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Guarire le ferite del passato


Di Viviana Cugini
Possiamo davvero lasciarci alle spalle il passato e tutte quelle ferite emozionali che abbiamo vissuto?
È possibile staccarci definitivamente dalla sofferenza che ci lega ancora ad eventi, situazioni e persone che, sebbene oggi rappresentino dei ricordi lontani, talvolta affiorano nella nostra mente alimentando in noi insofferenza, ansia e rabbia?
Sì, è possibile, molti ci sono riusciti e da quel momento la loro vita si è trasformata. google_ad_client = “ca-pub-1420052409712884”; google_ad_slot = “1767390444”; google_ad_width = 300; google_ad_height = 250;  Ma liberarsi dalle ferite del passato non significa rimuoverle e basta, o talvolta ignorarle credendo così di riuscire a superarle. Se ignoriamo il nostro passato siamo destinati a riviverlo.
Dobbiamo evitare di andare in lotta con il passato per dimostrare che siamo i più forti poiché, come si sa “ciò che resiste persiste”.
Guarire le ferite del passato significa sganciarci da tutto ciò che gli altri hanno detto, pensato, creduto di noi, soprattutto se a farlo erano i nostri genitori o le persone con le quali siamo cresciuti. Per guarire dalla sofferenza legata al nostro passato occorre comprendere quanto sia importante prendere le distanze dall’ambiente famigliare in cui siamo cresciuti come pure dall’ambiente scolastico dove abbiamo mosso i primi passi per crescere e formarci come individui.
Occorre comprendere che in ognuno di noi, che abbiamo trent’anni o settant’anni, c’è un “bambino” ferito che è rimasto bloccato in situazioni, eventi emozioni e, da quel passato, quei dolorosi ricordi ancora oggi, senza rendercene conto, influenzano la nostra vita, il passato si ripete, ciò che resiste persiste.
Cambiano gli attori, la scenografia, il contesto, ma la ferita rimane e ci brucia.
Occorre imparare ad accogliere quella parte ferita che ancora oggi vive dentro di noi, aiutarla ascoltando quel dolore che si porta dentro da molto tempo senza giudizio e soprattutto senza paura. Aiutare quel bambino che esiste in noi, significa aiutarlo a comprendere che forse è giunto a delle conclusioni affrettate che lo hanno portato a chiudersi e a isolarsi.
Aiutarlo ad osservare che anche chi lo ha ferito sicuramente lo ha fatto mosso dalle ferite che si porta dentro e perciò a guardare la situazione da un altro punto di vista, perché c’è sempre un altro punto di vista, qualcosa che ci è sfuggito, forse perché non conoscevamo la storia dell’altro.
La sofferenza, come la felicità, spesso la viviamo ripetendo inconsciamente ciò che abbiamo osservato da piccoli. Se i nostri genitori erano sempre nel dovere, nel sacrificio, nella rinuncia e nella lotta è possibile che ancora oggi è questo quello che viviamo nella nostra vita? Soprattutto con noi stessi?
Forse perché abbiamo interpretato, frainteso, parole atteggiamenti di chi ci stava vicino, crescendoci.
E se a crescerci non erano neanche i nostri genitori, ma una sorella o un fratello più grande, magari di soli pochi anni, come spesso si sente raccontare dai partecipanti dei seminari di Metamedicina, possiamo comprendere che a crescere un bambino era un altro bambino, forse smarrito e spaventato per questa responsabilità, sicuramente arrabbiato per dover rinunciare precocemente alla sua età più bella, la fanciullezza.
Se riconosciamo che c’è un altro punto di vista sul quale portare il nostro sguardo, possiamo avere compassione per l’altro, perché incominciamo a capire che anche nell’altro c’è una ferita non guarita che lo ha spinto a fare ciò che ha fatto, o peggio, a rinunciare a prendere il suo posto come genitore.

