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Il Calderone dell’Odio

Di Pispax

Dopo gli attentati in Norvegia non si fa altro che parlare di quello che c’è “dietro”. Solo che a forza di parlare di quello che c’è “dietro”, ci si dimentica di guardare quello che c’è davanti.

Perché la catena di eventi che ha portato alla strage di Utoya è qualcosa che parte molto da lontano.

C’è sempre stata – e ancora c’è – una precisa strategia politica, che per guadagnare una manciata di voti in più spinge con forza sul tema “le nostre sane e belle tradizioni vanno difese da quelli che vogliono inquinarle”.

Questa strategia nel corso del tempo ha coinvolto tutti i cosiddetti “pericolosi”: i giudei, i “terroni”, i “musulmani mangiamerda”, i “ricchioni”, gli zingari, i “musi neri puzzolenti”, ecc. ecc. (Dove per “pericoloso”, naturalmente, si intende una persona che teoricamente potrebbe persino rischiare, un giorno o l’altro, di mettere anche solo lievemente in discussione l’ultima virgola delle nostre belle e sane tradizioni, decidendo di adottare per se stessa uno stile di vita diverso. Oppure semplicemente una persona che non ci piace).

E’ da tanto che lo sappiamo: manipolare il popolo è molto più semplice se gli diamo “qualcuno” su cui scaricare la colpa. Quando c’è un obiettivo preciso da incolpare …

… si sopportano meglio i sacrifici, e non si fa quasi più caso alle diverse questioni. I governanti questo lo sanno da sempre: la Storia ci mostra come più è duro un regime, più venga incanalato l’odio verso un obiettivo qualunque. Il popolo, felice, abbocca sempre.

Dopo gli attentati del 2001 l’America, e Bush in particolare, per giustificare con gli elettori il proprio intervento armato contro i paesi arabi ha pompato alla grande contro “i musulmani cattivi che fanno gli attentati”. La spinta in questa direzione è stata talmente forte che molti hanno incolpato Bush di aver creato l’anti-islamismo tutto da solo.


Questo non è vero. La forte campagna anti-islamica voluta dall’America del post attentato si è limitata a ravvivare un sentimento che già esisteva, e che potenzialmente era devastante. Per fare un esempio noto, non è vero che la Germania nazista fosse “antisemita”. In realtà l’intera Europa era già antisemita, con la Polonia in testa. Dopo la rivelazione delle atrocità del nazismo però si sono tutti dimenticati di questo, fingendo di essere sempre stati ottimi amici degli ebrei.

In realtà questo sentimento antisemita, che era fortissimo già all’epoca, non si è affatto spento. Ha solo cambiato bersaglio, e ha cercato altri modi per attaccare. In molti casi l’antisemitismo si è limitato a cambiare etichetta, ed è diventato “antisionismo”, che è una formula molto comoda per continuare indisturbati nell’antisemitismo.

In altri casi invece gli obiettivi su cui incanalare l’odio sono stati diversi.

In particolare dopo il 2001, con il martellare incessante proveniente dall’America sugli “arabi cattivi che ci attaccano” – che è andato a unirsi a quello che già in molti portavano avanti – è aumentata la parte della popolazione che iniziava a nutrire sentimenti anti-arabi.

A seguito di questo fatto i partiti di estrema destra si sono ritrovati di fronte un insperato paradiso. Erano anni che loro portavano avanti i discorsi sulla “minaccia araba”. Quindi sono restati a crogiolarsi al sole, al suono di “noi ve l’avevamo detto”. E intanto vedevano le proprie percentuali di voto salire. Questa situazione ha allettato una serie di altri partiti: e anche loro si sono uniti al coro di “musulmani mangiamerda che vogliono rovinare le nostre belle e sane tradizioni”.

Anche i media dal canto loro non hanno smesso un attimo di suonare la grancassa su questi argomenti. Prima durante e dopo. Questo riguarda sia i media di destra (che su questo argomento hanno speso oceani d’inchiostro) sia i media di sinistra. Anche loro avevano il proprio tornaconto, in questo caso economico.

Ora, quello che succede quando un discreto numero di partiti, unito ad un discreto numero di media, battono insistentemente e continuamente sui soliti tasti, è che le idee della gente cambiano realmente. Una certa massa di persone (e di voti) si sposta su queste argomentazioni. Di conseguenza la cosa più logica da fare per un partito politico è di aumentare ancora il volume della grancassa su questi temi, introducendo competizioni del tipo “votate-me-perché-io-proteggo-i-nostri-valori-tradizionali-belli-e-sani-molto-meglio-di-lui”.

