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Abu Bakr al Baghdadi Camp Bucca Daesh Guerra in Iraq Iraq ISIS

I semi dell’Isis nel carcere di Camp Bucca: così al-Baghdadi e compagni concepirono l’organizzazione terroristica sotto gli occhi degli Usa

Di Giulia Belardelli
Il piano per costruire lo Stato islamico è stato concepito dal suo futuro leader, Abu Bakr al-Baghdadi, insieme ad altri capi jihadisti proprio sotto il naso degli americani, nel carcere militare statunitense di Camp Bucca, in Iraq. “Il campo era l’ambiente ideale per pianificare”, ha spiegato al Guardian un jihadista il cui nome di battaglia è Abu Ahmed. “Nel 2004 avevamo riconosciuto al-Zarqawi (a cui succederà al-Baghdadi, ndr) capo della jihad. Quando ci hanno liberato, è stato facile ritrovarsi: ci eravamo scambiati indirizzi e numeri di telefono scrivendoli sugli elastici delle mutande”.
Il racconto di Abu Ahmed – che riprende e rafforza un’inchiesta pubblicata nel corso dell’estate dalla rivista americana Mother Jones – solleva ancora più dubbi sui presunti “risultati” ottenuti dalla Cia con il suo programma antiterrorismo post 11 settembre. Se il risultato di carceri come Camp Bucca – per non nominare fabbriche dell’orrore come Abu Ghraib – è stato quello di radicalizzare i detenuti e spingerli a un odio ancora più totale verso l’Occidente, il mantra difensivo utilizzato dal direttore della Cia John Brennan – “abbiamo servito l’America”- non ha nessuna ragione d’esistere.
Secondo il racconto che Abu Ahmed ha fatto al Guardian, il futuro ‘califfo’ di Daesh è riuscito a “portare avanti la sua strategia per dare vita allo Stato islamico” proprio “sotto il naso” degli americani. Il jihadista, divenuto poi un alto comandante dell’organizzazione, ha anche sottolineato come proprio la prigione americana abbia offerto ai ribelli sunniti “la straordinaria opportunità di ritrovarsi tutti insieme […]. Altrove sarebbe stato terribilmente pericoloso; lì non solo eravamo al sicuro, ma ci trovavamo solo a pochi metri di distanza dall’intera leadership di al Qaeda”.
“Avevamo tanto tempo per stare seduti e pianificare. Era l’ambiente perfetto”, ha continuato. “Concordammo che ci saremmo ritrovati una volta usciti di prigione. E il modo per rimanere in contatto fu semplice. Scrivemmo i nostri dati sull’elastico delle mutande. Le persone che ritenevo importanti erano scritte sull’elastico bianco, con i loro numeri di telefono e le destinazioni del loro villaggio. Entro il 2009, molti di noi erano tornati a fare quello che facevano quando erano stati arrestati. Ma questa volta lo stavamo facendo meglio”.
Articolo completo: http://www.huffingtonpost.it/2014/12/12/isis-nacque-nel-carcere-di-camp-bucca_n_6314956.html

Titolo articolo originale: ” I semi dell’Isis nel carcere di Camp Bucca. Così al-Baghdadi e gli altri concepirono Daesh sotto gli occhi degli Usa ” .

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