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Giornata Onu delle persone con disabilità: insieme per uno sviluppo “altro”

Di Piergiorgio Cattani

L’odierna Giornata internazionale delle persone con disabilità invita a soffermarsi sulle difficoltà ma anche (e finalmente!) sulle possibilità di quel 15% di popolazione globale accompagnato da problemi fisici o mentali, più o meno invalidanti: secondo l’Onu tra i 110 e i 190 milioni di persone sono in condizioni gravi. Si tratta di un’occasione per fare il punto su un aspetto centrale del nostro presente e del nostro futuro: quello dell’integrazione dei diversamente abili. Tuttavia, la questione non interessa soltanto chi effettivamente soffre di questo tipo di disagio ma anche i familiari, gli amici, la comunità che nel loro insieme assommano a più del 25% dell’umanità. <

br />Vediamo meglio alcuni dati che si possono trovare nel “World Report on Disability”, una pubblicazione curata dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalla Banca mondiale. Nell’edizione del 2011 (in inglese in formato .pdf), dopo aver evidenziato tutte le difficoltà a elaborare una definizione di disabilità, viene confermata la percentuale del 15,3% di persone con un leggero o un importante handicap, una cifra che mediamente accomuna i cinque continenti. La percentuale aumenta con l’avanzare dell’età: il 46,1% degli over 60 possono essere considerati disabili; questo livello sale fino quasi al 60% nei paesi poveri del Sud est asiatico e dell’Africa.
Significativo inoltre notare la diversità delle cause che determinano il sorgere di una disabilità: se nei paesi occidentali ciò avviene a causa di malattie genetiche, incidenti di vario tipo o a causa di patologie connesse alla vecchiaia, oppure per tumori o attacchi cardiaci, là dove le condizioni di vita restano precarie sono malattie come la malaria, la poliomielite, la lebbra, il tracoma, l’AIDS a lasciare pesanti strascichi. Ancora una volta la disparità degli standard di igiene sanitaria e di accesso ai farmaci segna un marcato dislivello tra nord e sud del mondo.
La Giornata, indetta dalle Nazioni Unite nel 1992 dopo lunghi anni di gestazione, nel 2006 ha cambiato nome, passando da “giornata dei disabili” a “giornata delle persone con disabilità”: sottigliezze, potrebbe dire qualcuno. Ma in questo ambito le parole sono sostanza. Come del resto avviene sempre quando si incontra un diverso.
Negli ultimi decenni, proprio in seno all’Onu, ci sono state numerose discussioni in merito alla modalità migliore con cui rapportarsi ai portatori di handicap. Oggetti passivi di azioni caritatevoli, di cure mediche e di assistenzialismo sociale, oggi le persone con disabilità diventano soggetti di diritti che si riassumono nella rivendicazione di essere trattati allo stesso modo dei cosiddetti normali ma soprattutto nella concreta possibilità di vivere autonomamente, di prendere decisioni libere e consapevoli, di sentirsi parte integrante della comunità.
Questo cambio di paradigma ha trovato una concretizzazione nella stesura e nell’approvazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, adottata il 13 dicembre 2006 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite ed entrata in vigore nel maggio 2008 un mese dopo che aveva raggiunto la quota necessaria dei 20 Paesi ratificatori.
Un aspetto della convenzione balza agli occhi: l’importanza dell’accessibilità intesa innanzitutto come abbattimento delle barriere architettoniche che sono ancora uno dei principali ostacoli all’integrazione dei disabili. Questo tema è posto all’articolo 9 , il primo articolo dopo i principi fondamentali, ancora prima dell’uguaglianza di fronte alla legge, della libertà e della sicurezza della persona; porre al centro l’effettiva accessibilità dei luoghi è senza dubbio il segno di una sensibilità particolare a un tema che potrebbe apparire secondario.
È significativo notare come esistano traduzioni della Convenzione in numerose lingue del mondo, dal cambogiano al greco, dal farsi al maltese, ma non in italiano, anche se il nostro paese è uno dei 63 che ha ratificato sia la convenzione, sia un protocollo aggiuntivo opzionale: che sia un segno dell’arretratezza culturale nel nostro paese? È inutile infatti firmare un documento che poi non si divulga. Forse le numerosissime iniziative previste in Italia in occasione della giornata potranno servire almeno ad aprire un dibattito.
Il tema di quest’anno “Insieme per un mondo migliore per tutti: includere nello sviluppo le persone con disabilità” riguarda tra l’altro lo stretto rapporto che può intercorrere tra il lavoro dei disabili e un nuovo modello di sviluppo capace di coniugare le ultime tecnologie con strategie innovative di approccio complessivo. I disabili lavorano. Qualcuno non ci crede ancora ma spesso possono rendere meglio degli altri, dei cosiddetti normodotati. La ricerca di una strada per vincere le difficoltà, la fantasia di inventarsi soluzioni per vari problemi (non soltanto legati alla disabilità), l’applicazione dei ritrovati più ingegnosi della tecnica (dall’informatica alle energie rinnovabili) e la tenacia di chi deve superare ogni giorno i propri limiti possono portare per davvero a una sinergia tra disabili non più tali e sviluppo.

Da Unimondo

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