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I limiti e i dogmi della psichiatria tradizionale, dell’antipsichiatria e della psicoanalisi secondo Thomas Szasz



Di Thomas Szasz *

Per lo psichiatra, lo « schizofrenico
» è una vittima di una inafferrabile malattia del cervello,
come la neurosifilide; per lo psicoanalista, è vittima di un Io debole
o di un torte ES o di una combinazione di entrambi; per
l’antipsichiatra è la vittima di una famiglia oppressiva e di una
società malata.


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 Ciascuna di queste dottrine e culti diminuisce il
« paziente » e distorce ciò che la persona è realmente; ognuna di
esse nega che egli possa fare un atto di definizione chiarificatrice<

br />di sé. Così, lo psichiatra nega il diritto dello « schizofrenico » di
rifiutare il ricovero e attribuisce il suo desiderio di libertà all’incapacità
di comprenldere ciò che è la sua malattia e la necessità
di essere curato. Lo psicoanalista nega il diritto del paziente ad
opporsi all’inte~ipretazione analitica e attribuisce il suo rifiuto di
collaborare a una « malattia » che lo rende « inaccessibile » all’analisi.
L’ailti-psichiatra nega il suo obbligo a pensare a se stesso
e ad obbedire alle leggi e considera la sua tendenza alla violazione
delle regole sociali come una prova della sua superiore virtù
morale.
Il risultato di tutto questo è un ammasso – nella psicoanalisi,
nella psichiatria e nell’anti-psichiatria – dei più dif!ferenti tipi di
persone. Le persone capaci di prendersi cura di se stesse, ma che
non sono disposte a farlo, vengono messe nello stesso mucchio
di quelle disposte a farlo, ma incapaci di pensare a se stesse.
Persone colpevoli, ma che si proclamano innocenti, sono messe
assieme a coloro che, benché innocenti, si ritengono colpevoli; e
persone accusate e ricoilosciute colpevoli di reati sono messe insieme
a quelle che non sono state né incriminate né riconosciute
colpevoli di alcuna mancanza. Ndla psichiatria e nella psicoanalisi
ciascuno di questi tipi di persone possono essere definite
« schizofreniche »; nell’antidpsichiatria, tale classificazione è, da
un lato, criticata come sbagliata e, dall’altro, assunta per identificare
uno specifico gruppo di individui particolarmente vittimizzati
da altri e particolarmente adatti ai metodi di cura mentale
di Laing. In tutte queste varie concezioni, le somiglianze fra
psichiatria, psicoanalisi e antidpsichiatria nel loro approccio alla
« schizofrenia » mi sembrano molto più significative delle differenze.
In breve, l’anti-psichiatria, in quanto continuazione della tradizione
del trattamento morale fatto dalla psichiatria, non è niente
di nuovo; in quanto prospettiva politica della società e insieme
di comportamenti pratici nelle relazioni umane, è un’inversione
di alcuni valori e modelli occidentali. Alcuni di questi punti sono
stati messi in evidenza dai critici dell’anti-psichiatria, prevalentemente
da David Martin e Lionel Trilling.
Il succo delle argomentazioni di Martin, con cui sono sostanzialmente
d’accordo, è che Laing è un predicatore de e pro il
« molle » ventre della « Nuova Sinistra ». Per « Nuova Sinistra
molle » Martin intende, fra le altre cose, una « sindrome di atteggiamenti
» che ci mette davanti a un « sistema psicologico che evita
sistematicamente una analisi accurata e tratta (la nozione di
fatto come una ingannatrice invenzione borghese ». « Lo stile
prevalente di Laing », aggiunge Martin, « non è rappresentato da
un leale argomentare, ma è sentenzioso, dogmatico e confessionale
». Martin richiama l’attenzione sui ricorrenti riferimenti
da parte di Laing alla « natura della società capitalistica, che è
un contesto sociale quasi universale in cui la libertà viene deformata
e fa notare che questa è un’affermazione abbastanza assurda,
non perché sia completamente falsa, ma perché è meno vera
per le società capitalistiche contemporanee di quanto non lo fosse
