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I fatti di Colonia e le reazioni ideologiche di destra e sinistra, tra strumentalizzazioni e minimizzazioni

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Di Ugo Maria Tassinari

Da giorni sto lavorando per tentare di razionalizzare e dare una spiegazione unitaria ai “fatti di Colonia” della notte di Capodanno, che poi abbiamo scoperto essere anche i fatti di Amburgo (le denunce hanno superato quota 100) e di altre città tedesche. La riflessione di Maurizio Costa sulla sua pagina facebook mi sembra una buona base da cui partire. Perché gli elementi di novità (a partire dalle dimensioni del fenomeno e dalla sua ‘doppiezza’) e di contraddizione sono talmente forti da rendere complicato ogni sforzo di semplificazione. Per chi ha identità e appartenenze forti il gioco è semplice. Per quelli di destra è bastato enfatizzare il dato numerico degli stupri (più o meno scientemente esagerato dal Giornale e da Libero) per evocare il trauma fondativo delle “marocchinate” come archetipo della “brutalità” dei liberatori antifascisti. E via di conseguenza interrogarsi sull’inanità dei maschi tedeschi, sul disarmo mentale dell’Occidente, ecc., ecc. Per i liberali alla Battista il focus è stato spostato sulle analogie con il 13 novembre parigino, allora sotto tiro l’industria dello spettacolo e del tempo libero, una settimana fa l’uguaglianza femminile, considerati entrambi capisaldi della nostra civiltà dei diritti. Per la sinistra integrazionista il dispositivo di banalizzazione è passato attraverso una variegata miscela di sociologia del disagio, uso più o meno capzioso delle statistiche, enfasi sul carattere prevalentemente predatorio della faccenda, riflessioni e testimonianze sulla diffusa natura porcina dei maschi di tutte le razze, religioni e fedi politiche. Per quel che mi riguarda solo oggi ho trovato una risposta ‘anticomplottista’ all’evidente carattere preordinato del raduno: anche i ‘poveri’ migranti e richiedenti asilo usano whatsapp e facebook e quindi senza regie organizzative è stato possibile promuovere eventi e attività simili via social network senza una tradizionale filiera militante… Sul fatto che i raid non fossero immediatamente riconducibili, invece, a una rete movimentista di ispirazione jihadista era già evidente dal particolare che i bruti di Capodanno (che tali restano) erano in gran parte ubriachi. Toccherà quindi fare i conti sulla duplice ostilità di questi nuovi soggetti che si dimostrano irriducibili alle gabbie mentali e culturali del pensiero unico occidentale, in tutte le sue varianti. Intanto, però, a confermare che noi ci restiamo dentro mani e piedi oggi a Colonia si fronteggeranno le opposte manifestazioni del movimento antislamico Pegida e della lista d’ultradestra Pro Colonia da una parte e degli antirazzisti dall’altra …

FONTE:http://www.ugomariatassinari.it/colonia-capodanno-migranti/#sthash.PyIlFlj1.dpuf

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