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L’Anarco-Cristianesimo, il libertarismo e il pensiero di Tolstoj




Di Gugliemo Piombini

Per quanto la civiltà greca e romana avessero accolto concezioni filosofiche proto-liberali, concretizzatesi in istituzioni giuridiche rispettose dei diritti della persona, non si può negare che fu il cristianesimo a introdurre, rispetto alle religioni precedenti, una fede di carattere fortemente individualistico. L’enfasi sulla salvezza individuale, l’uguaglianza di tutti gli uomini e la condanna della violenza rappresentano altrettanti elementi a favore del riconoscimento dei diritti naturali dell’individuo in un universo in larga parte permeato da quegli opposti valori pagani, eroici e guerrieri, così rimpianti da Nietzsche. <

br />Sappiamo in realtà che il cristianesimo fu, a differenza della dottrina libertaria fondata sui diritti naturali, un messaggio essenzialmente apolitico, mirante ad indicare non tanto ciò che l’autorità può o non può fare, quanto una filosofia di vita cui il buon cristiano su deve uniformare nei suoi comportamenti quotidiani. È certo, comunque, che la morale predicata da Gesù Cristo non può accettare come legittima, in nessun caso, l’aggressione contro la persona o i beni altrui. 
Il rifiuto dell’uso della forza e il richiamo al pacifismo sono nelle parole di Cristo così radicali, che non solo viene condannato l’atto che dà inizio alla violenza, ma viene anche sconsigliato l’uso della forza come risposta ad una precedente aggressione, secondo il famoso precetto di “porgere l’altra guancia”.
Qualsiasi forma di coercizione dell’uomo sull’uomo è quindi in contrasto con l’insegnamento evangelico, e anche l’aiuto ai più bisognosi, così enfatizzato dai cristiani, soggiace a questa regola, perché mai il Messia ha auspicato forme di assistenza che, invece di sgorgare dallo spontaneo sentimento di carità delle persone, si fondassero sull’uso della forza legale o extralegale: come la redistribuzione della ricchezza o la messa in comunione obbligatoria dei beni. Per questa ragione l’esistenza delle imposte, e quindi dello Stato stesso, molto difficilmente sembra accordarsi con la novella cristiana. Le imposte, infatti, violano in pieno il divieto di aggressione perché si fondano sulla minaccia di usare la violenza fisica contro i contribuenti, individui pacifici e per nulla aggressivi. Nel vangelo secondo Matteo (17,24 ss.) compare un’interessante discussione tra Gesù e Simon-Pietro sulle tasse: arrivati a Cafarnao Gesù e i suoi discepoli vengono fermati dagli esattori, che chiedono loro l’imposta speciale dovuta da tutti gli israeliti adulti come contributo per la ricostruzione del tempio. Simone chiede a Gesù se è giusto soggiacere al pagamento della tassa. Gesù risponde: “I re della terra da chi esigono i tributi e le tasse? Dai loro sudditi o dagli stranieri sottomessi? “Dagli stranieri”, risponde Simone. “Allora noi che siamo sudditi – replica – Gesù non dovremmo pagare per questo tributo”. Successivamente, però, Gesù per evitare altre noie decide di pagare, con una specie di miracolo, estraendo una moneta dalla bocca di un pesce appena pescato. Gesù avrebbe preferito evitare di sottostare all’estorsione, e ha escogitato lo strano pagamento solo per poter continuare la propria predicazione senza incidenti. L’episodio dimostra chiaramente che per Gesù le tasse non hanno alcuna giustificazione morale, e si pagano solo perché il conquistatore ha la forza di imporle al vinto.
Di tutti i pensatori, il grande Lev Tolstoj è stato quello che con maggior vigore ha messo in luce l’essenza radicalmente antistatalista insita nella dottrina cristiana: “La dottrina della rassegnazione, del perdono e dell’amore”, scriveva nella sua opera “Il Regno di Dio è in voi, non può conciliarsi con lo Stato, con il suo dispotismo, con la sua violenza, con la sua giustizia crudele e con le sue guerre”. Anzi, “la promessa di soggezione a qualsivoglia governo è la negazione assoluta del cristianesimo, perchè promettere anticipatamente di essere sottomessi alle leggi emanate dagli uomini, significa tradire il cristianesimo, il quale non riconosce, per tutte le occasioni della vita, che la sola legge divina dell’amore”.


(Tratto dal V numero di Enclave, rivista libertaria, edita da Leonardo Facco Editore )

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.liberanimus.org/art.cristiano.anarco.htm

VISTO SU http://sensodellapolitica.blogspot.it/2012/03/idee-sull-anarcocristianiesimo.html

http://centrodestra.forumattivo.com/t13-il-vero-cristiano-e-anarco-capitalista

FOTO:http://epl.org.br

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