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Giornata della memoria: ricordare gli olocausti di ieri e di oggi

Di Ana Cvitan

Da Auschwitz a Guantanamo, genocidio e tortura sono ancora fra noi. C’è anche un presente che non dobbiamo dimenticare, insieme al passato

Il Giorno della Memoria si celebra il 27 gennaio, perché è l’avversario della liberazione, avvenuta nel 1945, dei reclusi nel campo di concentramento di Auschwitz, durante la seconda guerra mondiale. Si tratta quindi di una data simbolica, che sancisce la fine dello sterminio degli ebrei, Rom, Sinti, disabili, malati di mente, omosessuali, testimoni di Geova, prigionieri di guerra polacchi e sovietici, pentecostali, dissidenti politici e Slavi. Le ricerche storiche contano da 12 a 17 milioni di vittime del genocidio compiuto dal Terzo Reich e dai suoi alleati.

Per distinguere i termini che spesso si usano parlando di questa tematica, è bene ricordare la differenza: quando si parla di Olocausto (dal greco “bruciato interamente”) si fa riferimento a tutte le vittime del genocidio, invece con la parola Shoah (dal ebraico “desolazione”, “catastrofe”, “disastro”) si definisce il genocidio esclusivamente verso la popolazione ebraica d’Europa.

Tre anni dopo che il lager di Auschwitz era stato liberato, cioè il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, per far sì che l’orrore della guerra appena finita non si ripetesse mai più. Nel preambolo della Dichiarazione si riconosce che «il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità» e che proprio per questo si vogliono affermare i diritti che appartengono a qualsiasi uomo, diritti uguali ed inalienabili, che costituiscono «il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo». Si sperava che tutti i popoli e tutti gli Stati li avrebbero riconosciuti come un bene dell’umanità.

Ma da quel giorno, fino ad oggi, siamo testimoni che l’uomo non ha imparato la lezione. Infatti, i numeri, che Amnesty International riporta ogni anno, mostrano tutt’altro. Così, nell’anno 2010 sono stati documentati i casi di tortura e altri maltrattamenti in 98 paesi del mondo. In 23 paesi, invece, hanno avuto luogo esecuzioni di condanne a morte e in 54 paesi sono fatti processi iniqui. I due terzi della popolazione mondiale non ha avuto accesso alla giustizia a causa di sistemi giudiziari assenti, corrotti o discriminatori.

Possiamo fare un ulteriore collegamento con il rapporto: «Guantánamo un decennio di danni ai diritti umani», della stessa Amnesty, pubblicato nei primi giorni di gennaio di quest’anno. Il rapporto mette in luce il trattamento illegale subito dai detenuti di quella prigione. Questo campo di prigionia è stato aperto sotto l’amministrazione George W. Bush, nel gennaio 2002, per la detenzione dei prigionieri catturati in Afghanistan e ritenuti collegati ad attività terroristiche, anche se i processi giudiziari, per mostrare il collegamento con terrorismo, non ci sono mai stati. «Il governo statunitense ha violato i diritti umani dal primo giorno di apertura del centro di detenzione e continua a violarli ora che entriamo nell’undicesimo anno», ha dichiarato Rob Freer, ricercatore di Amnesty International sugli Usa.

Anche se presidente degli USA, Barack Obama ha firmato l’ordine di chiusura del carcere entro il 22 gennaio 2010, i dati affermano che il dicembre scorso erano ancora recluse 171 persone, «di cui almeno 12 trasferiti l’11 gennaio di 10 anni fa: uno di essi sta scontando una condanna all’ergastolo, inflitta da una commissione militare nel 2008, gli altri 11 non sono mai stati incriminati».

Ricordiamo che due dei diritti che sono tutelati dalla Dichiarazione dei diritti umani del 1948, e che riguardano questo tema, sono l’articolo 5, che dice «nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti», e l’articolo 10, che riconosce la stessa uguaglianza nei processi giudiziari: «ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale». Ma in 10 anni di Guantánamo, «solo uno dei 779 detenuti è stato trasferito negli Usa per essere processato da una corte federale civile», mentre «altri hanno subito processi iniqui da parte delle commissioni militari», afferma lo stesso rapporto.

Questo campo di prigionia disumana, ma anche tanti altri luoghi nel mondo, ricordano che l’orrore dell’olocausto esiste ancora. Forse le nazioni e i gruppi che lo subiscono sono diverse, ma comunque si tratta degli Uomini. Quando diciamo “Giornata della Memoria”, pensamo sempre di riferirci a una cosa passata, ma in questo caso, la memoria, purtroppo, ci fa ricordare proprio il presente. E come sarà il futuro? Dipende anche da noi.

Titolo originale:”Giornata della memoria: gli olocausti di oggi”

Fonte:http://www.young4young.com/news.php?id=1097

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1 comment

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