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Economia:intervista a Salvatore Tamburro sul signoraggio bancario

Intervista di Giancarlo De Palo a Salvatore Tamburro

Di Giancarlo De Palo

Salvatore Tamburro, classe 1980, potrebbe essere, per le doti che ha, un bello, arrogante e rampante manager. Del resto, per affermarsi brillantemente e andare lontano, ha tutte le carte in regola. Con quella geniale marcia in più tipica dei sanguemisti felicemente uniti, lui nato a Napoli da madre americana di Philadelphia e padre di Torre Annunziata. E’ un economista. Ma sui generis, perché, a partire dalla tesi di laurea su “Bankitalia, Signoraggio e Nuovo Ordine Mondiale”, ha deciso di dedicare, a rischio della vita, le proprie migliori energie alla difficile battaglia contro la piovra delle piovre, il fondamento stesso dello sterminato, universale e sconcio potere dell’oligarchia bancaria: il signoraggio bancario, appunto.
Invito chi mi legge a non spaventarsi di fronte ad un’espressione che non ha forse mai nemmeno sentito, e di conseguenza a non cestinare questo articolo anzitempo per passare a qualcosa di più familiare. Infatti gli offriamo qui, forse per la prima volta, la rara occasione di spiegargli in modo semplice e chiaro che cos’è il signoraggio bancario. A farlo sarà proprio lui, il nostro eroe, Salvatore Tamburro.
D.   Io partirei dalla tua denuncia di qualche giorno fa su Facebook, relativa alla mancata risposta alla tua lettera aperta ai mass media italiani. Cosa ti ha spinto a rompere gli indugi e a far esplodere il caso?
R. Ho scritto quella lettera, dal titolo “Lettera aperta di un economista ai mezzi di informazione”, reperibile sul mio blog (salvatoretamburro.blogspot.it ) , col chiaro intento di rendere pubblicamente noto ai miei lettori che i mass media, ossia la maggior parte degli organi di informazione della carta stampata, siti internet, radio, programmi televisivi, non danno spazio a personaggi come me, pronti a spiegare il reale funzionamento del sistema economico e, di conseguenza, dell’enorme truffa su cui esso si poggia. Quando parlo di truffa mi riferisco al signoraggio bancario operato dall’élite bancaria, all’assenza di sovranità monetaria che obbliga lo Stato a chiedere in prestito i fondi necessari a garantire la spesa pubblica, ossia realizzare beni e servizi utili a soddisfare il benessere dei cittadini. Un’altra illiceità è rappresentata dalle tasse, strumenti attraverso cui lo Stato è costretto a rastrellare denaro dalle tasche dei cittadini per ripagare i debiti nei confronti delle banche. Ogni anno lo Stato italiano, su cui pesa il macigno di circa duemila miliardi di euro di debito pubblico, è costretto a pagare 80-90 miliardi di euro solo di interessi sul debito, soldi che invece di finire nelle tasche delle banche, potrebbero garantire sussidi ai disoccupati o servizi migliori per i cittadini.
D.  Ti sei rifatto al grande Pier Paolo Pasolini ed ai suoi indimenticabili Scritti corsari, pubblicati proprio, nella sua unica stagione felice dopo i tempi di Albertini, da quello stesso Corriere della Sera che, da quando è caduto nelle mani della Loggia massonica P2, è tornato inesorabilmente ad essere l’organo ufficiale del Palazzo e delle Banche, il soporifero Pompiere della Seragiustamente stigmatizzato da Marco Travaglio. Cosa ti lega alla memoria di Pasolini e in cosa ti senti, forse tuo malgrado, suo erede?
R. Non credo di essere un erede di P.P.Pasolini, ho letto le sue opere, visto i suoi film, e la sua grandezza non potrà più essere emulata. Cerco però di trarre insegnamento dal suo operato, trasformandomi in un attento osservatore della società, cercando di cogliere quei tasselli del mondo della finanza, dell’economia, della comunicazione, del tessuto sociale che ti permettono di realizzare un puzzle completo in grado di offrirti una visione globale del sistema che ci circonda. Un trucco molto più semplice, invece, per giungere a conoscere l’artefice di determinate azioni è quello di seguire “la via del denaro” (titolo anche del mio primo libro), poiché il tracciamento del denaro individua non solo il movente, ma anche l’assassino che si cela dietro una truffa socio-economica. Un metodo che molti giornalisti o colleghi economisti non conoscono, o fingono di non conoscere, per denunciare determinate truffe e renderle di pubblico dominio.