per qualunque altra società passata o presente di cui noi abbiamo
notizia. Ma, come sottolinea Martin, l’aspetto più importante dello
stile di Laing è l’evitare e Io sbarrare la via a qualsiasi sviluppo
di uno scambio di ragionevoli affermazioni e negazioni
Questo, posso aggiungere, rappresenta una delle più importanti
somiglianze fra gli psichiatri tradizionali e gli anti-psichiatri
tipo Laing: non si può ragionare o discutere con nessuno di loro.
Entrambi sono come fanatici religiosi con cui non si possono
assolutamente toccare o dibattere argomenti che si riferiscano al
loro credo. Queste persone lasciano spazio a due sole alternative:
o l’accordo totale o il disaccordo totale. Nel primo caso è permesso
solo riconoscere che lo psichiatra o I’antipsichiatra è il
solo a possedere la vera chiave di lettura della mente e del cuore
dello psicotico e a difenderne gli interessi. Nel secondo caso si
è disprezzati e umiliati da una spietata « diagnosi », cioè si è dichiarati
pazzi, vittime della follia e dell’inautenticità.
Tutta l’antipsichiatria è caratterizzata da questa fatale somiglianza
con la scienza a cui si oppone. Nella psichiatria tradizionale
« noi » siamo i sani e « loro » – quelli che sfidano le norme
e i valori della società – sono i pazzi. Nell’anti-psichiatria è tutto
l’opposto. « Non c’è una sola parola negli scritti di Laing », nota
Martin, « che ammetta l’esistenza di una qualsiasi virtù in ciò che
è anche un suo patrimonio ». Dire così è anche troppo poco perché
a Laing piace moltissimo tirare fuori osservazioni come « le
peggiori barbarie sono ancora perpetrate da noi stessi, dai nostri
alleati e amici » “. Questo totale rifiuto del « noi » e la relativa
enfatizzazione del « loro » è, del resto, caratteristico della attuale
mentalità « di sinistra » nei paesi ancora liberi.
L’immagine di Laing, come emerge dall’analisi del suo lavoro
fatta dal Martin, è quella di un profeta arrabbiato, di un intollerante
fanatico religioso, che ci lancia in faccia accuse e invettive
come questa: « Siamo tutti assassini e prostitute … D”. Secondo
Martin, Laing è:
« Un irrazionalista, che non trova assolutamente congeniali
le discussioni razionali e argomentate su questioni religiose e sostiene
che l’essenza della religione è l’estasi … C’è in tutto lo stile
di Laing, una sostituzione del ragionamento con l’estasi e una
incapacità a costruire una sequenza di argomenti ordinati, sorretti
da esperienze accuratamente raccolte, qualificate rispetto
ed un fine o a un altro. Il suo metodo consiste nel lanciare accuse
alla cieca con una virulenza fatta di slogans che annulla ogni passibilità
di discussione ».
In breve, come i medici dei pazzi di un tempo, e coime gli
psicoanalisti di ieri, Laing è profondamente retorico.
Anche Lione1 Trilling ha notato che la critica di Laing all’ordine
sociale esistente k simile, in tutti i suoi aspetti essenziali, a
quella del marxismo e del comunismo e che la salvezza che egli
propone somiglia alle soluzioni offerte da queste dottrine collettivistiche.
Sebbene non sia d’accordo con Trilling nella sua acritica
accettazione della schizofrenia come malattia (sembra che la consideri
quasi come la sifilide, solo un po’ più difficile da diagnosticare),
ritengo però valida e importante gran parte della sua
critica all’anti-psichiatria.
Trilling ha infatti ragione quando mette in rilievo – anche
se, a [parere mio, non abbastanza energicamente – il contesto economico
entro cui il movimento anti-psichiatrico trova origine ed
entro il quale esso va esplicitamente reinserito. Quel quadro è
I’anticapitalismo di Marx. In esso, osserva Trilling, « il denaro è
il principio del non autentico nell’esistenza umana ». E cita
l’osservazione di Oscar Wilde a proposito di questa nuova visione
delll« essere genuinamente umano », che, cioè, K La vera perfezione
dell’uomo non consiste in ciò che ~l’uomo ha, ‘ma in ciò che
Suomo è ». Ne consegue, come egli stesso suggerisce, che l’ideale
