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Il canto delle balene? È in dialetto


Di Oscar Grazioli
Da molti anni si sospettava che l’uomo non fosse la sola specie vivente a usare dialetti o comunque diversi linguaggi nelle varie parti del mondo.


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E i ricercatori avevano ragione ad approfondire questa materia affascinante, sempre tenendo conto che esiste una differenza fra la gestualità, che si identifica più con la comunicazione, e il linguaggio vero e proprio, molto più articolato e complesso, ma soprattutto inserito nel codice genetico degli individui piuttosto che appreso dai genitori.
Heike Vester, ricercatrice tedesca che da anni studia il comportamento delle balene nei mari della Norvegia, afferma all’agenzia di stampa Dpa:«Possiamo dire che i canti delle orche e dei delfini balena hanno toni diversi l’uno dall’altro». «I mammiferi marini hanno un sofisticato sistema di comunicazione», spiega la biologa, che da molti anni vive a Henningsvaer, isolato porto sulle isole Lofoten. Secondo la Vester le balene sono in grado di scambiarsi informazioni precise che vanno oltre la semplice comunicazione. «Attaccate le aringhe da destra che noi lo facciamo da sinistra!». Questo è un vero e proprio linguaggio di battaglia che vari cetacei si mostrano capaci di usare. Per la biologa tedesca poi, i gruppi di cetacei hanno anche variazioni nel repertorio, come se si trattasse di un dialetto che distingue una famiglia da un’altra. Le orche stanno a cavallo tra linguaggio e comunicazione ed esprimono fino a 17 suoni diversi (fischi, brontolii, crepitii ecc.) che gli permettono di riconoscersi e comunicare fra di loro, esattamente come un gruppo di calabresi o veneti, viventi in un’altra parte del mondo (o d’Italia stessa), si parlano tranquillamente nel loro idioma originario, mentre la popolazione indigena non capisce nulla.
È proprio di questi giorni la pubblicazione degli studi di Mauricio Cantor e dei suoi colleghi che hanno analizzato il comportamento e i suoni emessi dai capodogli nel Pacifico orientale, soprattutto al largo delle Galapagos. Questi cetacei, che vivono per molti anni, formando società complesse e organizzandosi in clan, rimangono stabili a lungo, e i membri vivono insieme. Ogni clan ha un linguaggio particolare che si può definire come un dialetto diverso dagli altri. Sorge dunque spontanea la curiosità. Quali animali hanno dialetti diversi? Certamente le scimmie, ma questo, vista la loro affinità biologica con l’uomo, era prevedibile. Meno prevedibile invece è che alcuni pesci e anfibi possiedano un vero e proprio «accento regionale» o dialetto che dir si voglia. Gli uccelli canori imparano in modo straordinario. Un usignolo può cantare 60 melodie dopo averle ascoltate poche volte e sono 60 melodie diverse dall’usignolo del quartiere accanto.
Se poi vi capitasse di trasferirvi con il vostro cane in Nuova Zelanda, pensate che il suo abbaiare sarebbe capito dai cani del luogo e vice versa? La risposta è che avrebbero difficoltà a comprendersi a meno che non fossero della stessa razza, mentre li faciliterebbe il linguaggio del corpo (movimenti di coda, occhi, orecchie ecc.). Insomma anche molti animali hanno a che fare con la torre di Baele.

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