confronti di coloro che considera abbiano illegalmente favorito (e, in parte, determinato) la sua ingiusta e vessatoria detenzione negli Stati Uniti; Inoltre, Carlo Parlanti offre un resoconto importante sulla situazione di non pochi detenuti in un’area del mondo particolarmente “centrale”: la condizione di detenuto, già di per sè delicata e fonte di sofferenze certe, risulta aggravata da trattamenti spesso disumani, moltiplicate ed intensificate dalla consapevolezza delle propria innocenza… L’ingiustizia in sè,  così, diviene un’altra forma di tortura, di natura psicologica…

Ricciardi: “In conseguenza della lunga privazione della libertà, patita negli Stati Uniti d’America in seguito ad accuse di violenza sessuale e domestica che hai sempre dichiarato essere false e pretestuose, hai riportato dei seri danni, alcuni dei quali permanenti, di natura psico-fisica… Puoi spiegare più precisamente in cosa consistano tali danni, attestati da diversi professionisti della medicina, ed in che modo siano conseguenze della tua prigionia?”

Parlanti: “Purtroppo l’elenco è lungo: dal punto di vista strettamente fisico, al di là delle varie vessazioni subite durante l’intera carcerazione, rimango con danni che possono ritenersi cronici a livello epatico, respiratorio e di dentizione. Durante la mia prigionia sono stato assalito tre diverse volte e tutte e tre le volte il risultato dell’assalto è stata una violenta colluttazione con perdita di sangue; probabilmente a causa di questo (o delle scarse condizioni igieniche degli apparati sanitari nelle prigioni USA) ho contratto nel 2007 l’epatite C. Io non ero e non sono un individuo a rischio, non mi drogo, non ho fatto tatoo in carcere e di sicuro non ho avuto alcun rapporto sessuale ma in un ambiente dove la percentuale di incidenza dell’epatite C è venti volte (20) quella del mondo civile non è poi così difficile contrarla.
Sempre nel 2007 ho anche contratto una infezione polmonare che ha lasciato del tessuto cicatrizzato che è poi stato scambiato per un tumore: durante un’orribile permanenza di 14 giorni all’ospedale Mercy di Bakersfield (sempre incatenato con entrambe le caviglie al letto nonostante fossimo in un reparto blindato) hanno cercato di operarmi per rimuovere il tumore fantasma. Dopo il mio rifiuto mi hanno lasciato senza controlli (nè TAC nè radiografie) per 6 mesi… in pratica condannandomi a morte certa se il tumore fosse realmente esistito. Per fortuna non era così e la macchia del tessuto cicatrizzato è receduta lasciandomi come ricordo un’enfisema polmonare che ha ridotto per sempre le mie capacità respiratorie. C’è anche da rimarcare che proprio nel 2007 l’amministrazione carceraria Californiana aveva circolato una direttiva bandendo tre istituti dall’ospitare persone con problemi di respirazione (proprio per le terribili condizioni dell’aria dei deserti Californiani) ed Avenal, dove io sono stato in custodia per gli ultimi cinque anni della mia detenzione, era uno di questi: abbiamo chiesto più volte un trasferimento, anche tramite gli uffici Consolari Italiani, ma sembra che la risposta ufficiale fosse che non si poteva assicurare un miglioramento delle mie condizioni di prigionia con un trasferimento.
Per quanto riguarda la condizione della mia dentizione penso che sia sufficiente il commento del mio medico dentista: mi ritrovo con i denti di un sessantenne… non è difficile capire il perchè dopo aver ricevuto due pulizie dentali in otto anni, costretto ad utilizzare spazzolini lunghi pochi centimetri. La cosa peggiore è che gli Americani vanno fieri del forzare certe disumane condizioni sanitarie sui detenuti, basta guardare uno dei loro film: lo stereotipo è più o meno così: “finirai in carcere, perderai tutti i denti e verrai stuprato”.
Durante tutta la prigionia ho anche sofferto di sciatica e terribili dolori muscolari alla schiena. Penso però che questo fosse semplicemente da attribuire ai letti a castello tripli con basi di metallo (vengono chiamati “cookie sheets”, come i vassoi da forno, ed in qualche altro caso “coffins”, o bare, per il ridottissimo spazio tra un piano e l’altro) visto che sono già sei mesi e cioè dal mio rientro che non riscontro alcun problema muscolare.
Sono anche in cura con uno psichiatra che mi ha diagnosticato un “disturbo post traumatico da stress cronico” con, purtroppo, una lista di somatizzazioni che fa paura persino a me. Si va dalla dispnea alla tachicardia, a tremori, vertigini, nausea e vomito. Ma la cosa peggiore per una persona come me abituata a gestire progetti e grandi budget societari, addirittura più grave degli inevitabili attacchi d’ansia, è l’inibizione pragmatica che spesso mi riduce a comportarmi come un bambino che non riesce più neppure a fare le semplici scelte del quotidiano.”

