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Fusione nucleare, in Germania un nuovo passo avanti

 Di Sandro Iannaccone
Fusione nucleare, arrivano ancora buone notizie. Stavolta, oltre un anno e mezzo dopo il promettente risultato ottenuto dai fisici del Livermore National Laboratory, le novità arrivano dall’Europa: un’équipe di ingegneri e fisici del Max Planck Institute for Plasma Physics, in Germania, infatti, ha dichiarato di essere riuscita a generare, se pur per un tempo molto breve, del plasma di elio super-caldo, un ingrediente cruciale nel processo sperimentale di fusione.
Piccolo recap di fisica: la fusione nucleare è il processo che avviene comunemente nelle stelleSole compreso. Sostanzialmente, due nuclei atomici si fondono insieme (idrogeno e idrogeno, per esempio) generando un nucleo più pesante (elio, in questo caso) e, contemporaneamente, energia. Il contrario di quello che avviene nel processo di fissione, in cui l’energia viene generata dallarottura di un atomo pesante in due o più nuclei leggeri: la fusione, però, ha l’enorme vantaggio di essere pulita, perché, non facendo uso di elementi pesanti, non produce scorie radioattive pericolose da smaltire.
Il problema è che ricreare una stella in laboratorio (il cosiddetto processo difusione calda) non è esattamente uno scherzo: per questo il lavoro degli scienziati del Max Planck Institute è particolarmente promettente.
Siamo molto soddisfatti”, ha detto Hans-Stephan Bosch, uno dei fisici che ha lavorato all’esperimento. “Tutto è andato secondo i piani”. L’idea alla base del lavoro è di riscaldare gli atomi fino a temperature di 100 milioni di gradi centigradi, portando così i nuclei alla fusione. Questa avviene in una speciale camera in cui è stato praticato il vuoto, e dove gli atomi – una nuvola di gas ionizzato, detto plasma – galleggiano per mezzo di magneti superconduttori così da non avere contatto con le pareti fredde della stanza. Gli scienziati, usando una macchina con il nome bellicoso di Wendelstein 7-X, sono riusciti per l’appunto a riscaldare una manciata di atomi di elio con un laser a microondee a confinarli nella stanza. Il tutto è durato abbastanza poco, meno di un decimo di secondo, ma i fisici sono convinti di riuscire, in futuro, a sostenere il plasma per almeno 30 minuti, dimostrando che la tecnologia è matura per lavorare a ritmo continuo.

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