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Ecco come si finanzia l’ISIS

Di Salvatore Santoru

L’ISIS risulta essere il gruppo terroristico più ricco al mondo, con un patrimonio che è stato stimato essere sui 2 miliardi di dollari e oltre.

Come scritto da Maurizio Molinari su un articolo per la Stampa del 21 agosto, i maggiori finanziatori dell’ascesa dei terroristi risultano essere alcune delle principali monarchie del Golfo, come il Quatar e il Kuwait, e tale ipotesi, come affermato nell’articolo, è stata confermata tra gli altri dal ministro dello Sviluppo tedesco Gerd Mueller e da David Cohen, vice-segretario Usa al Tesoro con la responsabilità dell’Intelligence e la lotta al terrorismo.
Oltre a Quatar e Kuwait, un ruolo importante è giocato anche dall’Arabia Saudita, come riportato da Giovanna Faggionato per il quotidiano online Lettera 43, in un pezzo del 24 agosto.


Nell’articolo in questione, viene ricordato il sostegno dato dai sauditi alle cosiddette milizie “ribelli” in Siria, tra cui figuravano oltre la stessa ISIS anche il Fronte Al Nusra, legione siriana di Al Qaeda, sostegno che tra l’altro è stato fortemente applaudito dalle élite degli USA, che in quel periodo vedevano il governo di Assad come il nemico principale.

Inoltre, risulta che al giorno d’oggi una delle più grandi fonti di reddito per l’ISIS deriva dallo sfruttamento dei giacimenti petroliferi.

Grazie ai proventi petroliferi, l’organizzazione terroristica si stimi guadagni ben due milioni di dollari al giorno, denaro che, come scritto da Roberto Bongiorni per il Sole24ore, viene utilizzato sopratutto per le attività militari, per la propaganda e per forgiare alleanze con le tribù locali.


Stando a un articolo di Claudio Gallo per la Stampa del 16 settembre, l’ISIS vende petrolio anche ai paesi europei, come affermato dall’ambasciatrice UE in Iraq.

Inoltre, nello stesso pezzo, viene ricordato, citando un articolo del veterano della CIA Paul Pillar su  http://nationalinterest.org/come l’ISIS sia stato armato e aiutato nella sua ascesa da diversi paesi occidentali, dalla Turchia e dalle monarchie del Golfo nel nome della lotta contro il governo di Assad.
Per “paradosso” ora questi stessi paesi sono parte della cosiddetta “Coalizione contro ISIS“.

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