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Il carattere psicopatico secondo l’analisi Bioenergetica

Di Cosimo Aruta
L’esperienza dello psicopatico nella sua vita infantile è densa di manipolazioni attuate dalla madre nei suoi confronti. Non è infrequente osservare un bambino che, attratto da oggetti, colori e attività motorie nuove per lui, viene prontamente bloccato e indirizzato diversamente da una mamma che osserva l’ineludibile imperativo: “è per il tuo bene”. Per comprendere in concreto quali potrebbero essere le esperienze vissute dal piccolo in quella specifica situazione, immaginiamo un bimbo nella fase oggettuale della differenziazione (da uno a due anni circa) che, attratto dal tappeto di casa inizia a giocare tirandolo e ridendo con gioia per la sua nuova scoperta. 


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Sopraggiunge immediatamente la madre che lo distoglie da quello che stava facendo: “No! No, Lo sai che un bravo bambino non fa questi giochi pericolosi, non si sporca le manine toccando il pavimento e il tappeto, no no”. Poi lo prende per mano, lo accompagna in un altro ambiente, lo fa sedere sulla sediolina della sua piccola scrivania, gli porge un libro illustrato per bambini e tenta di convincerlo che la lettura è l’attività che va bene e fa bene a lui: “vedi che bello il coniglietto in questa pagina, indicandolo con il dito, in alto c’è una lettere, la lettera C, Coniglietto! Vedi come ti diverti, è questo che ti fa piacere e che ti fa divertire e la mamma è contenta che impari qualcosa di utile. Tu sei unico, sei il più intelligente, sei il migliore di tutti i bambini, per questo ti voglio così tanto bene“. Il bambino comincia a dubitare delle sue sensazioni corporee, soprattutto perché la madre, nella sua modalità di relazione (vezzeggiandolo e manipolandolo), lo convince di sentire quello che lei stessa vuole che lui senta.
La madre del bambino psicopatico è molto seduttiva e, nello stesso tempo, manipolativa. Al bambino non sono mancate le cure materne, tuttavia, la sensazione che lui ha provato è che non fossero rivolte veramente a lui, la sua percezione sensoriale tende a confondersi. Occorre ricordare che alla nascita, il bambino vive il rapporto con la madre esclusivamente attraverso l’apparato sensoriale, non essendo quello motorio, del linguaggio e intellettivo, ancora formato. Per questo motivo il sensorio è fondamentale nella sua funzionalità o disfunzionalità. Il rapporto calmo, sereno, sicuro che lo accompagna nelle sue esperienze, anche di contatto, si alterna in una altalena imprevedibile, in relazione agli umori e alle sensazioni emotive mutevoli della madre.
Le reazioni che si sviluppano nel bambino possono procedere con due modalità:
  • Con la tendenza alla passività, nell’attesa che la situazione cambi e che le promesse, le lusinghe, vengano mantenute; oppure, al contrario,
  • Con l’indipendenza narcisistica che rifiuta l’idea dell’attesa, in quanto l’enfasi del genitore seduttivo che lo fa sentire il migliore, l’unico, fa si che il bambino esiga che i suoi bisogni vengano soddisfatti subito, perché tutto gli è dovuto.
Alexander Lowen nel suo prezioso volume: “Il linguaggio del corpo, Feltrinelli Editore, Milano 1978”, scrive che il caos che può determinarsi nella vita di un bambino è dovuto a forze esterne che ne hanno turbato la naturale, armoniosa autoregolazione.
Lo sforzo ad essere buono, limitando l’espressione emotiva, induce nel bambino la ribellione che, però, temendo di perdere l’amore, finirà per utilizzare le stesse armi della madre: nella situazione descritta, la seduzione e la manipolazione. Così al piacere di “sentire quello che prova” si sostituisce quello di “dover sentire quello che agli altri piace ce si senta”. Quale è il risultato? Nega ciò che sente.
Identificandosi col genitore che con la sua seduzione, di fatto gli usa violenza, il bambino nega la violenza subita e, bloccando i sentimenti di ostilità ed i propositi di ribellione, diventa psicopatico, imparando a sedurre a sua volta. Nella sua dipendenza assoluta dalla madre, nel suo bisogno di essere comunque da lei amato, il bambino si convincerà che “non è vero quello che sente”, ma è vero quello che dice la mamma, per cui, per sopire il caos che si può creare tra impulso e repressione dell’impulso, imparerà a rimuovere le sensazioni, negando la falsità delle promesse materne. Le promesse sono l’unica cosa che veramente ha, l’equivalente per lui dell’amore materno, dell’attenzione che può ricevere. Negare la veridicità delle promesse fatte dalla madre, sarebbe come sentire l’amarezza e lo sconforto di confrontarsi con una madre falsa, il bambino entra così nella paura del terrore di quello che non c’è.

