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I partiti cercano di cambiarsi d’abito per fregare ancora gli elettori

Di Salvatore Viglia
Siamo in piena campagna elettorale. Nonostante che le elezioni politiche siano state programmate nella primavera prossima, tutti i partiti sono alla ricerca, già da ora, di una veste nuova per ingannare ancora e meglio gli elettori. Naturalmente si tratta di operazioni di facciata come quella di modificare il simbolo per esempio inserendo la parola “Italia” al posto della parola “Casini” oppure arrovellarsi il cervello se sia meglio il nome “Forza Italia” o “Italia Libera.” Naturalmente i contenuti non cambiano. Restano quelli del vecchio simbolo e del vecchio nome. Poi propongono la Mercegaglia e Passera come punte di diamante, quindi… alla faccia della proposta. «La politica si rinnova se si apre – spiega Gianfranco Fini in chiusura della festa di Mirabello-. Serve un’alternativa tra socialdemocrazia alleata della sinistra e la caricatura rappresentata dal Pdl. Non è pensabile alle elezioni del 2013 riproporre lo scenario del passato. C’è una grande area moderata che aspetta che la politica offra un’alternativa.» No comment.
L’operazione dunque del cambio di abito non riesce perché vorrebbe far credere che siano cambiati anche gli uomini e le idee. Così non è. E infatti ci hanno abituato a presenze di solo vecchi nei posti di comando. Tanto che il nuovo sindaco di Parma, Pizzarotti, essendo un giovane, visivamente ci appare inadeguato perché non ha la pancia, ha tutti i capelli ed è un giovanotto. Si aspetta solo che, lanciata questa esca trasformista, l’elettore abbocchi e voti contento e fiducioso. Dobbiamo uscire da questa logica, dobbiamo renderci conto che il cambiamento per quanto necessario deve essere vero e non una riproposizione in veste diversa da parte dell’ancien regime.  Quando un partito fa conto di un miserrimo 6% e pretende di giocare una partita politica da protagonista come minimo deve proporre il suo leader alla presidenza del Consiglio. Sappiamo invece che Pier Ferdinando Casini, per citarne uno a caso, auspica un governo Monti bis per il quinquennio 2013-2018 e questo è il massimo della proposta politica, incredibile indice di disistima nelle proprie stesse capacità il cui slogan potrebbe essere: “votate me che vi propongo un altro migliore.”
In altre parole veniamo invogliati a votare e preferire qualcuno che una volta preferito preferirà  qualcun altro. Parlare di paradosso sembra riduttivo. Qui ci troviamo al cospetto del sofismo più deleterio e negativo che ha caratterizzato ed intende caratterizzare la politica futura di questo paese. Questo stato di cose  è dovuto alla negligenza dei vecchi politici che ci ossessionano con i loro discorsi intrisi di malafede e demagogia. Non sarebbe spiegabile allora perché ci troviamo ad essere governati da un governo tecnico non democraticamente eletto. Il presidente Monti e l’intero attuale governo, altri non sono che “becchini” chiamati alla bisogna a svolgere un lavoro sporco, ingrato, di tagli, tasse, licenziamenti, sacrifici e riforme da colpi mortali. Nessun partito avrebbe mai fatto una cosa del genere, nessun partito avrebbe offerto solo lacrime e sangue ai suoi elettori. Questi ultimi non li avrebbero mai più votati. Si comprende bene del perché. Perché i partiti vecchio stampo propagandano una visione della realtà inesistente fatta di soccorso, aiuto e comprensione. Non hanno nulla della obiettiva disamina dei fatti perché pensano di non doverne avere. La vita non è e non può essere solo rose e fiori. Sappiamo tutti che le gioie, gli agi, richiedono equilibrio ed assennatezza perché limitati e rovinati dai problemi quotidiani di cui la storia dell’uomo è costellata. Un partito serio si assume in prima persona la responsabilità delle proprie decisioni anche se impopolari ma necessarie. Un buon padre di famiglia affronta personalmente e risolve i problemi in casa sua non chiama o delega un altro buon padre della famiglia che abita sullo stesso pianerottolo per risolverli.

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