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Ecco com’era l’ emigrazione italiana negli USA del primo Novecento



Di Salvatore Santoru

Nel dibattito sull’attuale questione dell’immigrazione clandestina in Italia, capita che spesso si rievochi il passato, quando erano gli italiani a migrare negli USA.

Secondo i “pro-immigrazione” i migranti che oggi entrano clandestinamente in Italia, sono esattamente come quelli italiani di ieri, mentre secondo i “no-immigrazione” ci sono delle forti differenze, a cominciare dal trattamento che ricevevano e dai motivi.

Al di là delle opposte posizioni, c’è da segnalare che da un punto di vista “motivazionale” e economico le ragioni di chi migrava dall’Italia agli USA non erano troppo diverse da quella di buona parte dei migranti, mentre vi erano delle forti differenze sulle modalità, in quanto per i migranti italiani vi erano rigorosi controlli e selezioni prima di poter accedere al suolo statunitense, chi aveva malattie e chi era considerato “indesiderato” non veniva accettato e spesso si procedeva al rimpatrio, venivano separate le famiglie e fatti dei rigorosi controlli per conoscere l’affiliazione politica, in quanto si temevano eventuali infiltrazioni comuniste o di altro tipo, e perlomeno teoricamente non si accettavano individui che non avessero già un lavoro(per approfondire su quest’ultima parte, http://www.lavocedinewyork.com/Uno-sguardo-al-passato-per-capire-il-futuro-l-emigrazione-italiana-in-una-mostra/d/11592/).

Di seguito, un’accurata descrizione su Ellis Island, il famigerato centro di smistamento dei migranti che arrivavano negli States (fonte:http://www.antoniogramsci.com/angelamolteni/ellis.htm)

“Ellis Island fu aperta nel 1894, quando l’America superò un periodo di depressione economica e cominciò a imporsi come potenza mondiale. In tutta Europa si diffusero le voci sulle opportunità offerte dal Nuovo Mondo e migliaia di persone decisero di lasciare la loro patria.
Quando le navi a vapore entravano nel porto di New York, i più ricchi passeggeri di prima e seconda classe venivano ispezionati a loro comodo nelle loro cabine e scortati a terra da ufficiali dell’immigrazione. I passeggeri di terza classe venivano portati a Ellis Island per l’ispezione, che era più dura. Il traghetto storico Ellis Island veniva usato dal Servizio Immigrazione per trasportare gli immigrati che arrivavano e il personale del centro di immigrazione.
Ogni immigrante in arrivo portava con sé un documento con le informazioni riguardanti la nave che l’aveva portato a New York. I medici esaminavano brevemente ciascun immigrante e marcavano sulla schiena con del gesso coloro per i quali occorreva un ulteriore esame per accertarne le condizioni di salute; se vi erano condizioni particolari di infermità ciò comportava che venissero trattenuti all’ospedale di Ellis Island.
Dopo questa prima ispezione, gli immigrati procedevano verso la parte centrale della Sala di Registrazione dove gli ispettori interrogavano gli immigranti a uno ad uno. A ogni immigrante occorreva perlomeno una intera  giornata per passare l’intero processo di ispezione a Ellis Island.
Le scene sull’isola erano veramente strazianti: per la maggior parte le persone arrivavano affamate, sporche e senza una lira, non conoscevano una parola di inglese e si sentivano estremamente in soggezione per la metropoli ammiccante sull’altra riva.
Agli immigrati veniva assegnata una Inspection Card con un numero e c’era da aspettare anche tutto un giorno, mentre i funzionari di Ellis Island lavoravano per esaminarli.
Dopo l’ispezione, gli immigranti scendevano dalla Sala di Registrazione per le “Scale della Separazione” che segnavano il punto di divisione per molte famiglie e amici verso diverse destinazioni. Il centro era stato progettato per accogliere 500.000 immigrati all’anno, ma nella prima parte del secolo ne arrivarono il doppio. Truffatori saltavano fuori da ogni dove, rubavano il bagaglio degli immigrati durante i controlli, e offrivano tassi di cambio da rapina per il denaro che questi erano riusciti a portare con sé. Le famiglie venivano divise, uomini da una parte, donne e bambini dall’altra, mentre si eseguiva una serie di controlli per eliminare gli indesiderabili e i malati. Questi ultimi venivano portati al secondo piano, dove i dottori controllavano la presenza di “malattie ripugnanti e contagiose” e manifestazioni di pazzia. Coloro che non superavano gli esami medici venivano contrassegnati, come già accennato, con una croce bianca sulla schiena e confinati sull’isola fino a diversa decisione, oppure venivano reimbarcati. I capitani delle navi avevano l’obbligo di riportare gli immigrati non accettati al loro porto di origine. Secondo le registrazioni ufficiali tuttavia solo il due per cento veniva rifiutato, e molti di questi si tuffavano in mare e cercavano di raggiungere Manhattan a nuoto o si suicidavano, piuttosto che affrontare il ritorno a casa.
Veniva anche effettuato un esame legale, che controllava la nazionalità e, cosa molto importante, l’affiliazione politica. L’afflusso di immigranti era sempre altissimo e imponente il lavoro dei funzionari che sottoponevano a ispezione e interrogatorio le persone: nel giro di alcune ore veniva deciso il destino di intere famiglie, un fatto che meritò a Ellis Island il nome di “Isola delle lacrime”. La maggior parte degli immigrati veniva esaminata e quindi convogliata verso il New Jersey; una volta arrivati a destinazione gli immigrati si stabilivano in uno dei distretti etnici in rapida espansione”.

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