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“Era nell’organico dell’Isis”, l’uomo di origine siriana fermato a Orio Alali Faowaw accusato di terrorismo, lui si difende: “Ero solo un vigile urbano”

Hazem Alhamed, 19 anni, è il secondo dei due siriani fermati a Orio al Serio mercoledì scorso

https://www.lastampa.it/2015/11/28/italia/cronache/era-nellorganico-dellisis-il-siriano-fermato-a-orio-adesso-accusato-di-terrorismo-btC26wfiFqTjLksL5V9OyI/pagina.html

Sul cellulare hanno trovato una foto in cui indossa una divisa con il simbolo dell’Isis. È la prova, secondo gli inquirenti, che il 30enne Alali Faowaw fosse nell’“organico” del Califfato. Per questo dovrà rispondere di associazione e arruolamento con finalità di terrorismo, anche internazionale. Alali è uno dei due siriani fermati a Orio al Serio mercoledì, mentre tentavano, con passaporti falsi, di imbarcarsi su un volo per Malta. Gravi indizi di colpevolezza e pericolo di fuga sono i motivi a sostegno del fermo disposto dalla Procura di Bergamo. Inizialmente era indagato soltanto per i documenti falsi. Alali Faowaw e Al Hassan Hazem, il 19enne arrestato insieme al connazionale a Orio, restano entrambi in isolamento nel carcere di Bergamo come disposto dal giudice dopo la prima udienza.  

LA DIFESA: “ERO UN VIGILE”  
Ma il 30enne si difende, sostenendo che quella che si vede nella fotografia è una divisa da vigile urbano: «Ero un poliziotto che doveva presidiare un incrocio di Raqqa», ha detto. Il trentenne ha poi spiegato che, quando il regime si è instaurato, bisognava iscriversi a specifiche liste per poter lavorare. «Sono stato reclutato dagli uomini del Califfato, ma sono riuscito a fuggire». La sua versione parla anche di una punizione di «cento frustate e minacce di morte» per una storia di corruzione. Di qui la fuga in Siria. 
“NOI ODIAMO L’ISIS”  
Anche sul cellulare di Al Hassan Hazem compaiono foto di uomini dell’Isis. «Ma sono i nostri fratelli morti combattendo», avrebbe risposto durante gli interrogatori. Il 19enne era anche scoppiato in lacrime: «Odio l’Isis: mio fratello era un soldato ed è rimasto ucciso. Come potrei sposare la causa che è stata all’origine della sua morte, che ha causato un così grande dolore a me e a mia madre?».  
IL RACCONTO DELL’ODISSEA  
Per questo sono fuggiti dal Califfato e stavano cercando di raggiungere i loro parenti a Malta, secondo il loro racconto, dopo aver seguito la rotta balcanica. Una volta arrivati a Vienna, infatti, avrebbero chiesto il riconoscimento dello status di rifugiati. Ma i documenti tardavano ad arrivare. Così hanno passato la frontiera verso l’Italia, dove si sono poi procurati i passaporti falsi. Questo il racconto della loro odissea. Ma gli inquirenti sembrano non crederci. Il 17 dicembre ci sarà la seconda udienza. 

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