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I fatti di Colonia e gli avvertimenti della commissaria Tania Kambouri dal 2013

Di Arvea Marieni
Gennaio 2016. Terre d’Europa. Non si tratta ormai più da tempo di “semplici” aggressioni. Lo testimoniava, metaforicamente urlando, fin dal 2013, Tania Kambouri, Commissario di Polizia in Germania. Di quest’anno, pubblicato da poco, un suo libro – se non lo avete fatto, leggetelo – “Deutschland am Blaulicht” getta una luce sinistra sullo stato delle nostre società. Perché quel che accade in Germania succede da troppo tempo a Parigi, Bruxelles, Napoli, Roma. Nella campagna francese e nei villaggi veneti. E l’abbiamo guardato accadere.
Sono ormai da tempo queste, non più aggressioni. Piuttosto, azioni di guerriglia urbana.
Quando un “kommando” di 500 uomini assedia una discoteca per ore senza che le forze dell’ordine siano in grado di riprendere il controllo della situazione, siamo in presenza di circostanze eccezionali e inconcepibili.
Uno scenario che trova molti, i più, impreparati in Europa. Tania Kambouri ci aveva avvertiti.
Siamo di fronte ad una violenza sfrenata, esercitata peraltro nel più vile dei modi. Colpire le donne, queste appendici, esseri di seconda classe, violare il loro corpo significa, nella distorta Weltanschauung dei nuovi selvaggi, affondare nell’onore del maschio. L’offensiva totale portata al corpo dello Stato passa per il disprezzo e l’umiliazione.
Una violenza esercitata da chi si sa protetto dalle garanzie e dai valori di quello stesso Stato, diritto e cultura che tanto profondamente odia e intende umiliare.
Violenza esercitata con la sfrontatezza di chi sa che resterà impunito, che il giudice non convaliderà l’arresto magari perché minore o per la perversione di quello stesso diritto cui si appella nel reclamare lo status di rifugiato.
Violenza esercitata da chi dimostra di essere il più forte. Perché la polizia risponde, in uno Stato di diritto e garanzie, delle sue azioni davanti alla legge, e la difesa deve essere commisurata all’offesa.
E’ esercitata, questa violenza, spesso in condizioni di sovrastante superiorità numerica. Lamenta ovunque nel suo libro, la di certo non estremista Kambouri, quanto la polizia disponga oggi di forze inadeguate. Pattuglie drammaticamente isolate in quartieri che sono ormai zone franche.
Possibile che l’altrimenti sovra-efficiente sistema tedesco abbia lasciato, ebbene sì, che pezzi interi di città fossero sottratti de facto, alla sovranità univoca dello Stato?
Per quieto vivere, dice Kambouri, negli anni la polizia ha appreso a non reagire, a tollerare provocazioni, financo la costituzione di vere e proprie “strutture di società parallele” dove per dirimere i conflitti si applica la Sharia. Dove non si parla il tedesco; dove scuola, tribunale, polizia sono il nemico. Dove decisioni arbitrali decidono delle donne, delle famiglie e dei reati come se i tribunali non esistessero e in aperto contrasto con i principi cardine dei nostri ordinamenti.
Violenza esercitata con il disprezzo di chi si sente il più forte.
Colpito, caro amici, è in questi fatti disastrosi il fondamento della convivenza civile.
Laddove lo Stato sia incapace di garantire sicurezza e incolumità dei cittadini, esso perde la sua ragion d’essere. Il patto sociale si é incrinato a Colonia? Cosa è successo a Bielefeld?
La fiducia dei cittadini è di certo gravemente colpita nella constatazione che lo stato sembra non avere più il monopolio dell’uso della forza.
Davanti a scenari simili, con una polizia inerme e basita, incapace di reazioni necessarie (la scena descritta dal non irrilevante Die Welt) è ancora possibile l’affidamento del cittadino alla legge?
Non a caso si parla di ronde in qualche città renana. Sono accecate dall’odio le Cassandre?
Chi mi conosce lo sa: aperta e libera. Mai nella mia vita ho lasciato fosse la paura a dettarmi i suoi limiti. Ho scelto di muovermi liberamente in numerosi luoghi, tra persone e contesti diversi.
Stamattina, in una stazione della Germania – era presto, molto presto – mi sono scoperta ad avere “paura”.

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