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Il simbolismo della coppa e il Santo Graal:1° parte


«Ecco il Tabernacolo di Dio tra gli uomini: Egli abiterà con loro; essi saranno il suo popolo e

Dio stesso dimorerà con gli uomini. Egli asciugherà ogni lagrima dai loro occhi, e non vi sarà
più morte, né lutto, né grido, né pena esisterà più, perché il primo mondo è sparito». […] Io sono
l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente dal fonte dell’acqua
della vita. Il vincitore erediterà queste cose: io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio. Ma per gli
ignavi, per gli increduli, per i depravati, per gli omicidi, per i fornicatori, per i venefici, per
gl’idolatri e per tutti i bugiardi, la loro sorte è lo stagno ardente di fuoco e di zolfo, cioè la
seconda morte.
Giovanni, Apocalisse
Di Julius Evola

A cosa è il Santo Graal e al simbolismo che esso rappresenta abbiamo avuto occasione di accennare più volte nei nostri studi precedenti, in riferimento alla Cavalleria ai Templari e,ovviamente, alla tradizione celtica.Per contro ci siamo sempre trovati a sfiorare soltanto l’argomento, in una maniera certamente superficiale e con una fuggevolezza alla quale intendiamo, almeno in parte, porre rimedio. I testi più caratteristici relativi al Santo Graal sono stati

scritti quasi tutti in un periodo piuttosto breve che comprende, più o meno, i quarant’anni a cavallo tra il XII e il XIII secolo: proprio nel periodo in cui la tradizione medievale delle crociate dell’alta cavalleria e dei Templari raggiunse il suo apice.



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In quei pochi anni i romanzi dedicati al Graal e alle gesta dei cavalieri della Tavola Rotonda raggiunsero una immediata popolarità, tanto da rendere inevitabile oggi domandarsi come mai ad una tanto istantanea notorietà sia seguito un così repentino e totale oblio: all’improvviso si cessa discrivere sul Graal, come obbedendo
ad una parola d’ordine alla quale alcuno può sottrarsi.



Il Mistero del Graal




 È questo il periodo delle repressioni da parte della chiesa di Roma di tutte quelle correnti religiose considerate eretiche: ricordiamo in

proposito la crociata del 1209 contro gli Albigesi, considerabile, per la scala immane e la maniera
terribile con cui fu condotta, un vero e proprio genocidio, non meno duro e terribile di quello che
un secolo più tardi verrà perpetrato a danno dell’Ordine dei poveri cavalieri di Cristo del Tempio
di Re Salomone, probabilmente gli ultimi custodi della tradizione in occidente, da alcuni
considerati come i regolari Guardiani del Santo Graal. Questi romanzi a cui ci riferiamo riportano
le leggende legate al Graal basandole su di un iconografia legata ad una tradizione cristiana, pur
se non del tutto ortodossa, in cui si narra che il Santo Graal fosse la mitica coppa in cui Giuseppe
d’Arimatea, un discepolo “occulto” di Gesù e membro del Sinedrio, avesse raccolto l’acqua e il
sangue che sgorgavano dalla ferita inferta al fianco e al costato del Cristo dalla lancia del
centurione Longino, nonché lo stesso calice che Gesù aveva utilizzato nell’ultima cena, all’atto
dell’istituzione del rituale eucaristico della transustanziazione. Questa coppa, trasportata poi in
Gran Bretagna dallo stesso Giuseppe d’Arimatea e da Nicodemo, sarebbe stata nascosta o, per un
qualche arcano motivo, sarebbe andata perduta. La trama sulla quale queste leggende si basano è
però certamente anteriore al periodo in cui i libri dedicati a questa saga fecero il giro dell’Europa,
rifacendosi ad un simbolismo, quello relativo alla coppa, che svolge un ruolo fondamentale in
molte tradizioni antiche, in particolare presso i Celti. Nella tradizione celtica, difatti, l’inesauribile
Calderone di Dagda che guariva da ogni ferita e donava la vita eterna, corrispondente simbolico
del Graal, era uno dei quattro talismani magici fondamentali che i Thuata De Dannan avevano
portato al loro arrivo in questo mondo dalla terra edenica “a Nord del mondo” dalla quale
provenivano. A questo proposito bisogna far notare che, come la coppa è simbolicamente tanto
fondamentale in tutte le tradizioni regolari o, perlomeno, considerabili tali; in tutte si parla di un
qualcosa che in una data epoca sarebbe andato perduto o, conformemente a ciò che è scritto, “ad
un dato momento ciò che era stato manifesto divenne nascosto”: il sacro Haoma Mazdeo e il
Soma vedico, “bevande d’immortalità” sono in questo certamente equivalenti al Graal quanto lo è
l’Amrita indiana e l’Ambrosia greca (due parole peraltro etimologicamente simili) e, in altro

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