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Il caso della donna che ricorda tutto da quando aveva dodici giorni

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Grazie alla neurogenesi presente nel giro dentato dell’ippocampo, ci è agevolmente possibilesuddividere i nostri ricordi e operare una distinzione tra quelli considerati “essenziali” alla nostra sopravvivenza e quelli che invece contengono informazioni che possono agevolmente venire rimosse dalla nostra mente subito dopo che ci siamo ricordati, ad esempio, dove avevamo parcheggiato la macchina o dove avevamo lasciato le chiavi di casa.


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A causa di una grave malattia, definita ipertimesia (o Highly Superior Autobiographical Memory) , la distinzione è purtroppo venuta meno in una donna australiana di 25 annicostretta suo malgrado a ricordare ogni evento e ogni dettaglio che hanno contraddistinto la sua vita fin da quando aveva solo 12 giorni, età in cui generalmente si tende a non costruire né tanto meno accumulare ricordi reali.
Divenuta un caso dalla risonanza planetaria in virtù della rara patologia, Rebecca Sahrrock non possiede alcun controllo sui propri ricordi ed è in grado di riferire perfettamente su ogni evento occorso o esperienza vissuta, fino al limite di riuscire a recitare l’intera sagra bibliografica di Harry Potter a memoria, parola, per parola.
Se la cosa potrebbe anche sembrare divertente o persino funzionale ad una brillante carriera in ambito scolastico, l’altro alto della medaglia è rappresentato dalla ovvia incapacità di elaborare il dolore e dalla conseguentenecessità di rivivere perpetuamente i traumi subiti, che riaffiorano ciclicamente nella memoria della giovane donna, con il loro carico di angoscia e paura.
Il fenomeno clinico definito come attacco di panico trova infatti la sua legittimazione proprio in un corto circuito cerebrale che porta la nostra mente a percepire come presente una minaccia passata, costringendo il nostro organismo ad una sorta di paralisi di fronte al pericolo che si sta manifestando, seppur in forma del tutto fittizia.
Se la possibilità di dimenticare e superare i traumi rappresenta l’unica ancora di salvezza per la nostra mente di fronte al dolore, questo appiglio è venuto meno in Rebeccaimpossibilitata a selezionare i propri ricordi in modo cosciente e a lasciarsi alle spalle i piccoli e grandi dispiaceri che hanno segnato la sua esistenza, fino al punto di dover rivivere continuamente piccoli incidenti domestici e di percepire come attuale il dolore provato.
Scoperta casualmente nel 2011, la malattia di Rebecca rappresenta un raro caso di come la mente possa produrre inganni continui e trasformare una risorsa utile alla nostra sopravvivenza in un’arma a doppio taglio, costringendoci a ricordare per sempre il luogo dove abbiamo parcheggiato questa mattina o l’esatta ubicazione del ripiano sul quale sono state appoggiate le chiavi di casa.

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