A questo punto il circolo diventa vizioso, e lo spostamento delle opinioni “della massa” inizia ad avere un certo rilievo. Dopo un po’ diventa difficile distinguere se sono i partiti a trascinare la “massa” o se è la massa a trascinare i partiti.

Solo che la “massa” non è composta interamente da impiegati bancari con moglie e due figli e cane e giardino, che quando vedono passare un marocchino si limitano a pensare “oh, cielo, un altro extracomunitario! Speriamo che non sia un delinquente!”

La massa è un gruppo enormemente eterogeneo di persone. Ci sono quelle tranquille e quelle agitate; ci sono i matti e i morti di sonno; ci sono gli onesti e ci sono i disonesti. E ci sono anche gli estremisti.

Ognuna di queste persone, singolarmente, reagisce a modo suo agli stimoli che riceve. La massa è anche un insieme di individui, ognuno dotato della propria singolarità.

La reazione degli estremisti, per l’appunto, tende ad essere una reazione estrema.

Mentre il bancario si limita a borbottare “oh, cielo”, l’estremista può decidere di mettere finalmente a frutto tutti quei campi di addestramento paramilitare ai quali ha partecipato, e di tirar fuori dall’armadio tutte quelle belle e luccicanti armi automatiche che non vede l’ora di usare.

La linea di confine che separa l’estremista da tutti gli altri è che l’estremista a un certo punto decide di agire. Agisce perché secondo la sua mentalità distorta lui è assolutamente nel giusto. Agisce perché è l’ora che finalmente qualcuno faccia qualcosa per porre rimedio a questa vergogna. Agisce perché deve Salvare il Mondo.

Quanto più estreme sono le sue idee, tanto più estremo sarà il suo modo di agire.

L'”effetto grancassa” inoltre non si limita a spostare i numeri delle persone. Prima c’erano 100 persone che credevano nell’anti-islamismo, fra cui magari 2 estremisti; adesso per via della grancassa ci sono 200 persone che credono all’anti-islamismo e di conseguenza gli estremisti sono diventati 4.

Anzi, di più. Questa forte pressione sui temi, infatti, oltre a essere quantitativa è anche qualitativa. Nel senso che non si limita ad attirare nuovi numeri, ma incide in modo sempre più significativo sulla mentalità degli individui. Quello che si limitava a dire “oh, cielo”, magari dopo un pò all’islamico gli sputa addosso, quello che gli sputava magari gli dà due pugni, quello che gli dava due pugni diventa ancor più incazzato nero, quello che era già incazzato nero diventa un estremista. Su 200 persone gli estremisti non sono diventati 4: sono diventati 10.

Domanda: e quei due che erano già estremisti prima, che cosa diventano?

La strage di Utoya è nata proprio così. E su questo meccanismo ci sono responsabilità ben precise. C’è stata una campagna martellante, ossessiva, penetrante per spostare il più possibile i valori delle persone in direzione “anti”. In questo caso in direzione anti-islamica. Ma non solo.

Questa campagna ha avuto precisi sponsor politici. Potremmo parlare dei più conosciuti: Le Pen, Haider, Bossi, Fini. Anche Bush, ovviamente. Tutta gente che ha deciso di aumentare incredibilmente la pressione sull’odio e sulla diffidenza verso gli islamici solo per avere un tornaconto elettorale, o per raccogliere consensi sulle loro scelte.

Però non tutti i politici e non tutti i media hanno portato avanti la campagna solo per fini elettorali o per fini economici.

Non ci dimentichiamo che molti di loro, in particolare gli esponenti della destra più tradizionale, queste cose le sostenevano con forza già da tempo. Era da parecchio che stavano tentando in tutti i modi di attirare seguaci al loro credo.

Tutta questa campagna di seguaci ne ha portati parecchi. L’effetto più devastante che ha avuto la grancassa sull’anti-islamismo è stato di rendere legittime le idee di chi proneva la Superiorità Razziale, sdoganandole sotto la pudica versione del “difendiamo le nostre belle e sane tradizioni dall’Invasore”. (Inutile dire che grattando sotto ai luccichini si ritrova sempre la vecchia Superiorità Razziale di una volta.)

In Internet il numero di blog, forum e pagine facebook che sostengono queste teorie è impressionante. Come sono impressionanti le idee che emergono.

E qui viene la parte più preoccupante: indipendentemente dalle motivazioni che hanno spinto a portare avanti la campagna anti-islamica, la conseguenza è stata che si sono pienamente legittimate agli occhi di tutti le idee basate sull’odio.

Peggio: si è nuovamente legittimata l’idea stessa di odio. Se tu puoi odiare gli arabi, perchè io non posso odiare i negri? Perché tu puoi odiare i comunisti, ma io non posso odiare i tramvieri?

