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I Lupercalia all’origine della festa di San Valentino

Di Antonella Bazzoli
Nel giorno della Festa degli Innamorati del 14 febbraio, la chiesa ricorda il martirio di San Valentino. Ma alle origini di questa ricorrenza cattolica, trasformatasi in realtà in un evento dai connotati più commerciali che religiosi, vi è un’antica tradizione festiva che nel calendario religioso di Roma antica era conosciuta con il nome di Lupercalia. 
Sappiamo che a Roma i Lupercalia si celebravano il 15 di febbraio, con cerimonie di purificazione e con rituali che potremmo definire di “fecondazione simbolica”. Sembra che tali consuetudini derivassero da un arcaico culto per Faunus Lupercus, dio oracolare dal carattere disordinato e selvaggio che veniva invocato per proteggere i campi, le selve e i pastori, e che finì per essere identificato con il greco Pan (non a caso rappresentato proprio come Fauno, con corna e zoccoli di capra).
Secondo altre fonti i Lupercalia si legherebbero invece al culto di una divinità femminile: Juno Februata, ovvero “Giunone purificata”, invocata dalle donne per curare le febbri e per essere protette dutante la gravidanza e il parto. Si tratta di credenze e rituali precristiani che il popolo di Roma fece fatica ad abbandonare, tanto è vero che iLupercalia si tenevano ancora nel V secolo, nonostante le critiche e i divieti mossi contro di essi dai capi della chiesa, comprensibilmente preoccupati dal permanere di tali usanze pagane. Secondo alcune fonti, proprio allo scopo di estirpare definitivamente quegli antichi riti precristiani che si tenevano alle idi di febbraiopapa Gelasio I avrebbe pensato ad una sorta di damnatio memoriae, istituendo la ricorrenza di San Valentino martire tra il 492 e il 496.
Non fu solo la Chiesa cattolica a mostrarsi ostile ai Lupercalia. Lo stesso Cicerone giudicò “selvagge” queste “riunioni”. E Valerio Massimo scrisse in proposito che si trattava di feste “promosse dall’ilarità e dall’eccesso di vino”. Egli ne giustificava però la ricorrenza, ritenendo cha ad istituirle fossero stati gli stessi Romolo e Remo “esultanti di gioia poiché il nonno Numitore aveva loro concesso di fondare una città sul Palatino” (Val. Max 2, 2, 9). Ciò spiega, tra l’altro, perchè la festa del 15 febbraio fosse celebrata a Roma presso la grotta sacra alle pendici del Palatino: il cosiddetto Lupercale, la cavità che secondo la leggenda di fondazione avrebbe ospitato la mitica Lupa e i gemelli da lei allattati.
E’ Plutarco a descrivere nel dettaglio lo svolgimento dei Lupercalia, non esitando a definire queste celebrazioni “azioni rituali difficili da spiegare”.

La Lupa che nutrì Romolo e Remo fa parte dei rilievi dedicati alla fondazione di Roma.
Due giovani di famiglia patrizia detti Luperci, venivano condotti nella grotta consacrata al dio che si trovava ai piedi del Palatino. Dopo aver sacrificato una capra, i due venivano segnati sulla fronte con un coltello bagnato di sangue caprino, quindi venivano detersi con un panno di lana bianca intriso di latte. Concluso il rituale purificatorio del lavaggio, i due nobili adolescenti dovevano ridere. Poi, fatta a strisce la pelle di capra, dovevano correre nudi attorno al colle, schernendo gli spettatori e i passanti che incrociavano e usando come fruste le strisce di cuoio, per colpire chiunque avessero incontrato lungo la loro corsa sfrenata.
Le matrone di Roma e le giovani spose desiderose di avere figli, anziché evitare i colpi di frusta inferti dai Luperci, vi si facevano incontro, credendo che tali gesti simbolici fossero in grado di giovare alla fertilità e alla gravidanza.
Ecco perchè lo stravagante rituale ha fatto supporre che i Lupercaliasiano stati rituali di “fecondazione simbolica”, risalenti forse addirittura ad un’epoca antecedente la fondazione di Roma.
Parenti lontani di quello che sarebbe poi diventato il Carnevale, iLupercalia erano anche considerate feste di fine anno (non va dimenticato che nel calendario di Romolo era marzo e non gennaio, il primo mese dell’ anno solare). Ciò spiegherebbe anche gli aspetti più insoliti della festa del 15 febbraio, in particolare il suo carattere gioioso e sfrenato e  i suoi rituali di tipo espiatorio e propiziatorio, tipici del mese di febbraio che rappresentava un periodo di preparazione e di purificazione in vista della nuova stagione primaverile.
Da leggere:
Publio Ovidio Nasone “I Fasti” ed. BUR 2006
Dario Sabbatucci “La religione di Roma antica, dal calendario festivo all’ordine cosmico” ed. Seam 1999
Andrea Carandini “La leggenda di Roma” Vol. I “Dalla nascita dei gemelli alla fondazione della città” Fondazione L. Valla – A. Mondadori  2006
Andrea Carandini “Remo e Romolo” Vol. I “Dai rioni dei Quiriti alla città dei Romani” Einaudi 2006
FOTO IN ALTO:”La città di Roma rappresentata allegoricamente da una matrona seduta in trono”

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