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Elsa Fornero all’attacco delle pensioni e del lavoro, mentre in Italia sale il divario sociale

 Di Federico Dal Cortivo
Con il governo Monti imposto dall’oligarchia bancaria e finanziaria per l’Italia si è aperta una pagina tragica che porterà alla distruzione di quel poco di Stato sociale che era sfuggito alla canea liberista. Alla fine non cambierà nulla, o meglio l’Italia non uscirà da nessuna crisi perché come vedremo le misure che saranno adottate, la impoveriranno ulteriormente e allora arriveranno altri prestiti del FMI e altri giri di vite per pagare solo gli interessi, e dopo gli interessi sugli  interessi in una spirale senza uscita come si conviene a chi si affida a uno strozzino legalizzato, come l’attuale governo in carica.

Fiore all’occhiello della compagine golpista governativa è Elsa Fornero, quella che vergognosamente ha finto di piangere in diretta mentre annunciava le misure che varerà sotto dettatura del FMI per distruggere quello che resta del sistema di previdenza sociale italiano, già pesantemente incrinato dalle precedenti riforme, come la Dini del 1995, che introdusse il sistema contributivo, ma che ora sarà radicalmente trasformato in contributivo dal 2012. Sarà innalzata l’età pensionabile di vecchiaia fino a portarla a 66 anni per gli uomini, le donne del settore privato andranno via a 62 anni entro il 2012 e a 66 come gli uomini dal 2018, mentre nel settore pubblico  per esse salirà a 66 anni già dal 2012. Ci sarà poi il blocco degli aumenti e sparirà dal 2018 la pensione di anzianità (si chiamerà anticipata), mentre dal 2012 si potrà uscire dal lavoro in anticipo solo con 41 anni di contribuzione per le donne e 42 per gli uomini.
In questo modo il governo dei banchieri, stima di risparmiare intanto circa 4 miliardi di euro l’anno, un risparmio che servirà solo a fare cassa, con tanti altri aumenti e l’ICI, per pagare il cosiddetto debito pubblico, quello che lo Stato italiano avrebbe verso la BCE e le banche che detengono i titoli di Stato emessi a fronte della stampa di moneta, quest’ultima  a costo quasi a  zero e che poi è prestata allo Stato e su cui saranno poi pagati gli interessi. Il risultato sarà che le pensioni future, ma anche le prossime venture saranno sempre più basse, non in grado di assicurare una dignitosa vecchiaia a chi ha lavorato una vita, nonostante siano stati introdotti i fondi pensioni privati, e si siano stornati i contributi destinati al vecchio Tfr per sovvenzionare questi ultimi.
Ora con il sistema contributivo l’ammontare della pensione, che sarà in futuro solo di vecchiaia, è calcolato solo sulla base di quello che si è versato durante la vita lavorativa, il contributivo faceva riferimento alla media degli stipendi percepiti negli ultimi 10 anni, una bella differenza, considerando che oggi chi si affaccia al mondo del lavoro lo fa da precario per un bel numero di anni, con i contratti interinali, a tempo determinato, ecc.
Il “tam tam liberista” da anni ripete che il sistema delle pensioni non è più sostenibile, che i conti dell’Inps sono in rosso, che le attese di vita sono aumentate e altre sciocchezze simili.
Peccato che molto spesso la realtà, quella sottaciuta dalla grande stampa embedded ridotta a zerbino di un’informazione d’accatto, sia profondamente diversa. Il bilancio Inps del 2010 è un buon bilancio, anzi ottimo, alcuni dati. Fondo Pensionistico (gli importi delle pensioni non tengono conto delle integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali ecc.) Lavoratori Dipendenti (escludendo fondi e gestioni successive) è così composto –pensione media annua di 10,706 Euro attivo per 7,66 miliardi-gestione separata parasubordinati attivo per 8,18 euro- prestazioni temporanee (assegni famigliari, disoccupazione e altro) attivo per 1,04 miliardi, ex fondo dirigenti d’azienda pensione media 49,244 euro passino di 3,49 miliardi- Gli altri fondi, artigiani, commercianti, coltivatori diretti sono passivi di 2 miliardi. Ora da questi dati si vede chiaramente chi provoca il passivo e nonostante tutto il sistema regge, anche se la Fornero vuole proprio colpire i primi. Per i parasubordinati (gestione separata) non si deve prendere come calcolo una pensione media poiché dall’obbligo assicurativo non sono trascorsi 40 anni (moltissimi versano e pochissimi sono pensionati e con pochi versamenti) è perciò normale un fortissimo attivo e pensioni attuali molto basse.(1)
Ora l’Ocse nell’ultimo rapporto denuncia che in Italia il divario sociale sta aumentando, i ricchi sono sempre più ricchi. Lo stipendi medio del 10% più ricco è oltre 10 volte superiore a quello del 10% più povero, 49.300 euro contro 4.877. Sempre l’Ocse pone l’accento sulla parte crescente di reddito per chi ha retribuzioni più elevate, e suggerirebbe che essendo la sua capacità contributiva aumentata, si dovrebbe rivedere il ruolo redistributivo della fiscalità e far si che i soggetti più abbienti contribuiscano di più, peccato che poi ciò non avvenga.
Il Censis invece nel suo ultimo rapporto denuncia che il numero degli occupati tra i giovani tra il 2007-2010 è diminuito di 980.000 unità e nel 2010 quasi un giovane su quattro tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. Vi è un calo del lavoro a tempo indeterminato pari al 1,3% nel 2010 e dello 0,1% nel primo semestre del 2011, mentre sale il lavoro a termine, con un più 1,4% nel 2010 e un 5,5% nel 2011. Sempre tra il 2007 e 2010 è aumentata l’occupazione straniera di 580.000 unità in più, del resto credibile perché più duttile ad accettare qualsiasi condizione di lavoro, mentre quella nazionale è calata di 928.000 posti.