morale non è rappresentato più dal conoscere se stesso, ma
dall’essere se stesso. Questo va bene finché non ci domandiamo
cosa significa. Infatti, in questa massima si nasconde l’intero significato
e valore della vita stessa.
La teoria di Laing sulla schizofrenia, che serve da giustificazione
‘morale e da fondamento economico a qualunque opera egli
faccia come soccorritore o come guaritore, si fonda perciò sul
concetto di inautenticità e del suo ruolo in questo « disordine D.
E’ proprio su questo punto che Trilling lancia i colpi più duri
contro il lavoro di Laing:
« La schizofrenia, nella sua visione [di Laing], è la conseguenza
di circostanze esterne, di una influenza, esercitata sul senso
del sé, di una persona che è più disposta di altre a cedere ad
essa; la persona schizofrenica è caratterizzata proprio da quella
che Laing chiama una “insicurezza ontologica”, una debolezza del
suo senso dell’essere … E’ la famiglia che è direttamente responsabile
della frattura ontologica dell’ “io diviso”, della schizofrenia;
Laing è categorico nell’affermazione che ogni caso di schizofrenia
deve essere interpretato come “una strategia ,particolare che il
paziente inventa per poter vivere una situazione non vivibile” –
che è sempre una situazione familiare -, in particolare la richiesta
da parte dei genitori che uno sia quello che non è. Possiamo dire
che egli interpreta la schizofrenia come la risposta del paziente
ad una imposizione di inautenticità da parte dei genitori »”.
Trilling mette il dito qui sugli aspetti insensati e mistificatori
del culto dell’autenticità. Tale culto è, in qualche mado, l’immagine
speculare del culto della moderna ,psichiatria istituzionale.
Come per la psichiatria il concetto base, il simbolo sacro è la
« schizofrenia D, così per l’antidpsichiatria il concetto fondamentale
è quello di « autenticità ». Dal punto di vista della prima, ciò
che manca allo schizofrenico rispetto alla gente normale è il non
sapere fare « l’esame di realtà »; dal punto di vista della seconda
invece, ciò che egli ha in più rispetto agli altri è « l’autenticità D.
Dati i problemi che «lo schizofrenico » pone per sé e per gli
altri e data la tendenza di Laing ad attribuire tutti i problemi
umani alla società, era inevitabile, secondo Trilling, che la causa
della schizofrenia « fosse ricercata nei fattori sociali … [Ma] … non
necessariamente … una tale linea di pensiero doveva sfociare nell’affermazione
che la follia è uno stato dell’esistenza umana apprezzabile
per la sua indiscutibile autenticità » la.
Questa è davvero un’affermazione quanto mai infelice. Nel
farla, Laing, Cooper e coloro che sostengono ‘la loro idealizzazione
della follia, hanno, a parere inio, reso un pessimo servizio
all’accrescimento della dignità di o~gni uamo, sia egli psicotico,
psichiatra o tutte e due le cose, o nessuna di queste. L’affermazione
che il folle è sano e che la società è ammalata è il tipo di
cose che Trilling chiama un luogo comune. Secondo me, non è solo
un luogo comune, ma un contro-luogo-comune: è l’eco del luogo
comune psichiatrico che ha definito la devianza come malattia,
cosa che Trilling sembra ritenere un’affermazione scientifica. Ma
egli ha ragione quando mette in evidenza che un luogo comune non
può cìpporsi alla logica. Più di uno « schizofrenico » lo ha scoperto,
come pure molti di coloro che avrebbero criticato la psichiatria
« scientifica ». Osserva Trilling:
« Trattare questo fenomeno della nostra cultura secondo il
metodo dell’argomentazione analitica sarebbe, credo, pretendere
troppo. La posizione è caratterizzata dal fatto di trovarsi in un
sistema intellettuale a cui non può essere applicata l’argomentazione
analitica. Questo è il sistema intellettuale che un tempo
andava sotto il nome di luogo comune. E’ interessante notare
come tale parola sia sparita dal vocabolario moderno ».

* Thomas Szasz-Schizofrenia, simbolo sacro della psichiatria pg 60-64

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