Il bambino che siamo stati, il bambino che abbiamo dentro

Solo la forza dell’amore che abbiamo in noi stessi, ci conduce verso la trasformazione e il superamento di copioni che si ripetono, ma il titolo è sempre sofferenza, anche se cambia il palcoscenico, cambiano gli attori, cambia la scenografia, comunque e da qualsiasi punto di vista tu la posso guardare vedi sempre scritta la parola sofferenza.
La ferita arriva da una parte immatura, il bambino che siamo stati, che si è sentito vittima delle circostanze delle azioni od omissioni e soprattutto delle aspettative degli altri. Un fanciullino dipendente da ciò che altri volevano e decidevano per lui, spesso senza neppure chiedere il suo parere, dando per scontato di sapere quello che era giusto fare per quel bambino.
Spesso ignorando che l’unica cosa che quel bambino voleva era un abbraccio, una carezza e una parola di conforto o di incitamento, bravo sei speciale, ti voglio bene, sono orgoglioso di te!
Lasciando questa parte ferita di noi nei suoi automatismi, ciò che accade nella nostra vita adulta è che senza rendercene conto viviamo in modo inconsapevolmente e come degli automi riproponiamo quelle ferite nella nostra quotidianità. Ciò che resiste persiste.
Ci possiamo trovare in uno stato di regressione di immaturità anche se abbiamo oggi 50 o 80 anni. Questa parte bloccata immatura attende il nostro aiuto per crescere per maturare e divenire un adulto consapevole che la vita è qualcosa di ben diverso da tutto ciò che gli altri hanno creduto e ci hanno trasmesso. Che la vita, se liberate le paure e le ferite del passato, è pronta a donarci ogni istante attimi di pura gioia e a stupirci se impariamo ad osservarla come un bambino che non è stato ancora violato dalla paura dei “grandi”.
Occorre aiutare quella parte fanciullesca ferita a comprendere che la vita non è fatta di sensi di colpa, ma di responsabilità. Imparare che ciò che seminiamo prima o poi raccogliamo. Che il problema non è l’altro fuori da te, nemmeno la situazione la circostanza o la sfortuna, ma forse sono tutti segnali che ci servono per fermarci e riflettere su dove siamo oggi e se stiamo fluendo nella vita o se andiamo nella direzione contraria; se ci boicottiamo invece che realizzarci ed esprimere chi veramente noi siamo.
Il bambino che sei stato sta bussando alla tua porta, sta richiamando la tua attenzione, per farti prendere coscienza dove lui è stato bloccato o dove si è paralizzato per la paura di non essere degno di amore. Può essere che siamo rimasti bloccati nella critica, nel giudizio, nell’incomprensione. Nel credere che sono stato io il responsabile per la sofferenza che ho visto tra i miei genitori, e quei litigi avvenivano per colpa mia. Forse credo di aver deluso i miei genitori, forse dovevo essere diverso, credo di aver disatteso le loro aspettative. Ci siamo sentiti soffocati da un amore possessivo, che ci ha controllato sin dalla nascita soffocandoci; dove non abbiamo mai avuto il coraggio di dire all’atro “Mi fai mancare l’aria, lasciami libero, dammi il tuo sostegno anche se sbaglio; insegnami le regole del gioco ma poi permettimi di sperimentare, perché forse lo so che sto sbagliando, ma ho bisogno di questo errore per crescere, se mi eviti questa esperienza io non posso sapere ciò che è meglio per me, per saperlo devo sperimentare per poter essere libero di scegliere.”
Magari non abbiamo mai avuto il coraggio di dire “Ho bisogno che tu mi stia vicino, ho bisogno di sapere che se cado tu tenderai la tua mano per aiutarmi a rialzarmi, ma anche se vedi che sto cadendo mi lascerai fare l’esperienza perché tu lo sai che è quello che ha permesso a te oggi di essere la persona che sei.”
La nostra parte immatura spesso la possiamo sentire quando dice:
Non sono capace
Mi sento inadeguato
L’altro è più bravo di me
Nessuno mi capisce
L’altro mi rifiuta
Non mi sento amato
Il bambino che sei stato spesso escogita le più assurde reazioni per attirare l’attenzione, può essere che sia li ancora ad aspettarsi un “Bravo!” o un “Sono orgoglioso di te!” ma quell’ aspettativa porta l’adulto che siamo oggi a fare e a dire cose che vengono guidate da questa parte immatura, per cui possiamo in totale inconsapevolezza, sminuire l’altro per farci vedere quanto siamo bravi, possiamo metterci in competizione, possiamo sfidare, muovere un energia di separazione, di contrasti, per poi una volta fatta la frittata, chiuderci nel rimuginare, dando energia ai sensi di colpa che ci portano nel baratro della sofferenza.