Ebbene con dati così, che imporrebbero ben altre misure, la Fornero si prepara a intervenire nel solito modo che questa gente conosce, è da prevedere che quello che abbiamo visto fino ad oggi con la Legge Biagi sia nulla rispetto a quello che ci aspetta nel prossimo futuro, con la progressiva americanizzazione o meglio africanizzazione del lavoro, dove le parole dignità e sicurezza saranno bandite. Il ministro del Welfare attuerà le solite ricette in salsa liberista che il FMI ha applicato dove è arrivato: “Meno sicurezza sul lavoro- sull’occupazione-professionale-sul reddito-previdenziale- sindacale.” Una giungla nella quale chi sarà disposto a lavorare a queste condizioni potrà forse avere qualche opportunità in più di altri, un arretramento di oltre 100 anni che porterà l’Italia, considerata in passato all’avanguardia nella tutela dei diritti dei lavoratori, a ridursi come nelle peggiori dittature latino americane.
I COSTI DELLA FLESSIBILITA’
La tanto osannata flessibilità, che nella visione liberista del lavoro sarebbe la panacea di ogni male, è in realtà un’arma per scardinare il sistema sociale su cui poggia o meglio poggiava sempre meno, visto che è stato eroso nel tempo, l’Italia. Il meno Stato più mercato, che tradotto in pratica significa la legge del forte e meno tutela per tutti, vuole e impone la liberalizzazione dei contratti di lavoro, a scapito dell’unico vero contratto degno di questo nome, quello a tempo indeterminato. “I lavori flessibili comprendono rilevanti costi personali e sociali a spese della persona, della famiglia e della collettività. E’ un diverso modo di lavorare, coerente con la nuova economia. Il maggior costo umano di tale flessibilità si può riassumere nell’idea di precarietà. Essa prende forma e sostanza per una persona attraverso l’inserimento in una lunga sequenza di contratti lavorativi di durata determinata. Mediamente di pochi mesi, senza alcuna certezza di riuscire a stipulare un nuovo contratto prima della fine di quello in corso o subito dopo”
La persona si trova quindi in una situazione di totale sudditanza psicologica, che comprende insicurezza oggettiva e soggettiva. Il significato di “precario”: qualcosa che si può fare solamente in base a un’autorizzazione revocabile, ottenuto non da un diritto ma da una preghiera”. I lavori precari impediscono di costruirsi una carriera e di avere un’identità lavorativa.”(2).
Quest’ultima definizione basta e avanza per dare una chiara visione di dove si è già arrivati, retrocedendo il concetto stesso di “lavoro”, non più fattore di civiltà e completamento della persona e diritto come lo era sempre stato in Italia durante gli anni “30, ed anche nel secondo dopoguerra, ma  a mera merce di scambio, da usare e gettare al bisogno.