Ricciardi: “Sei stato rilasciato quest’anno, e nell’estate di questo stesso 2012 hai presentato una serie di dettagliate denunce per una serie di illeciti che affermi siano stati compiuti ai tuoi danni per rendere possibile la tua ingiusta detenzione: tra questi, la notifica di informazioni false sul tuo conto per permettere la convalida del tuo fermo prima in Germania (Paese in cui ti trovavi per la tua professione di manager informatico) e poi negli Stati Uniti, Stato di appartenenza della tua accusatrice. In particolare, nonostante la tua fedina penale risultasse pulita, ti erano stati ingiustamente attribuiti precedenti penali per stupro, rapimento e rapina… Ti chiedo, quindi, di narrare in modo ancora più preciso i particolari di questa tua iniziativa giudiziaria: in particolare, cioè, in che modo siano state possibili queste sconvolgenti situazioni, ed in che modo ritieni che si sia svolta la dinamica di tali fatti, nel caso tu sia riuscito a ricostruirla in modo essenziale…”

Parlanti: “è stata presentata una denuncia alla stazione dei Carabinieri di Roma Casal Bertone ipotizzante, a carico di un attachè FBI all’Ambasciata USA di Roma, di un ispettore capo della Squadra Mobile di Milano ed infine di ignoti, i seguenti reati:
– abuso di potere (art. 323 c.p.)
– violazione del segreto d’ufficio (art. 326 c.p.)
– rivelazione del contenuto di documenti segreti (art. 621 c.p.)
– lesioni personali aggravate (artt. 582-583 c.p.)
– calunnia (art. 368 c.p.)
Gli individui oggetto della denuncia hanno trafugato documentazione dalla Procura di Milano e ne hanno alterato il contenuto per convincere la Corte di Dusseldorf, Germania, che io avrei avuto precedenti penali in Italia per violenza ed addirittura per convincere la Corte di Ventura, California, che io avrei avuto precedenti penali in Italia per rapimento, stupro e violenza.
I Carabinieri hanno già svolto indagini preliminari per verificare che all’epoca dei fatti (quando io stavo lottando in Germania per impedire l’estradizione verso gli Stati Uniti) il mio casellario giudiziario e di polizia fossero invece “puliti” (da questo l’ipotesi di calunnia).
Dalla documentazione allegata alla denuncia (tutta proveniente dagli incartamenti dei miei procedimenti in Germania e Stati Uniti) si evince altresì che l’Attachè FBI era in contatto diretto con l’Ispettore Capo ed era uso aggirare tutte le procedure di rogatoria internazionale per ottenere documentazione in maniera più sbrigativa e diretta; nel mio caso fabbricando ed/o alterando informazioni ad usum. Il Ministero degli Esteri Italiano non era mai stato contattato dagli Stati Uniti per ottenere estratti della mia Fedina Penale o quant’altro.
Volendo ipotizzare il perchè di tali azioni criminali ci si può rifare a quello che invece sta diventando la documentazione per un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: subito dopo il mio arresto la Procura di Dusseldorf ammise con l’Interpol USA di non avere abbastanza evidenze per trattenermi in arresto (anche se comunque lo hanno fatto evitandomi addirittura la possibilità di libertà vigilata con obbligo di risiedere in Germania) e chiese perciò altre prove che non fossero la dichiarazione del poliziotto allegata al mandato di cattura internazionale.
La Procura di Avenal rispose appesantendo il fascicolo con cinque allegati che alla fine erano solamente la foto della mia patente, il docket della corte ed altri documenti inutili, giusto per fare volume. Non è che la Procura di Ventura non avesse altre prove, ma erano tutte a mio favore e molto probabilmente avrebbero causato il mio immediato rilascio (a dir la verità non avrei mai dovuto essere fermato visto che come ammesso dalla Procura di Dusseldorf non sussistevano elementi sufficienti a trattenermi): avevano foto della presunta vittima senza lividi, foto dell’appartamento senza alcuna traccia di colluttazione, tre registrazioni ed un fax della presunta vittima piene zeppe di contraddizioni e racconti impossibili.

