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Echi di genocidio per gli armeni di Siria rifugiati in Libano


É un’altra pagina del passato che non passa. Per migliaia di armeni siriani rifugiatisi oggi in Libano a causa della guerra civile nel loro paese, i massacri e le espulsioni dei loro antenati nei giorni di fuoco della Prima guerra mondiale non sono un capitolo sui libri di Storia ma una ferita che ancora sanguina. Anche oggi che la comunità è solo una delle molte stritolate dal conflitto siriano e dalle violenze delle milizia dello Stato islamico, gli armeni di Siria sentono riverberarsi e riattualizzarsi le antiche lacerazioni del genocidio armeno.
A Burj Al-Hammud, in Libano, la comunità armena ha trovato rifugio dai conflitti e dalla tensioni del Medioriente. Ma per alcune donne armene fuggite dal conflitto siriano si tratta solo di un’altra tappa di un calvario doloroso che continua e si ripete. Solo che questa volta alle truppe ottomane si sono sostituite le milizie armate islamiste.
“Stiamo vivendo un secondo genocidio, spiega una di loro. Tutte le nostre case sono state distrutte, un copione che si ripete tragicamente. I nostri genitori stanno morendo in Siria. Stanno vivendo un altro genocidio. Non hanno lavoro, stanno male, sono senza pace. Le porte sono sprangate e non possono muoversi”.
La comunità armena di Siria profuga in Libano paragona le proprie esperienze, come la distruzione della città armena siriana di Kasab e quella delle chiese nella provincia di Deir Ezzor da parte dell’Isis nel 2014, con quelle vissute dalle generazioni precedenti.
“È stato terribile essere testimoni di un destino che per gli armeni si ripete drammaticamente un secolo dopo, sottolinea Serop Ohanian, direttore di un centro di assistenza armeno. È stato terribile vedere le chiese armene, i monasteri e le persino le scuole, rase al suolo”.
Quel passato che non passa…

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