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Herbert Pagani e il suo sogno sionista




Di Eugen Galasso

Un plauso, ancora una volta, più che meritato, ad Alessio Lega, che, oltre che cantautore (anche quando propone brani non suoi, li reinterpreta), è ormai un validissimo critico musicale e studioso di musica. Un plauso per aver ricordato uno chansonnier (lo definirei così, anche se forse è limitativo) come Herbert Pagani, ingiustamente dimenticato, come Lega ricorda.<

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Questa non è una excusatio non petita, premetto, ma solo una premessa (repetita juvant?Non sempre, anzi me ne scuso) per fare una precisazione ed esprimere un’opinione un po’ diversa: la precisazione è nel fatto che Pagani era Ebreo libico, ma non di origini italiane, bensì un Ebreo libico cui il cognome italiano fu attribuito per motivi coloniali, di imposizione colonialista-nazionalista.
L’opinione divergente: “uomo dalle incrollabili convinzioni umanitarie e internazionaliste, ma legato a un impossibile sogno sionista” (cito ovviamente dal testo su Pagani, p. 59 del numero di “A” 400, estate 2015). D’accordissimo sulla prima parte, mentre sul sionismo e il suo “impossibile sogno”, no. Chi ha detto che sia un “sogno impossibile”? Finora non realizzato, certo, ma in futuro, chissà.
Il sionismo all’inizio, quello di Theodor Herzl, era tollerante, umanitario, “internazionalista”, poi, con e dopo Ben Gurion, si lega a uno Stato, quello d’Israele, costantemente minacciato, però, e memore dello sterminio, della Shoah. Chiunque sia anche vagamente di origini ebraiche (io da parte della nonna paterna, dall’inequivocabile cognome di città italiana, per la precisione toscana) sente la minaccia, il ritorno, strisciante o meno, della Bestia (sarò biblico-apocalittico, ma mi va benissimo) – non credo che il nazismo (non nazionalsocialismo! Dopo l’espulsione dei fratelli Strasser, di socialista il nazismo non ha più nulla!) si possa definire altrimenti.
Ma, tornando a Herbert, vorrei segnalare alcune cose: scrivendo il testo dell’inno del Partito socialista francese (PSF), musica di Mikis Theodorakis, Pagani (era il 1977, quando si preparava il ritorno al potere della “Gauche”, dopo anni di gaullismo e di… peggio, era il socialismo a suo modo libertario di François Mitterand, era lontana la svendita attuale al neoliberismo con Hollande & Co), diceva-cantava: “Changeons la vie ici et maintenant/C’est aujord’hui que l’avenir s’invente” (Cambiamo la via qui e adesso/È oggi che l’avvenire s’inventa”). Siamo, volendo, allo “changer la vie et changer le monde” (cambiare la vita e il mondo) che il surrealismo ricavava dalla sintesi tra Rimbaud (changer la vie) e Marx (changer le monde). Due anni prima e qui forse qualche problema si pone, Herbert aveva scritto e detto (recitativo con musica) il suo “Pladoyer pour ma terre. Terre d’Israel” (“difesa della mia terra”. Il resto è molto chiaro). In esso lo chansonnier (nonché attore, pittore, scultore, scrittore, poliglotta perfetto), diceva che sì, “siamo dei rompiscatole” (noi Ebrei), “è nella nostra natura”, “Abramo (rompeva, e.g.) con il suo Dio unico, Mosé con le tavole della Legge, Gesù con l’altra guancia sempre pronta a ricevere il secondo schiaffo”.
Poi rivendicava Freud, Marx, Einstein e qui credo siamo tutti/e d’accordo, rivendicandoli come “rivoluzionari, nemici dell’ordine” (costituito, diremmo magari in italiano). Qualche più che giustificata riserva da parte mia su Henry Kissinger, certo persona intelligente e grande diplomatico, ma coautore (è ormai ampiamente dimostrato) del golpe pinochetiano in Cile. Ma il resto è vero, che i Patriarchi biblici, a suo modo, anche Cristo (per quanto ne sappiamo, stanti i travisamenti e le interpolazioni dei Vangeli), il fondatore della psicoanalisi, Marx, con le contraddizioni che volete/vogliate evidenziare, il rifondatore della fisica moderna e non solo, fossero dei rivoluzionari. È questo, credo, che Pagani voleva evidenziare.
E lasciamo da parte, senza dimenticarlo, lo scivolone su Kissinger. Nessuno è perfetto.

FONTE:http://www.arivista.org/?nr=401&pag=119.htm#10

FOTO:https://www.youtube.com/watch?v=zI6TyB1gXY8

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