è a questo punto che il Procuratore Gilbert Romero ha probabilmente deciso di occultare le prove a mio discarico e cercare qualche scheletro nel mio passato per influenzare la Corte Tedesca e convincerli ad estradarmi. Purtroppo però io ero incensurato e non risultava niente nel mio casellario giudiziario e di polizia ed è a questo punto che l’FBI si è attivato, in collaborazione con la Squadra Mobile di Milano, per trafugare alcuni documenti allegati ad una denuncia rivoltami negli anni ’80 che era stata ascritta (la cui documentazione era perciò segretata) ed utilizzarli per dipingermi agli occhi della Corte Tedesca come un reo seriale che aveva già commesso violenza su una donna in Italia. Quando poi sono stato estradato nel territorio degli Stati Uniti la fabbricazione è diventata ancora più eclatante: secondo le dichiarazioni del Procuratore Gilbert Romero alla Corte Superiore di Ventura “Durante le investigazioni fatte dalla polizia Italiana, si è scoperto che il Sig. Parlanti ha assaltato una fidanzata Italiana in maniera simile alla Sig.ra White”… inutile ricordare che in quel momento ero accusato di aver RAPITO, PICCHIATO e STUPRATO la Sig.ra Rebecca McKay White.

Vorrei infine ricordare, se ce ne fosse bisogno, che esistono protocolli ben precisi per lo scambio di informazioni giudiziarie tra paesi partecipanti all’Interpol ed impongono l’uso di rogatorie internazionali ed il coinvolgimento dei ministeri degli esteri dei Paesi in gioco. Quando il Ministero di Grazia e Giustizia, in collaborazione con il Ministero degli Esteri, hanno cercato di far aprire un fascicolo a mio carico in Italia per condurre un processo equo nella nostra nazione, hanno addirittura inviato una rogatoria internazionale tramite il Dipartimento di Stato USA chiedendo alla Sig.ra White se, per favore, volesse denunciarmi in Italia cosi da consentirmi di essere estradato verso l’Italia invece che verso gli Stati Uniti (inutile annoiarvi con la scontata risposta alla rogatoria). Il fatto che l’attachè FBI all’Ambasciata USA di Roma e l’Ispettore Capo della Squadra Mobile di Milano abbiano tranquillamente documentato i loro abusi e le loro calunnie su documenti ufficiali della polizia, Ambasciata USA ed Interpol sembra però suggerire che queste regole però non valgono per gli Americani che possono tranquillamente prendere in mano un telefono ed ordinare alla nostra Polizia di trafugare e falsificare documentazione segretata nelle nostre Procure senza perdere troppo tempo in stupide rogatorie internazionali.”

Ricciardi: “Durante la tua detenzione negli USA affermi di essere stato vittima di molte umiliazioni ed a volte di vere e proprie torture: puoi fare qualche esempio riguardo queste situazioni tanto drammatiche?”

Parlanti: “L’ambiente carcerario Statunitense sembra disegnato per deumanizzare il prigioniero; non si tratta di problemi di risorse finanziarie (come in alcuni Paesi del terzo mondo) visto che gli Stati Uniti hanno i budget più grandi al mondo per gestire le loro carceri da due milioni e mezzo di detenuti.

Spesso mi riduco a fare dei semplici esempi per descrivere questa riduzione allo stato bestiale del prigioniero negli USA: se i media o qualche politico Italiano mi fossero venuti a trovare in uno dei magazzini da 400 persone dove ero “alloggiato” si sarebbero trovati di fronte, appena entrati nel magazzino, una grossa stanza aperta con dodici docce ed uomini nudi intenti a lavarsi in piena vista del podio delle guardie (vi ricordo che buona parte delle guardie carcerarie Statunitensi sono donne, anche nelle aree riservate a crimini sessuali). Continuando con la visita avrebbero visto, sempre per esempio, un’area televisiva con panche per circa una cinquantina di spettatori e, subito di fronte, un’altra stanza aperta con cinque toilette ed uomini che defecano ed orinano in piena vista dei colleghi carcerati e delle guardie in giro di ispezione.

Le torture avvengono più spesso e più sistematicamente nei carceri di contea, prima dei processi, e sono finalizzate al costringere l’imputato a patteggiare invece di affrontare un processo. Si va dalla lieve rimozione di tutti i beni personali, fino a pratiche di disturbo del sonno e terrorismo acustico. La cosa più ridicola è che molte di queste pratiche sono giustificate con la necessità di proteggere l’imputato stesso: ed ecco che le guardie ti svegliano ogni ora perchè “devono accertarsi che sia ancora vivo”, come se non bastasse l’essere costretto a stare con la luce accesa 24 ore al giorno.”

Ricciardi: “Con l’assistenza del tuo avvocato, Luciano Faraon, presidente dell’AIVEG (Associazione Internazionale per le Vittime di Errori Giudiziari) hai presentato anche una importante denuncia contro il comportamento dei governi italiano e tedesco sul tuo caso, dato che ai tuoi danni si è presentato, peraltro, un condensato di possibili violazioni delle regole diplomatiche e delle relazioni internazionali… Per cercare ancora giustizia e rendere più chiare e limpide le varie sfumature del tuo caso, hai presentato così la denuncia alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo (che ha già condannato, con diverse sentenze, vari comportamenti del governo italiano). Puoi esprimere i motivi per cui la denuncia sia stata depositata proprio in quella sede, ed in cosa consistano, più precisamente, i comportamenti ritenuti illeciti che intendevi contestare?”

