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Generazione senza futuro, o forse no



Di Salvatore Santoru

Il diritto al lavoro in Italia così come nel resto d’Europa, risulta sempre di più attaccato a suon di politiche fallimentari portate avanti dalle classi dirigenti politiche ed economiche.
Regna la precarietà più radicale, e la stabilità del “posto fisso” ormai sembra poco più che un ricordo.

I giovani si ritrovano abbandonati da una politica che pure gli strumentalizza un giorno sì e l’altro pure, e sono lasciati praticamente in balia di un “mercato del lavoro” sempre più competitivo e brutale.
Viviamo l’epoca del “no future” per parafrasare i Sex Pistols, o del “nichilismo passivo” descritto da Nietzsche.
Praticamente sin dalla culla, le nuove generazioni sono state e sono continuamente manipolate da un sistema mediatico sempre più pervasivo, fornitore illimitato di illusioni e mistificazioni a buon mercato, venendo visti in tal modo come semplici consumatori e crescendo molti di loro si trovano ad affrontare una realtà sempre più esigente e per certi versi crudele nei loro confronti, non avendo tra l’altro neanche la coscienza dei propri diritti in ambito lavorativo, conquistata grazie ad anni e anni di lotte.

Eh così si accetta qualunque lavoro per andare avanti, magari sognando quello perfetto per sè, che però non arriva mai e quindi bisogna accontentarsi delle briciole che il sistema ha “gentilmente” offerto.

Si ha proprio l’impressione di avere a che fare con una generazione senza futuro, illusa e fregata da un sistema che se n’è preso gioco.

Una generazione senza valori e idee a cui appoggiarsi, visto che viviamo nell’era del disincanto totale.

Eppure questa totalizzante crisi, di cui l’aspetto economico ne costituisce solo la punta dell’iceberg, può rappresentare un’immensa opportunità di cambiamento della società, partendo proprio dai giovani.

Ciò che manca è la speranza e la forza di un’ideale, che vada oltre le obsolete e decrepite ideologie fallimentari del passato o la falsa dicotomia destra-sinistra, e che serva da guida per questo percorso.

Infatti, nonostante sembra così, non tutto è perduto e c’è ancora molto da dire e sopratutto da agire.

Le recenti proteste avvenute a Bruxelles contro la riforma del lavoro, seppur non condivisibili nel metodo e del tutto prive di orientamento, possono rappresentare il primo passo di un cammino che si spera sarà lungo, e che porti alla costruzione di un’Europa migliore e allo stesso tempo riporti i giovani ad essere attivi sul piano politico, pronti a riprendersi un mondo che sino ad ora gli ha ingannati e illusi.

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