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Grecia, il piano B di Varoufakis: il Bitcoin di Stato

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Grecia-il-piano-B-di-Varoufakis-il-Bitcoin-di-Stato-ft-coin-12aee7f8-fbec-4b20-b367-0b9e1c178f70.html

Era il 13 marzo del 2014. il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis già parlava dal suo blog di bitcoin, definendolo un meraviglioso algoritmo, il meraviglioso algoritmo del 21esimo secolo. E proprio in questo periodo di scarsa liquidità in Grecia con la chiusura delle banche, i limiti ai prelievi ai bancomat e l’estrema difficoltà ad operare acquisti online per i controlli sui conti collegati agli account, a lievitare esponenzialmente sono state proprio le operazioni in bitcoin. google_ad_client = “ca-pub-1420052409712884”; google_ad_slot = “1767390444”; google_ad_width = 300; google_ad_height = 250; I greci stanno facendo incetta di questa valuta virtuale (si tratta di una moneta elettronica che utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni) per procurarsi liquidità e per proteggersi in caso di un’eventuale Grexit, che svaluterebbe drammaticamente il loro potere d’acquisto. Giusto per dare un’idea, tra maggio e giugno – periodo serratissimo di negoziati tra Atene e creditori per la crisi del debito – il valore dei bitcoin in Grecia è aumentato di 400 volte e i depositi si sono quadruplicati arrivando a un valore medio di 700 euro. L’utilizzo di bitcoin consente ai greci di aggirare i controlli sui capitali e far uscire i soldi dai depositi, al limite per trasferirli all’estero. Molti greci comunque comprano bitcoin e li lasciano in parcheggio nelle piattaforme online in attesa di capire l’esito del referendum. Il piano B di Varoufakis: il Bitcoin di Stato rivisto e corretto Su questo assunto si baserebbe il piano B del ministro delle finanze di Atene Yanis Varoufakis. Se vince il no, con ogni probabilità la Bce interromperà l’Ela (Assistenza di emergenza per la liquidita), il programma che consente alle banche di avere contanti da cedere ai correntisti. E con ciò il Governo avrà due sole possibilità: lasciare crollare l’economia del Paese nel vortice di una crisi legata alla mancanza materiale di denaro nel sistema, oppure stampare moneta. E in questo secondo caso sarà costretta a stampare dracme, con ciò uscendo dall’euro. I sostenitori del sì vogliono evitare questo scenario da incubo, mentre il premier Alexis Tsipras vuole, sfidando Berlino, vedere le carte di Francoforte e Bruxelles, sperando che non andranno fino in fondo. La Ft coin, la moneta delle tasse future Per Varoufakis si potrebbe pensare a una terza via, ossia l’impiego di valute complementari, una sorta di bitcoin rivisti e corretti. Nel suo blog scriveva che “che i Paesi periferici (dell’Eurozona, ndr) possono fare qualcosa per darsi una possibilità di respirare meglio e che possa essere una merce di scambio di cui Berlino, Francoforte e Bruxelles posso prendere nota: e cioè possono creare il proprio sistema di pagamento garantito dalle tasse future e nominativamente legato all’euro. Di più, possono usare un algoritmo simmile a quello del Bitcoin per creare un sistema trasparente, efficiente e libero dai costi di transazione. Chiamiamolo Ft-coin, cioè moneta delle tasse future”. Il sistema, spiega il titolare delle Finanze di Atene, funzionerebbe così: il cittadino potrebbe acquistare un Ft-coin con 1.000 euro. Ciascun Paese (Varoufakis fa l’esempio di Spagna, Italia e Irlanda) avrebbe un proprio mercato di questa valuta complementare. Il Ft-coin sarebbe utilizzabile per le transazioni comuni ma anche convertibile verso gli euro in qualsiasi momento. E dopo un certo arco di tempo, in linea di massima due anni, acquisirebbe maggior valore nei confronti dello Stato: varrebbe 1.500 euro per pagare le tasse (su ciascun Ft-coin ci sarebbe stampata naturalmente la data di emissione). “Ogni anno – chiude il cerchio – il ministero del Tesoro emetterebbe nuovi Ft-coin, mantenendone il valore nominale complessivo in circolazione al di sotto di una certa percentuale del Pil, diciamo intorno al 10%”. Un sistema del genere, spiega, rappresenterebbe “una fonte di liquidità per i governi al di fuori del mercato dei titoli di Stato, che non coinvolgerebbe le banche e che sarebbe al di fuori delle restrizioni imposte da Bruxelles e dalle varie trojke”. Non solo, ma costituirebbe, aggiunge, una “creazione nazionale di euro perfettamente legale nel contesto dei trattati europei che potrebbe essere impiegata per assistere i membri pi· deboli della societa o per pagare alcuni lavori sociali disperatamente necessari”. Sperimentazioni in Islanda, Finlandia, Francia, Catalogna Una ipotesi tutt’altro che campata in aria, spiega Stefano Lucarelli, professore di economia monetaria presso l’università di Bergamo ed esperto di valute complementari. Da alcuni anni, infatti, collabora a D-cent, un progetto finanziato con fondi Ue dedicato proprio allo sviluppo di una piattaforma software in grado di offrire questo genere di strumenti. Le sperimentazioni sono già partite: Islanda, Finlandia, Catalogna, Francia. E anche in Sardegna è nata una esperienza simile con una matrice autonomista. L’idea, di impostazione fortemente sociale, è concentrarsi sulla moneta come mezzo di scambio e non di speculazione, che permetta di dare liquidità e credito a chi non ce l’ha, tipicamente alle parti più deboli della società. “Esistono molte sperimentazioni legate al mondo delle monete complementari – racconta Lucarelli -. In Grecia si è posta l’attenzione su una moneta fiscale, una moneta complementare che, restando nell’euro, sia accettata nel pagamento delle imposte a livello regionale e locale, che garantisca credito alle imprese che offrono beni e servizi. Il ragionamento di Varoufakis fin da inizio mandato è andato prefigurando una situazione in cui non si torna alla dracma ma si risolvono i problemi di indebitamento delle imprese attraverso uno strumento creditizio di facilitazione”.”Questo potrebbe dare ossigeno all’economia sul piano interno – sottolinea – ma c’è da dire che non risolverebbe il problema centrale, i debiti pregressi con l’estero. Da questa situazione non c’è modo di uscire se non con un taglio del debito o con un suo ripudio totale” (altrimenti, dice, proseguira un circolo infinito di prestiti per ripagare i debiti seguiti da nuovi prestiti per ripagare i nuovi debiti). “In entrambi i casi – conclude – è impensabile che manchi finanziamento esterno alla Grecia per far ripartire gli investimenti”.

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