E così abbiamo ravvivato il nostro grande Calderone dell’Odio, e tutti quanti cercano di buttarci dentro il loro ingrediente. Ora si può fare impunemente: dopo lo sdoganamento non c’è più vergogna. Ce lo buttano i fanatici anti-islamisti, che in questa fase storica sono l’ingrediente principale. Ma ce lo buttano anche tutti gli altri: i fanatici sionisti, i fanatici antisionisti, i fanatici musulmani, i fanatici antisemiti antisionisti, i fanatici comunisti, (che ultimamente sembrano essere pochini) i fanatici anticomunisti, i fanatici cristiani, eccetera eccetera.

Quanta più roba ribolle nel calderone, tanto più facile è ottenere un risultato. Il risultato che abbiamo ottenuto questa volta si chiama Anders Breivnik.

Perché un fatto è sicuramente chiaro: Breivnik è un fanatico estremista di destra, alimentato riccamente da questo clima di odio, che con l’aiuto di altri fanatici estremisti di destra, alimentati altrettanto riccamente da questo stesso clima, ha fatto quello che riteneva opportuno per “salvare la Norvegia”.

Ma tutto questo, coloro che hanno provocato il fenomeno lo sapevano già.

Non è un caso che tutti quelli che hanno alimentato i vari Breivnik per tutto questo tempo, oggi si comportino con aria indifferente. Cercano disperatamente di far dimenticare il loro ruolo in questa tragedia.

La loro prima linea di difesa è quella di distorcere ad arte l’interpretazione degli avvenimenti. Ecco i due canali principali:

1) “E’ STATA LA FOLLE AZIONE DI UN PAZZO CRIMINALE”.
Di conseguenza, se era un “pazzo” allora non può essere colpa di nessuno. Era pazzo: mica vorrai dare la colpa a me per le sue azioni? No? Giusto? Che potevo farci io?

2) “BREIVNIK AGIVA PER CONTO DI QUALCUNO”
Di conseguenza, perché quardi nella mia direzione? Non lo vedi che era solo un sicario? Come può essere stata colpa mia? Era pagato/plagiato dai servizi, chissà poi quali, e dunque io che c’entro?

Ambedue le strade sono solo patetici tentativi per cercare di far dimenticare le proprie responsabilità. La prima, quella del “pazzo”, quella della “lucida FOLLIA”, viene utilizzata principalmente dai canali mainstream; la seconda sta dilagando principalmente su internet, dove per spiegare questo fatto è nata tutta una serie di assurde teorie del complotto. Complotto israeliano, complotto USraeliano, complottone sionista, l’NWO, la CIA, ecc.

Nessuno di questi in realtà crede pienamente alle cose che sta dicendo. Né che Breivnik sia pazzo né che dietro ci sia una particolare macchinazione. Lo scopo principale, in entrambi i casi, è quello di salvarsi il culo solo per poter continuare a mettere il proprio ingrediente nel Calderone dell’Odio.

Senza stare a sottilizzare su chi siano gli attori coinvolti, e sono davvero tanti, io ritengo che non dovremmo permettere a queste persone di proseguire nella propria azione.

Perché una cosa dev’essere ben chiara: chiunque spinga all’odio contro il “diverso”, identificandolo in modo preciso, cercando di alimentare questo sentimento sempre e comunque e utilizzando i suoi discorsi per far si che anche gli altri condividano queste sue idee, in realtà non sta facendo altro che mettere la sua quota per costruire il prossimo Breivnik.

E chi ci garantisce che il prossimo Breivnik non sarà proprio il nostro vicino di casa? E che noi non saremo i prossimi a cadere sotto ai suoi colpi?

Di Breivnik già innescati in giro sembrano essercene parecchi. Ci sono i Breivnik criminali e ci sono anche i Breivnik malati di mente, che sono tutti quanti nati dai soliti genitori. E’ bene che quelli che li hanno fomentati inizino a porsi il problema di come levargli un po’ di terreno sotto i piedi.

Allora avanzo la mia proposta: quando troviamo qualcuno che sta cercando di buttare il proprio ingrediente nel Calderone dell’Odio, noi di solito ci mettiamo a controllare se quell’ingrediente ci piace o no: se non ci piace partono gli strali, se invece ci piace, insomma, possiamo anche far finta di niente.

Tocca a noi cambiare atteggiamento: quando vediamo qualcuno che solo si avvicina al Calderone dell’Odio con qualcosa in mano, proviamo un attimo a entrare nel suo ordine di idee, e cerchiamo di fermarlo. Prima di diventarne dei complici anche noi.

Pispax

Da Luogocomune

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