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Africa Kenya Mau Mau Senza categoria Società segrete storia

I Mau Mau, la società segreta politica protagonista del “risorgimento kenyota”

The Mau Mau - Kenya's Freedom Fighters

Di Renzo Paternoster

Il movimento dei Mau Mau nasce nel 1951, presso la tribù dei Kikuyu, come organizzazione di tipo militare ostile agli stranieri conquistatori. Questa organizzazione, fondata sul modello delle prime logge massoniche, è stata una società segreta di resistenza al colonialismo bianco. Generalissimo del movimento Mau Mau è stato Dedan Kimathi detto “Ciui” (leopardo), arrestato con una delle sue mogli e impiccato dall’autorità coloniale britannica il 18 febbraio 1957.<

br />Il movimento si richiamava a pratiche religiose, soprattutto per i vincoli sacrali a cui si sottoponevano gli aderenti, poi a quelli culturali e tradizionali della tribù dei Kikuyu. Tuttavia la sua azione è stata più politica che religiosa. Il gruppo, infatti, si fondò soprattutto con l’intento di contrastare l’alienazione delle terre indigene attuata dal governo coloniale a favore dei piantatori bianchi.
Un fattore che contribuisce a disegnare e caratterizzare la fisionomia dei Mau Mau è quello riguardante l’utilizzazione e diffusione dei giuramenti e delle relative cerimonie d’iniziazione. Fra i giuramenti vanno indicati il Ndemwa Ithatu (Giuramento dell’Unità) attraverso il quale i membri del movimento, impegnandosi a lottare per il raggiungimento degli scopi prefissati – ossia la cacciata dei bianchi dai territori kenioti -, ribadiscono la propria unità; il giuramento chiamato del Batuni (Plotone), il cui scopo è quello di preparare i più giovani alla resistenza fisica nella lotta armata.
La pratica del giuramento ha, come detto, un potenziale organizzativo enorme, poiché consente al movimento di quantificare giorno per giorno le forze numeriche del movimento e, nello stesso tempo, assume la valenza di voto di solidarietà che lega i combattenti anche nelle più terribili avversità. google_ad_client = “ca-pub-1420052409712884”; google_ad_slot = “4720856845”; google_ad_width = 250; google_ad_height = 250;
L’iniziazione alla setta prevedeva un rito ben preciso che riannodava i cerimoniali dei vari culti antichi del Kenya: l’iniziato doveva passare attraverso un arco intrecciato, dopo veniva fatta roteare per sette volte, attorno alla sua testa, della carne cruda di capra. L’iniziazione si concludeva con la lettura di una formula di giuramento che pressappoco terminava così:

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Dedan Kimathi dopo l’esecuzione

Giuro di combattere per le terre che sono state prese con la forza dall’uomo bianco e se dovessi fallire in questo, possa questo giuramento uccidermi, possa uccidermi per sette volte, possa questa carne uccidermi.
È probabile che il nome Mau Mau derivi proprio da questo giuramento. Infatti, il guerriero-affiliato alle domande poste durante il rito d’iniziazione rispondeva muma muma, che in lingua kikuyu significa “lo giuro”. Più tardi questa formula fu ampliata inserendo il giuramento di uccidere indiscriminatamente, in nome della propria terra, senza porre domande agli ordini dei superiori; di accettare qualsiasi punizione nel caso in cui fosse stato rivelato qualsiasi segreto dell’associazione.
La “Mau Mau rebellion” vive così su due tipi di atrocità: la guerriglia spietata nelle boscaglie dell’interno e il terrorismo nelle grandi città. In pratica i Mau Mau terrorizzarono i coloni europei e i kenioti simpatizzanti dei bianchi con massacri, violenze tribali e distruzioni, provocando una durissima risposta, altrettanto terroristica, da parte delle autorità britanniche. Il terrore in Kenya in questo periodo fu così la faccia della stessa medaglia: bianchi contro neri e neri contro bianchi (ma anche neri contro neri). Il messaggio razzista era inequivocabile. Indubbiamente il terrore Mau Mau affrettò l’indipendenza del Kenya, fornendo in seguito i quadri per il suo autogoverno.