Eppure basterebbe per intanto varare poche e precise misure per dare un segnale di vero cambiamento nell’interesse del popolo italiano, a iniziare con la nazionalizzazione della Banca d’Italia affinché lo Stato si riappropri del diritto di stampare moneta senza pagare interessi ai privati che la detengono, cancellazione del debito pubblico, che non è altro che  il debito scaturito in questo caso verso la banca di emissione in cambio di euro, uscita dalla moneta europea e ritorno alla lira, che una volta svaluta ci aprirebbe la porta alle esportazioni e non ci costerebbe nulla. Via poi alle opere di pubblica utilità così da fare da volano per il rilancio dell’economia.
Poi abolizione della Legge Biagi e di tutto ciò che ha stravolto il mondo del lavoro precarizzando i contratti, e  quindi dare più sicurezza a chi già lavora e un futuro certo ai nostri giovani. I contratti a tempo determinato tornino a essere l’eccezione e non la regola. Solo il lavoro certo permette serenità e proiezione nel futuro per le nuove generazioni. Blocco degli orari selvaggi nel commercio, ritornando così al rispetto del riposo settimanale a tutto vantaggio della socialità e della famiglia.
Ripristino del sistema delle pensioni pubblico e nazionalizzazione di tutti i fondi privati che non hanno alcuna ragion di esistere, ritorno del Tfr nelle aziende, alt all’innalzamento selvaggio dell’età pensionabile che come abbiamo visto non ha nessun motivo di essere attuata, comportando solo un peggioramento della qualità della vita di chi ha già dato il suo contributo alla collettività. In questo modo si creerebbero automaticamente nuovi posti di lavoro per i giovani, un giusto ricambio generazionale e se proprio vi fossero delle difficoltà momentanee per supportare il sistema, si attinga pure dalla fiscalità generale e si aumenti la trattenuta pensionistica in busta paga a tempo determinato, e nello stesso tempo si vari una sana campagna demografica per creare la futura forza lavoro della Nazione, che contribuirebbe con i suoi versamenti a mantenere sempre in attivo le casse dell’Inps. Basta con le delocalizzazioni che distruggono posti di lavoro in Italia, controllo della proprietà dei settori strategici allo Stato, come le principali banche, i trasporti, le telecomunicazioni, l’energia, l’acqua, alt all’immigrazione selvaggia che favorisce la contrattazione al ribasso in tanti settori di lavoro, si faccia poi pagare l’Ici alla Chiesa Cattolica e si tolga ogni beneficio economico al Vaticano, uno Stato straniero che non ha alcuna legittimità in tal senso.
Certamente per varare solo queste prime iniziali riforme, ci sarebbe bisogno di un’elite politica, formata da soggetti che abbiano a cuore solo e soltanto gli interessi della Nazione e della sua collettività, ma purtroppo il panorama attuale ci offre solo figuri di basso livello, incapaci di elaborare qualsiasi politica autonoma e sudditi dei quei poteri oligarchici che hanno imposto l’attuale governo tecnico di Monti.
 (1) Rdb Inps
(2) “Il Lavoro non è una merce” di L.Gallino

Da Fenice Europea

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