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Guatemala, democrazia a rischio

Di Stella Spinelli

Un ex militare dal passato sanguinario e legato al narcotraffico raccoglie il 40 percento nei sondaggi elettorali in vista delle presidenziali dell’11 settembre
Il generale in pensione, Otto Pérez Molina,Partido Patriota (destra) è fra i favoriti nella grande corsa elettorale, che porterà alle elezioni del prossimo 11 settembre. Gli ultimi sondaggi lo danno al 40 percento dei consensi. Ma nelle ultime ore si rincorrono i sospetti sulla provenienza dei fondi usati per la massiccia campagna elettorale messa in moto per promuoverlo. E i suoi rivali non mollano. Definito il gran guru militare del Guatemala dalla stampa locale, promette la mano dura in un paese schiavo del crimine organizzato. E la gente lo acclama. Poco importa che sulla sua testa pendano pesanti denunce per crimini di lesa umanità. Basta il tono giusto e la giusta propaganda e il gioco pare fatto. Ma i partiti di centrosinistra non si sono arresi e andando a indagare più a fondo hanno tirato fuori altre chicche sul generalone, che fra l’altro aveva già scatenato l’intervento del Tribunale supremo elettorale per aver superato di un milione di dollari il tetto massimo di fondi elettorali racimolabili. Dollari che odorano, appunto, di narcos.
A suscitare questo genere di sospetti sulle origine di questi fondi, Francisco Goldman, lo scrittore guatemalteco-nordamericano che ha indagato per anni sul ruolo dell’ex generale nell’omicidio del vescovo Gerardi, per il quale appunto il candidato è accusato di crimini di lesa umanità. “Dietro a lui ci sono le tradizionali famiglie guatemalteche legate al narcotraffico – ha commentato a Pagina12 – sono sempre stati dietro ai peggiori dirigenti politici del paese, ai più reazionari. Con tutto rispetto alla storia del vescovo Gerardi, furono sempre le medesime famiglie a finanziare libri e piste false e a utilizzare i programmi televisivi per disinformare e proteggere i veri colpevoli. È sempre lo stesso copione. Anno dopo anno. Appoggiarono il conservatore Oscar Berger (2004-2008) e ora appoggiano Pérez Molina”. Dalla sua lunga indagine sull’omicidio di Juan José Gerardi – ucciso nel 1998, due giorni dopo aver reso pubblica la versione guatemalteca del Nunca Más, uno studio di quattro volumi che accusa l’esercito di essere il responsabile della maggioranza delle morti e delle sparizioni di almeno 200mila persone – lo scrittore rivela il coinvolgimento di Molina. E non solo come autore intellettuale dell’omicidio, ma anche materiale. A incastrarlo un testimone protetto che lo vide fra i tre che spararono al prelato.
Ma Pérez Molina vanta anche altre glorie. Gli organismi in difesa dei diritti umani lo accusano di aver perpetrato massacri nella regione indigena di Nebaj fino a oggi e la Corte interamericana dei diritti umani lo indica quale il responsabile dell’omicidio di Efraín Bámaco, avvenuto nel 1992.
L’autore de El arte del asesinato político (¿Quién mató al obispo?) si dice molto disperato per il panorama politico del suo paese natale e ha descritto questo momento come “una democrazia giovane e debole in piena decadenza”. Secondo lo scrittore, il crimine organizzato non lo si combatte certo con la mano dura. “Se il problema di questo paese sono le mafie, non si deve eleggere un mafioso, perché questo offrirà solo altra violenza”, ha precisato Goldman. E quando gli è stato chiesto il perché una buona fetta della società sia disposto a votare un candidato con questi precedenti, lo scrittore spiega come il problema stia nella mancanza di alternative. Lo stesso centrosinistra presenta Sandra Torres, (Unidad Nacional de la Esperanza), ex moglie dell’uscente Alvaro Colom, sospettata di aver divorziato solo per bypassare la legge che proibisce si familiari di un presidente di candidarsi.
“La verità è che il Guatemala non ha buoni candidati. Il paese vanta una infrastruttura completamente coinvolta nel crimine organizzato. Che può fare un politico qualunque?”, conclude lo scrittore contattato da Pagina12. Solo nel 2010 si sono registrati 5960 casi di omicidio su una popolazione di 14milioni di abitanti, circa 41,5 omicidi ogni 100mila abitanti. Al centro di tutto Los Zetas, sanguinario cartello di narcos, che si sta accanendo contro la popolazione indigena del Nebaj, la stessa che ha visto migliaia di morti all’inizio degli anni Ottanta, per mano dei militari e in primis di Otto Pérez Molina, che nella zona era a capo di una base militare.

Da Peace Reporter

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