La “crisi di Olenguorone”, un dipartimento che si estende attorno a Nakuru nella Rift Valley Orientale e la cui titolarità del diritto di possesso è rivendicata invano dai Kikuyu, da una forte accelerazione alla nascita del movimento Mau Mau. In pratica, alla fine del 1948, la rivendicazione del territorio di Olenguorone e la relativa strategia da adottare per ottenerne il possesso, divide il Kenya African Union: i moderati preferiscono la lotta politica, anche se convinti che essa sarebbe stata interminabile, gli attivisti radicali sono per i metodi forti e sicuramente più sbrigativi.
L’uccisione a Nairobi di un “muzungo” (così sono chiamati i bianchi colonizzatori) e l’assassinio del capo Waruhiu (ossia un capo locale, un personaggio kikuyo fedele e sostenitore dell’amministrazione coloniale britannica), segna il vero e proprio battesimo di sangue dell’Esercito di Liberazione del Kenya.
Il movimento dei Mau Mau, che sin dall’inizio conta circa quindicimila guerriglieri, i quali si rifugiano nelle fitte foreste situate intorno al Monte Kenya e nel territorio di Aberdare (nella Rift Valley Orientale), hanno un altro grande aiuto nella loro lotta, fornito dalla cosiddetta “Passive Wing” (Ala passiva del movimento), ossia persone che pur non partecipando direttamente alla lotta armata, forniscono sostegno morale e supporto tecnico e logistico ai guerriglieri. Sono gli anziani e i bambini kikuyu, ma soprattutto le donne della tribù.
Grande ed esemplare è il ruolo ricoperto dalle donne kikuyu nella lotta contro l’invasore bianco. Il loro contributo alla lotta di liberazione si rivolge alle mansioni di assistenza medica, materiale e logistica ai guerriglieri, alcune di loro invece contribuiscono direttamente alla resistenza e imbracciano le armi combattendo personalmente contro gli inglesi. Il loro coraggio spesso è offuscato dalle gesta dei guerriglieri-uomini Mau Mau.
Sono loro che scavano di notte trincee attraverso i muri di filo spinato nei villaggi protetti o creano dei passaggi celati per raggiungere e approvvigionare gli uomini nella foresta; rubano armi dalle fattorie dei bianchi dove lavorano; coprono gli uomini nelle loro attività di lotta e si privano del loro pasto quotidiano per passarlo agli uomini nella boscaglia. La morte è anche per loro un possibilità, la tortura e le violenze sessuali, invece, un male che spesso sono chiamate ad affrontare.

In Kenya ormai molti sono i gruppi di protesta contro la politica coloniale britannica. A questi movimenti, però, manca una figura politica carismatica che organizzi la contestazione. Ed ecco Jomo Kenyatta, ormai ritornato in patria, organizzare i movimenti d’opposizione rafforzando il Kenya Africa Union – KAU.
Con Kenyatta alla guida del movimento, la protesta aumenta d’intensità non solo a Nairobi, ma anche nella Central Province e tra gli autoctoni che lavoravano nelle White Highlands. Un primo grande sciopero è organizzato nel porto di Mombasa, represso nel sangue dall’autorità coloniale.
Nel 1951, durante la visita del segretario delle colonie sir James Griffiths, il KAU fa risentire la sua voce, chiedendo al rappresentante della Corona alcune audaci rivendicazioni: posti di lavoro più onorevoli per i kenioti, proibizione d’ogni discriminazione razziale, aiuti per l’istruzione, otto nuovi rappresentanti in aggiunta ai cinque già esistenti nel Consiglio Legislativo. Nessuna richiesta è accolta.

