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Hiroshima, un crimine contro l’umanità che poteva essere evitato

Di Salvatore Santoru

Il 6 agosto di 69 anni fa la città giapponese di Hiroshima venne rasa al suolo grazie all’utilizzo, per la prima volta nella storia, della bomba atomica da parte dell’Aeronautica militare statunitense.

Stando alle statistiche si è stimato che morirono tra le 90 e le 160mila persone, più un’innumerevole numero di feriti.
I sopravvissuti,noti come Hibakusha, presentavano fortissime malformazioni,ustioni o altri “effetti collaterali”, e spesso anche i loro figli nascevano con gravi malformazioni.

Tre giorni dopo fu la volta di Nagasaki, dove i bombardamenti statunitensi provocarono la morte di circa 80mila persone.
Questi due veri e propri crimini contro l’umanità spesso sono stati giustificati con il fatto che il Giappone costituiva ancora un’ipotetica “minaccia” alla supremazia angloamericana, ma in realtà il Giappone era praticamente già sconfitto e pronto alla resa da prima di tali fatti.

Già nel 1946, lo U.S. Strategic Bombing Survey [l’Indagine degli Stati Uniti sui bombardamenti strategici], voluto dal presidente Truman per studiare gli attacchi aerei sul Giappone, aveva prodotto una relazione in cui concludeva che : 
” Sulla base di un’indagine dettagliata di tutti i fatti e supportata dalla testimonianza dei sopravvissuti leader giapponesi coinvolti, l’opinione dell’Indagine è che, certamente prima del 31 dicembre 1945 e con ogni probabilità prima del 1 novembre 1945, il Giappone si sarebbe arreso anche se le bombe atomiche non fossero state lanciate, anche se la Russia non fosse entrata in guerra e anche se nessuna invasione fosse stata pianificata o contemplata.”


Anche Dwight Eisenhower, all’epoca Comandante Supremo di tutte le Forze Alleate, affermò che :”i giapponesi erano pronti ad arrendersi e non era necessario colpirli con questa cosa terribile”.

Inoltre in un articolo pubblicato il 19 agosto del 1945 sulla prima pagina del Chicago Tribune e del Washington Times-Herald, il giornalista Walter Trohan rivelò che il 20 gennaio del 1945, due giorni prima della sua partenza per la conferenza di Jalta con Stalin e Churchill, il presidente statunitense Roosevelt ricevette un memorandum di 40 pagine dal generale Douglas MacArthur, in cui venivano avanzate cinque diverse offerte di resa da ufficiali giapponesi di alto rango .
 A quanto pare, i giapponesi stavano offrendo delle condizioni di resa praticamente identiche a quelle accettate alla fine dagli USA il 2 settembre, una resa completa di tutto tranne che della persona dell’Imperatore.



I termini di questa offerta di pace si basavano su :

 “la completa resa di tutte le forze ed armi giapponesi, sul suolo nazionale, sui possedimenti isolani e nei paesi occupati; l’occupazione del Giappone e dei suoi possedimenti da parte delle truppe alleate sotto il comando americano; la rinuncia del Giappone a tutti i territori conquistati durante la guerra, inclusa la Manciuria, la Corea e Taiwan; la regolamentazione dell’industria giapponese per bloccare la produzione di qualsiasi arma o altro strumento di guerra; la liberazione di tutti i prigionieri di guerra e degli internati; la consegna dei criminali di guerra” (fonte citazione:http://www.asiablog.it/2008/08/06/fu-necessaria-hiroshima/ ).

Quindi i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki non solo furono esempio del cinismo e dell’arroganza guerrafondaia dell’imperialismo statunitense e più in generale degli orrori di guerra, ma queste carneficine potevano essere addirittura evitate, ma sì preferì umiliare e terrorizzare ancora di più il popolo giapponese per meri interessi di supremazia economica, militare e politica.


Si spera che in futuro si parli maggiormente di questi crimini, così come di quello su Dresda ( altro crimine contro l’umanità che poteva essere evitato) o quelli avvenuti in Italia, crimini che spesso sono stati per troppo tempo o dimenticati o giustificati in quanto compiuti, secondo la storiografia ufficiale, a esclusivi fini di “liberazione”, mentre in realtà furono eseguiti ovviamente solo per interessi di dominio e potere.


Si spera che anche la versione retorica tutt’ora dominante della Seconda Guerra Mondiale venga superata e si giunga ad una un pò più equilibrata e imparziale, dove non ci sia spazio per l’esaltazione guerrafondaia come ancora avviene.

Difatti, come diceva Mahatma Gandhi, “non c’è strada che porti alla pace che non sia la pace, l’intelligenza e la verità”.

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