Parlanti: “Il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è stato presentato subito prima di Ferragosto ed è rivolto contro i comportamenti dello Stato Italiano e Tedesco durante le fasi di arresto ed estradizione della mia vicissitudine.
Contro lo stato Tedesco ci si chiede per quale motivo io sia stato trattenuto quando per loro stessa ammissione in documentazione ufficiale scambiata con l’Interpol non sussistevano elementi sufficienti al mio arresto. Perchè invece di rilasciarmi mi abbiano trattenuto chiedendo agli USA (che non l’hanno fatto) ulteriori prove a mio carico. Infine perchè di fronte ad una fedina penale che mi dimostrava incensurato, ottenuta tramite i corretti canali diplomatici Italiani, abbiano preferito basare la loro decisione su una documentazione di precedenti penali ottenuta dagli accusatori (l’Interpol USA) e che guarda caso si rivela adesso essere non solo falsa ma addirittura una falsificazione di documenti comunque trafugati illegalmente in quanto segretati in una Procura Italiana.
Contro lo Stato Italiano le accuse sono più’ semplici ma al tempo stesso ben più’ gravi. Perchè un funzionario di polizia Italiana collabora direttamente con l’FBI Statunitense senza rispettare i normali canali di richiesta di informazioni giudiziarie (rogatorie internazionali). Perché una volta verificato che i miei casellari giudiziario e di polizia erano vuoti il suddetto Ispettore della Mobile ha continuato a cercare in Procura documenti segretati? Ma soprattutto, perchè alla Corte di Dusseldorf è stato detto che io avevo precedenti per violenza in Italia ed alla Corte di Ventura che “Durante le investigazioni fatte dalla polizia Italiana, si è scoperto che il Sig. Parlanti ha assaltato una fidanzata Italiana in maniera simile alla Sig.ra White” (e cioè RAPIMENTO, VIOLENZA e STUPRO)?”

Ricciardi: “L’impossibilità di una serie di crimini che ti erano stati attribuiti è stata dimostrata, praticamente, da diversi specialisti e da diverse inchieste approfondite, che hanno mostrato l’impossibilità anche logica e biologica, di alcuni turpi atti che ti erano stati, invece, attribuiti… Tuttavia, ancora non hai avuto giustizia in ambito giuridico, ed hai comunque l’esigenza di ricostruire la tua vita, per tanti anni così intensamente e tristemente stravolta… Cosa ti dà la forza di andare avanti con speranza? In nome di cosa, cioè, riesci tuttora a guardare avanti per cercare di riprenderti, in qualche modo, il diritto alla giustizia che ti era stata, invece, sottratta?”

Parlanti: “Quando i processi si trasformano in linciaggi, quando le sentenze si basano su pregiudizi razziali invece che su prove, quanto spergiuri colti in flagrante durante procedimenti penali non vengono puniti ma ricompensati per le menzogne dette (anche se non troppo bene), quando lo scoprire che prima e durante un procedimento penale le autorità coinvolte hanno occultato, falsificato, terrorizzato non è abbastanza per pretendere un’inchiesta sui comportamenti illeciti, quando tutto questo succede si perde un bene ben più’ prezioso di qualche anno di vita.
Tutte le nostre Costituzioni riconoscono alla giustizia ed al diritto alla verità’ processuale un ruolo fondamentale, un ruolo che gli è sempre stato attribuito da tutte le culture mondiali nessuna esclusa. Sono stato torturato e ridotto ad una bestia, mi è stata tolta una carriera miliardaria ed otto anni di vita, mi è stata tolta la salute ma comunque tutto questo non rappresenta niente in confronto al bene più’ prezioso che mi è stato tolto: il mio diritto alla giustizia.
Potrei cercare di ricostruire la mia carriera, curare per quanto possibile le malattie contratte, dimenticare le torture ma non potrò mai dimenticare il furto del bene più prezioso: libertà e giustizia.
Per questo bene sono disposto a morire; per questo bene continuerò a lottare finchè avrò forza e lucidità per farlo… e se dovrò impazzire o peggio perire in questo nome perlomeno non dovrò subire l’onta di sentire qualcuno dire di me “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”!”

Related posts

INTERVISTA SULLA CRISI

informazione-consapevole

Economia:intervista a Salvatore Tamburro sul signoraggio bancario

TRUMP SI SCUSA PER AVER USATO UN LINGUAGGIO TROPPO DURO E ESTREMO: ‘MI DISPIACE SE HO CAUSATO DOLORE A QUALCUNO’