D  Secondo te perché anche la Repubblica o L’Espresso, che godono ancora della fama di essere dei giornali d’assalto che infastidiscono gli inquilini del Palazzo, quando si passa all’economia assumono posizioni degne del Sole 24 ore – che è appunto l’organo della Confindustria –  e di conseguenza censurano la tua solitaria battaglia, che è però ben nota a tutti gli addetti ai lavori, oltre che ai tuoi fedeli e appassionati seguaci su Facebook?
R. Perchè tutte le testate giornalistiche nazionali non sono altro che quelli che io considero i “guitti” del regime, poiché hanno il compito di svelare notizie innocue, di lobotomizzare le masse con informazioni irrilevanti per la loro vita, tenendo saldamente occultate quelle verità che potrebbero destare la ribellione e il dissenso popolare. Il reale funzionamento del sistema economico è conosciuto a malapena dal 3-4% della popolazione mondiale; già se solo un 10-15% venisse a conoscenza della truffa su cui si poggia l’intera struttura economica ne potrebbe scaturire una rivoluzione di caratura mondiale.
D. Gli intellettuali scrivono libri, e tu hai appena pubblicato Non è crisi è truffa/Come i banchieri ci stanno derubando, con la prefazione di Alfonso Luigi Marra. Qual è la tesi del tuo saggio e perché consigli di leggerlo anche al lettore più sprovveduto in fatto di economia?
R. Quella che fanno passare agli occhi della gente come crisi, in realtà non è altro che la conseguenza di operazioni ben progettate a monte dall’oligarchia al potere, ossia banche e corporations; in realtà si tratta di una truffa che grava sulle spalle della collettività, chiamata a sostenere sacrifici e misure di austerità imposte proprio dagli stessi fautori di questa grande truffa. I banchieri creano moneta e indebitano gli Stati, assoggettandoli al loro diktat, finanziando partiti e mass media per nascondere alla gente la realtà ed illuderla di avere libertà di scelta. Ma questa libertà è mera illusione. Questo libro è fruibile da tutti, anche da chi è a digiuno di economia, poiché spiega argomenti complessi con un linguaggio semplice e facilmente comprensibile anche ai “non addetti ai lavori”.
D. Immaginiamoci che l’enciclopedia Treccani si rivolga a te per la compilazione di una sua voce mancante: signoraggio bancario. Come la compileresti in venti righe?
R. Il signoraggio è il reddito che ottiene colui che emette moneta. Nel medioevo il signore del feudo trasformava in moneta l’oro consegnato anche da normali cittadini e tratteneva per sé una quota di quell’oro che rappresentava appunto il “reddito del signore”: da qui la parola “signoraggio”.
Traslando il termine in epoca moderna, adesso il signoraggio è il reddito incassato da chi batte moneta, ed in particolare dallo Stato, per quanto riguarda le monete metalliche, e dalle banche centrali (private) per quanto riguarda banconote cartacee e moneta scritturale (virtuale). La truffa sta nel fatto che le banche addebitano agli Stati le banconote stampate non al costo tipografico (sarebbe valore intrinseco, ossia il costo della carta e dell’inchiostro per stamparle, che per ogni banconota in euro equivale a circa 30 centesimi di euro), bensì al valore nominale (la cifra scritta sopra la banconota: su una banconota da 100€ il valore nominale è 100)), lucrando sulla differenza tra valore nominale e valore intrinseco della banconota stessa. Inoltre attraverso la riserva frazionaria, che obbliga le banche a tenere in riserva un deposito fino ad una misera percentuale del 2%, il sistema bancario è in grado di emettere moneta dal nulla, generando tra l’altro forti pressioni inflazionistiche e conseguente perdita di potere d’acquisto della nostra moneta.
Il sistema bancario attuale è basato su una truffa ignobile e disumana, che rende i cittadini schiavi delle banche.