CONSEGUENZE
Se questo rappresenta per il bambino l’unico meccanismo di sopravvivenza a sua disposizione, a questo si adatterà. Così facendo diventerà remissivo, ma senza sentimenti, uno psicopatico ingenuo, facilmente parassita, gregario, bisognoso di lusinghe, di alleanze, camaleontico nel comportamento, in quanto, a differenza del narcisista che si sente onnipotente, non ha mete precise. L’aspetto manipolativo lo porterà a sfruttare le persone più forti di lui, vivendo nella loro ombra, evidente comportamento non autentico perché il suo caos interiore non gli consente di capire cosa veramente vuole. Nello psicopatico con aspetti masochistici la sottomissione è più evidente. Al contrario, lo psicopatico con aspetti marcatamente narcisistici, sente che per lui è fondamentale non essere gregario di nessuno, ma di avere gregari da usare, sempre disponibili per lui. Il suo imperativo assoluto è: diventare un leader, il numero uno, il migliore, purtroppo a qualsiasi costo.
Per Alexander Lowen “Bioenergetica, Feltrinelli Editore, Milano 1983“, nello psicopatico l’Io diventa ostile al corpo e alle sue sensazioni, specie a quelle sessuali. Il bisogno di potere, di dominio, di controllo, sia attraverso la sopraffazione, che invece con la seduzione (sempre vincente con gli ingenui), rimane la caratteristica di fondo. Il bisogno di controllare è sempre correlato alla paura di essere controllato e quindi usato; per cui la lotta che si stabilisce per il predominio esclude la possibilità della sconfitta. Presente è sempre l’aspetto sessuale, anche se nel rapporto il piacere non deriva tanto dal sesso quanto dalla performance in cui l’aspetto seduttivo, morbido, accattivante fa parte della manovra manipolativa di cui, da bambino fu oggetto da parte della madre che lo voleva legare a sé. L’idea fissa di essere speciale (mitomania, megalomania), gli fa respingere qualunque cosa che la contrasti, negando ogni responsabilità che lo possa mettere in discussione. L’incapacità di accettare critiche fa scattare le sue difese usando la menzogna come se fosse una realtà, recitando e apparendo “come se fosse autenticamente dispiaciuto” o “come se fosse emozionato”. Alexander Lowen parla di aridità affettiva, di deserto emozionale, di mancanza di senso di umanità, nel senso che i bisogni degli altri non esistono per lui, così come si sente indifferente ai sentimenti degli altri. Lo psicopatico è stato costretto a imparare troppo presto “le regole del gioco” fingendo. La seduzione manipolativa operata a suo tempo dal genitore del sesso opposto non consente l’identificazione con il genitore dello stesso sesso, lo psicopatico si sente superiore a lui (i maschi si sentono superiori al padre e le femmine superiori alla madre). Per questo motivo non potrà sviluppare il Super Io e per questo motivo è scevro da ogni norma morale. Non desidera il sostegno e l’aiuto di nessuno perché teme di poter diventare così uno strumento dell’altro, come la sua esperienza infantile gli ha insegnato. E’ sempre diffidente e guardingo, non crede alla buona fede degli altri e nemmeno che l’altro possa essere animato da sinceri propositi, che possa essere disinteressato; la sua drammatica esperienza di vita nella fanciullezza gli ha dimostrato il contrario. Proprio perché è stato manipolato, lo psicopatico ha maturato l’abilità di saper cogliere il bisogno dell’altro e lo utilizza per se, fingendo di essere animato da profondo altruismo. Spesso si propone come una persona simpatica, sorridente, positiva e molto sensibile, al punto da intuire i veri bisogni degli altri, presentare soluzioni brillanti possibili e apparire altruista e disinteressato.
La sua frase tipica, pronunciata in modo seducente e mellifluo, con postura di tre quarti, abbassando sensibilmente il capo ma non lo sguardo, è: “ma lo faccio per te!”. Tuttavia, appena riesce a conquistare la fiducia ed a superare ogni muro di difesa o di saggia perplessità degli altri, seduce e manipola le persone per volgere la situazione a suo esclusivo vantaggio. Quando gli altri, che lui percepisce frequentemente come prede, si accorgono della trappola è troppo tardi, perché lo psicopatico è riuscito a portare a termine i suoi propositi a suo esclusivo vantaggio. Il suo tornaconto è sovrano per lui e si dimostra indifferente per i danni causati agli altri, anche se ingenti, anche se rovinosi. La pericolosità dello psicopatico nelle relazioni di ogni natura e genere è amplificata dalla sua eccellente intelligenza, tale da renderlo spesso insuperabile; controlla ogni variante e anticipa ogni possibile difesa dell’altro. Come per una mosca davanti alla tela del ragno, l’unica possibilità di salvezza è accorgersi con anticipo della trappola, tessuta in modo da apparire invisibile. Non è casuale che tante persone raggirate e danneggiate abilmente da qualcuno, a posteriori dicano: “chi se lo sarebbe aspettato, non lo avrei mai immaginato“.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.mediazionefamiliaremilano.it/psicologia/bioenergetica_psicopatico.shtml

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