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Kenyatta dopo la vittoria

In seguito a questo rifiuto il terrore Mau Mau inizia a crescere d’intensità, non solo verso i coloni che spesso si videro distruggere le loro proprietà, ma anche verso gli africani fedeli al governo britannico. Poiché i guerriglieri dispongono unicamente di arco, freccia e panga – un grosso coltello micidiale utilizzato normalmente nei lavori di campagna – i primi ad essere colpiti furono le stazioni di polizia, dove i guerriglieri s’impossessano d’armi valide per la lotta. Altri bersagli privilegiati sono inizialmente il bestiame e le fattorie più isolate dei coloni bianchi e gli stessi kenioti fedeli ai colonizzatori. Nelle fila dei Mau Mau iniziano ad aggiungersi, entro certi limiti, anche membri di tribù diverse dai Kikuyu: la “Mau Mau rebellion” entra nella sua fase più acuta tanto da far dichiarare, il 21 ottobre 1952, a sir Evelyn Baring – governatore della colonia – lo “stato d’emergenza” con il coprifuoco notturno. Quella stessa notte Jomo Kenyatta ed altri ottantadue nazionalisti sono arrestati e portati nel recinto del Commissariato Distrettuale di Nairobi. Tra le imputazioni contestate a Kenyatta c’è anche l’accusa di essere uno dei dirigenti dell’organizzazione Mau Mau. Il futuro “Padre del Kenya” nega il suo coinvolgimento nel movimento armato Mau Mau, pur riconoscendo la legittimità della loro lotta, e, nonostante un nutrito collegio d’avvocati internazionali, l’8 aprile 1953 è dichiarato colpevole e condannato a sette anni di reclusione e di lavori forzati. Lo stesso KAU è dichiarato “fuori-legge”. Al contrario delle aspettative britanniche, l’arresto di Kenyatta amplifica la ribellione: circa tremila kenioti abbracciano la causa Mau Mau.

Uno degli episodi più malfamati della storia coloniale britannica in Kenya riguarda proprio il trattamento dei prigionieri Mau Mau. Torture, incarcerazioni abusive anche di Kikuyu estranei al movimento armato sono denunciate più tardi anche dalla stampa britannica.
Per giustificare l’efferatezza britannica si costruisce un’immagine distorta dei guerriglieri Mau Mau: si assicura che sono dei pazzi criminali che uccidono indiscriminatamente donne e bambini, che sono degli invasati e finanche cannibali. La maggior parte dei giornali britannici diffondono notizie allarmanti riguardo all’efferatezza dei guerriglieri kikuyu: si scrive che la popolazione bianca e i kenioti lealisti sono massacrati dalla bestialità dei Mau Mau. In realtà solo trentadue bianchi sono direttamente le vittime del movimento armato durante gli otto anni di emergenza. Insomma, l’immagine della lotta ai ribelli Mau Mau è dipinta come una lotta della civiltà contro la barbarie più efferata. Il desiderio di potenza e il razzismo bianco si radicalizza trasformandosi in una “supremazia eliminatoria”. Il terrore Mau Mau diventa direttamente proporzionale alla violenza britannica in Kenya.
Tra le successive misure del governo coloniale prese contro il dilagare della ribellione Mau Mau, oltre all’istituzione di campi di concentramento e di villaggi protetti con tanto di filo spinato, si ricorda il reclutamento di oltre ventimila “Home Guard” keniote, ovvero una sorta di Guardia Nazionale reclutata principalmente dall’etnia kikuyu. Quest’ultima mossa porta il Paese sull’orlo della guerra civile, dividendo la tribù e creando al suo interno fortissimi contrasti che agevolano enormemente il compito di repressione svolto dalle autorità coloniale britanniche.
La deportazione è la prima regola per sopravvivere in Kenya. La decisione di deportare la popolazione civile kikuyu in villaggi protetti è ispirata direttamente dalla politica adottata dal generale Templer per stroncare la guerriglia in Malesia durante l’insurrezione locale verificatasi a partire dagli anni Quaranta del Novecento.
La più vasta operazione di internamento si verifica il 24 aprile 1954, quando l’esercito britannico, coadiuvato dalla Home Guard, ripulisce Nairobi e i suoi sobborghi da tutti i kikuyu. Nell’operazione militare, chiamata “Anvil” quarantamila uomini e ventimila donne e bambini sono strappati dalle loro misere case e condotti con la forza prima in campi temporanei, poi nei vari tipi di campi di detenzione o nelle riserve protette. Tutti i campi, secondo le dichiarazioni ufficiali dell’autorità coloniale britannica, hanno la funzione dichiarata della riabilitazione.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://win.storiain.net/arret/num115/artic6.asp

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