Alcune domande da porsi

La via della liberazione passa attraverso l’accoglienza, l’ascolto, di questa parte di noi stessi che è solo rimasta bloccata, spesso in interpretazioni, dove ha tratto delle conclusioni che, a volte, sono inappropriate.
Quel bambino però non conosceva tutta la storia.
Credi davvero di non essere capace?
Credi davvero di essere inadeguato?
Credi davvero di non essere amato?
Credi davvero che Dio ha sbagliato tutto, che ti ha messo al posto sbagliato, al momento sbagliato, con la famiglia sbagliata?
Lo credi davvero?
Per quanto ancora vuoi dare potere al tuo ego? Al suo innato senso di rivalsa e di controllo soprattutto su di te?
Per quanto ancora vuoi farti guidare la vita?
Se quella parte immatura non ha il tuo sostegno, il tuo aiuto, la tua comprensione, il tuo amore.
Se quella parte immatura non sente che credi in lei, che la incoraggi riconoscendo che ha tutto per farcela, che quelle situazioni sono venute ad insegnargli qualcosa, che quel qualcosa porta con se un dono meraviglioso che sta solo aspettando di essere colto.
Se accade tutto questo, corriamo il rischio che la parte immatura diriga la nostra vita alimentando in noi paura, insicurezza, dubbi e sofferenza.
Perché allora non invertire la rotta e iniziare a credere che quell’esserino che c’è in noi è speciale e riconoscerlo affermando a noi stessi:
“SEI GRANDE!”
“TE LO MERITI!”
“RICOSCO I TUOI TALENTI!”
“SONO QUI E TI AIUTO A PORTARE LA LUCE A QUEL BELLISSIMO DIAMANTE CHE SEI!”
Sì, ora sono qui e non ti lascio più per nessuna ragione al mondo.
Sono con te, senza critiche ne giudizi, senza dubbi nè incertezze, credo in te, ti sostengo.

Le ferite del passato sono un dono

Dentro quel passato c’è un dono, una grande luce che aspetta solo la tua autorizzazione per risplendere. 
Cosa stai aspettando? Hai la capacità di realizzare tutto ciò che vuoi. Credici!
Quell’idea che ti è arrivata è per te, hai tutto per portare compimento quel progetto.
Solo tu puoi creare la magia, solo tu puoi creare il tuo miracolo, ma se lo stai aspettando dagli altri, ciò che accadrà è che metterai in cantina il tuo progetto, alla fine concluderai che non era per te, che non ne avevi il diritto.
Solo quando tu autorizzi te stesso, ad essere felice gratificandoti per tutto ciò che ogni giorno realizzi, arriverà dall’esterno l’autorizzazione, l’apprezzamento che tanto attendi.
Sai, sono arrivata a sperimentare un problema fisico di salute per capire ciò che la vita mi stava insegnando.
Caro amico, non aspettare di essere felice, agisci ogni istante come se la felicità fosse la tua pelle, qualcosa che vive con te e che ti identifica. Cerca di avere sempre un pensiero di amore e di indulgenza verso di te anche se quell’azione sai che l’hai compiuta per ripicca o per rivalsa, ma riconosci che a muovere quell’energie erano soltanto le tue ferite e non la tua volontà di ferire. Diventa consapevole che sei speciale e che meriti il meglio dalla vita!
Credi in te stesso senza smettere di riconoscere che in ogni istante possiamo essere d’aiuto con il nostro esempio a chi ci è accanto, lascia andare la critica, il perfezionismo, lo sforzo, la sfida, l’arrivismo, sono solo giochi dell’ego per tenerti nell’immaturità.

Il momento di cambiare

Agisci consapevolmente ora! La vita è adesso!
Guarisci le ferite del passato, altrimenti continuano a tornare. Non rimarranno nel passato dov’è il loro posto, ma continueranno a vivere nel qui e ora, rimontando i vecchi copioni, ripresentandoti le vecchie dinamiche intrise di vecchi rancori e risentimenti. Quando ho detto “basta!”, ho incontrato sulla mia strada tante persone che mi hanno teso la loro mano, che mi hanno guidata nel cammino di risveglio, perché io potessi prendermi cura della mia parte immatura portandola giorno dopo giorno a diventare adulta.
A volte torna il gioco dell’ego, che vuole ripropormi i vecchi copioni attraverso le forme pensiero.
Il pensiero lo puoi osservare, e se lo osservi lo cambi quando vuoi, e puoi decidere tu che tipo di pensiero nutrire dentro di te. Puoi innamorarti di te in ogni momento, perché aspettare?
Ho iniziato a riconoscermi e ad amarmi attraverso il percorso di Metamedicina, dove la vita mi ha guidata, diventano a mia volta consulente e animatrice di seminari ideati dalla biologa canadese Claudia Rainville.
Oggi aiuto le persone a riconoscere e superare le ferite del passato per vivere una vita nella consapevolezza di credere in se stessi senza giudizio e paure.
La Vita? Una magia, un gioco bellissimo se conosci le regole, e sai come giocare.
Puoi vincere? Sì, puoi davvero vincere!

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