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Gli americani riscoprano il diritto all’autodeterminazione

Di Thomas H. Naylor
Dopo una pausa di quasi 150 anni successivi alla guerra civile, oltre un milione di americani hanno riscoperto la parola secessione, una delle parole più tossiche e politicamente scorrette nell’inglese-americano. Non importa il fatto che la nostra nazione sia nata proprio da una secessione dall’Inghilterra nel lontano 1776. Dalla rielezione di Barack Obama, il 6 novembre, migliaia di americani hanno firmato petizioni ogni giorno su un sito web della Casa Bianca conosciuto come “We the People” chiedendo la secessione dei loro rispettivi Stati dall’Unione. Essendo uno che ha sostenuto la dissoluzione pacifica degli Stati Uniti da oltre vent’anni, perché troppo grandi, trovo l’improvviso interesse per la tanto diffamata parola quasi incredibile.
Il 9 ottobre 1990, tre anni prima di trasferirmi nel Vermont, il Bennington Banner pubblicò il mio articolo dal titolo Should the U.S. Be Downsized? (Gli Stati Uniti devono essere ridimensionati? n.d.t.). Nel 1997 con William H. Willimon ho pubblicato Downsizing the U.S.A, che non solo chiedeva l’indipendenza del Vermont ma anche la dissoluzione pacifica dell’impero americano. Abbiamo sostenuto che il governo degli Stati Uniti era diventato troppo grande, troppo centralizzato, troppo potente, troppo democratico, troppo militarista, troppo imperialista, troppo materialista e troppo insensibile alle esigenze dei singoli cittadini e delle comunità di piccole dimensioni. Tuttavia, dato che eravamo nel bel mezzo del più grande boom economico della storia, pochi americani erano interessati a qualcosa di riducente. Il nome del gioco in voga era  ”su, ancora su”. Solo i più grandi e i più veloci erano pensati come i migliori.
Prima dell’11 settembre 2001, il mio invito all’autodeterminazione del Vermont e alla dissoluzione dell’Impero cadde in gran parte nel vuoto. Era come se stessi parlando ad un pubblico di una persona, cioè a me stesso. Ma la mal concepita, miope risposta militarista a l’11 settembre da parte di  George W. Bush ha creato una finestra di opportunità per affrontare l’argomento dell’indipendenza del Vermont con i libertari di sinistra, i quali potrebbero essere ricettivi all’idea. Sullo sfondo della guerra contro l’Iraq del 2003 abbiamo lanciato la Second Vermont Republic l’11 ottobre 2003.
La Second Vermont Repubblica è una rete non violenta di cittadini e think tank impegnati: 1) a rompere pacificamente le mega-nazioni come gli Stati Uniti, la Russia e la Cina; 2) all’indipendenza politica degli Stati secessionisti come il Quebec, la Scozia e il Vermont; e 3) a costruire un’alleanza strategica con altre piccole ricche Nazioni democratiche, non violente, socialmente responsabili, cooperative, egalitarie, sostenibili, ecocompatibili come l’Austria, la Finlandia e la Svizzera che condividono un elevato livello di integrità ambientale e un forte senso della comunità.
http://www.vtcommons.org/sites/default/files/resize/images/TN-500x549.jpgCi sono quattro ragioni per cui i sostenitori della SVR vogliono la secessione: in primo luogo, il governo degli Stati Uniti ha perso la sua autorità morale, è di proprietà, gestito e controllato da Wall Street, dalla Corporate America e dal governo del Likud di Israele. In secondo luogo, gli Stati Uniti sono insostenibili economicamente, ambientalmente, socialmente, moralmente e politicamente. In terzo luogo, sono troppo grandi da governare, come illustra la paralisi del Congresso. Quarto, sono dunque irriformabili. Pochi abitanti del Vermont sono affascinati da una Casa Bianca che è ossessionata dai droni, dagli squadroni della morte, dagli F-35s e dalle liste per le uccisioni mirate.
Potrebbe essere che gli americani non abbiano solo riscoperto il diritto all’autodeterminazione ma anche la Dichiarazione d’indipendenza americana come bene? «Ogni volta che una qualsiasi forma di governo tende a negare… è diritto del popolo modificarla o abolirla ed istituire un nuovo governo». L’alterazione e la soppressione comprendono il diritto a sciogliersi, a suddividersi o revocare o creare un nuovo governo. Con oltre 250 movimenti di autodeterminazione oggi presenti in tutto il mondo, potremmo essere sull’orlo di una pandemia globale separatista? E poi noi cosa faremo?.
Traduzione di Luca Fusari

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