D. Tu ti muovi anche politicamente e sei coordinatore nazionale del Partito di Azione per lo Sviluppo (PAS-fermiamolebanche), presieduto da Alfonso Luigi Marra. Che futuro può avere questo partito e come si sta muovendo in vista delle elezioni politiche del 2013? Dove pensa di poter attingere i finanziamenti senza i quali non si fa politica? Stabilirete relazioni e accordi con il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che nelle ultime amministrative è riuscito a sfondare, senza rimbalzare indietro, il muro di gomma che lo circondava?
 R. Con i migliori esperti nazionali abbiamo realizzato un programma politico devastante per i nostri eventuali rivali, poiché propone ricette socio-economiche in grado di innalzare il benessere dei cittadini e di evolvere la società verso una forma di libertà fisica e mentale: introduzione della sovranità monetaria, annullamento del debito e delle tasse, considerati entrambi illeciti, reddito di cittadinanza per ogni singolo cittadino, introduzione della free-energy, ossia di scoperte finora occultate che sono in grado di fornire energie gratuite e pulite, medicina alternativa, e tante altre iniziative. Per ora non abbiamo in previsione di fare coalizioni, poiché riteniamo che gli altri partiti abbiano una visione politica ancora troppo lontana dalla nostra. Anche lo stesso Movimento 5 Stelle, capeggiato da Grillo, è portatore di buone iniziative, ma non proferisce una sola parola (vedi programma politico) contro il signoraggio bancario e/o il recupero della sovranità monetaria al fine di restituirla nelle mani del suo legittimo proprietario: il popolo.
D. John Kennedy, l’unico presidente americano che non fosse massone, fu assassinato pochi mesi dopo aver dichiarato guerra al signoraggio bancario. Non pensi ai rischi che correresti nel momento in cui riuscissi a sfondare anche tu la sordina nella quale sei ancora avvolto, e sei proprio sicuro di volerli correre?
R. Kennedy fu assassinato pochi mesi dopo aver firmato l’ordine esecutivo 11110 che dava il potere al Governo americano di stampare dollari di Stato, ossia moneta che non generava debito pubblico indebitando i cittadini, a differenza di quelli emessi dalla privatissima Federal Reserve, la banca centrale americana. Sono conscio di tutti gli eventuali rischi che potrei correre, ma credo anche che l’uomo debba poter inseguire i propri ideali, vivere fisicamente e mentalmente libero da ogni forma di schiavitù, poter esprimere le proprie passioni e le proprie attitudini, altrimenti si rischia di accettare supinamente il diktat imposto da chi ci governa. Io rifiuto il potere dei miei giorni perchè ci ha trasformati in unità produttive, in numeri, in cose funzionali al profitto del capitalista, e ci ha resi apatici ed incapaci di pensare ad un mondo diverso. Finché le mie facoltà fisiche e mentali mi permetteranno di manifestare tutto il mio dissenso nei confronti dell’oligarchia che ci governa continuerò a promuovere la mia forma di ribellione, sperando possa essere condivisa e affiancata da un sempre maggior numero di persone che sono stanche di accettare determinate condizioni disumane imposte dall’alto.
D. Infine un tuo commento sull’ineffabile passaggio di poteri dal piduista conclamato Silvio Berlusconi al massone in incognito Mario Monti e al ruolo chiave svolto in questo trapasso dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
R. Il passaggio di potere tra Berlusconi e Monti è avvenuto tramite un accordo tra i due: Berlusconi otteneva l’intoccabilità delle sue proprietà da parte della magistratura ed in cambio lasciava posto all’impiegato di banca (della JP Morgan)  Monti, cedendo il potere ad un “tecnico”, come suole definirsi, che non è stato democraticamente eletto da alcun cittadino italiano, posto lì a fare gli interessi dei suoi veri datori di lavoro: le banche. Napolitano appartiene a quella schiera di “guitti” servili al regime delle banche, pagato per firmare disposizioni parlamentari atte a garantire tagli della spesa pubblica, aumento delle tasse ed ogni altra misura di austerità capace unicamente di privatizzare lo Stato, consegnando beni e servizi pubblici in mano alle multinazionali, e spremere le tasche dei cittadini, mentre siamo immersi nella piena recessione economica.

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