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Elogio della Modernità



Di Salvatore Santoru

Sopratutto nel campo filosofico, sociologico e in generale culturale si parla molto, e giustamente, degli aspetti più critici e contraddittori della modernità, e non è raro che si invochino periodi storici e modelli culturali del passato, visti come migliori.
Che sia il mondo delle tribù piuttosto che il Medioevo o gli anni d’oro della dinastia dei Ming, si assolutizza un preciso periodo passato al confronto dei quale i tempi moderni vengono fatti apparire come i più brutti possibili.
Si parla, giustamente, della distruzione dell’ambiente, dell’eccessivo individualismo e della smania di ricchezza economica invece che interiore che caratterizza questi tempi, e al contempo si rievocano, sia in modo romantico che spesso favolistico, periodi in cui l’essere umano si pensa fosse un tutt’uno con la natura, le gerarchie sociali erano rispettate e ognuno aveva il proprio ruolo ben definito nella tribù e/o comunità cui apparteneva, anche se si omette di dire cose alquanto ovvie come ad esempio, che i diritti umani e civili, nonché la visione universalista del mondo di certo non esistevano, e le famose “leggi della Natura” a cui le società arcaiche erano ispirate non erano certo utopie pre-hippy come sembra le si voglia far passare.

C’è da dire che una delle contraddizioni più grandi dei “tempi moderni” è proprio il fatto di essere sostanzialmente guidati da uno “spirito anti moderno” che identifica il “Male” in tutto ciò che è modernità, e sopratutto su tutto ciò che è “occidentale”, mentre si esalta, ad esempio, assai spesso il Secondo e Terzo Mondo nelle loro totalità, visti indirettamente o meno, anche come esempi da seguire.

Eppure, il diritto e l’emancipazione degli individui, l’idea dei diritti civili e sociali ( a partire dalle donne ), il progresso della medicina e della cultura  e sopratutto il diritto alle libertà e alla scelta sono le più grandi conquiste e creazioni della modernità, nonché ciò che ha permesso, perlomeno a livello sociale e culturale, alla civiltà occidentale di diventare ciò che è diventata.

Probabilmente, invece di rimpiangere periodi storici passati, sarebbe ora di far sì che venga promossa una modernità migliore, che non rinneghi i suoi principi ma che allo stesso tempo possa essere ripulita da tutti quegli effetti collaterali che sino ad ora ne hanno intaccato il percorso.

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