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Dopo il Freedom Act, l’Nsa è ancora il Grande Fratello

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[Carta di Laura Canali]


Il Senato Usa approva la legge che limita l’attività della Nsa; “Usa, sì al Freedom act: ridotti i poteri della Nsa dopo scandalo Datagate”. Sono alcuni dei titoli dedicata dalla stampa italiana all’approvazione da parte del Senato della legge che limita alcuni aspetti delle operazioni spionistiche dell’Nsa. google_ad_client = “ca-pub-1420052409712884”; google_ad_slot = “1062144440”; google_ad_width = 200; google_ad_height = 200;
Non facciamoci illusioni: il Grande Fratello a stelle e strisce continuerà a raccogliere dati su di noi, cittadini non americani. Ce lo dice il nome stesso: “Usa Freedom Act”, non ad esempio “World Freedom Act”.
Il provvedimento si limita a bloccare una delle più controverse (per il pubblico americano) tra le attività della National Security Agency (Nsa) rivelate da Edward Snowden: la raccolta di massa di metadati delle telefonate interne agli Stati Uniti. Come già spiegato, la raccolta dei metadati (chi telefona a chi, ora e durate della telefonata, ecc…) viene effettuata dalla Data Intercept Technology Unit (Ditu), un organismo dell’Fbi, con sede presso l’Accademia di Quantico (a sua volta collocata in un’importante base dei Marines), che poi li gira a Fort Meade, quartier generale dell’Nsa, dove vengono analizzati alla ricerca di indizi di preparativi di attentati o conservati per successive indagini.
Il Freedom Act si è reso necessario perché la norma che consentiva la raccolta massiccia dei metadati telefonici interni, la sezione 215 del Patriot Act (approvato all’indomani degli attacchi dell’11 settembre), era destinata a decadere il 1° giugno. Un giudice aveva poi sentenziato che la sezione 215 non era una base legale sufficiente per la raccolta di masse dei metadati dei cittadini americani.
Il Congresso si è diviso sulla necessità di riapprovarla più o meno com’era o di introdurre norme a garanzie della privacy dei cittadini americani. Ha prevalso quest’ultima linea, che ha visto una spaccatura in campo repubblicano tra coloro che difendono i poteri delle agenzie di intelligence in nome della “lotta al terrorismo” e chi, invece, si rifà all’ala più libertaria del partito, che vede nella libertà individuale una pietra miliare dello stile di vita americano e una caratteristica irrinunciabile della Costituzione.
Il Freedom Act mette fine alla raccolta di massa, indiscriminata e automatica dei dati telefonici interni agli Stati Uniti, condotta dall’Nsa attraverso l’Fbi, ma impone agli operatori telefonici di conservarli. Le autorità potranno avere accesso ai metadati telefonici in tempo reale secondo “specifici termini di selezione”. La norma riguarda i casi di terrorismo e i servizi di intelligence dovranno giustificare un legame “ragionevole e dettagliato” con essi, salvo in casi d’urgenza.
Il programma attuale verrà interrotto gradualmente nell’arco di sei mesi e c’è chi teme che nel frattempo al Congresso prevalga la linea di coloro che vogliono reintrodurlo, magari sotto altre forme.
La nuova legge non blocca altri programmi, essenzialmente rivolti allo spionaggio estero, rivelati da Snowden. È il caso di Prism, che ha come scopo la raccolta dati dalle principali società statunitensi fornitrici di servizi internet usati da miliardi di persone nel mondo (da Google a Facebook), o quelli che intercettano le comunicazioni straniere (via Internet o altro) passanti attraverso le infrastrutture americane.
La base legale di questi programmi è soprattutto la Section 702 del Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa), la legge che regola le intercettazioni a fini spionistici all’interno degli Stati Uniti. Questo perché, per accedere alle informazioni di entità straniere che passano per le infrastrutture di comunicazione americane, l’intelligence Usa corre il rischio di intercettare pure le comunicazioni di cittadini statunitensi. La Section 702 decadrà nel 2017.
Il senatore democratico Ron Wyden, che si è battuto per l’abolizione della raccolta dei metadati telefonici degli americani, ha dichiarato che vuole impedire anche le ricerche di backdoor che permettono all’intelligence statunitense di intercettare incidentalmente e senza mandato le comunicazioni via telefono e via email tra americani e stranieri. Per questo intende attivarsi per revocare la Section 702 del Fisa Act prima della sua scadenza naturale.
Nel mirino dei parlamentari americani che si battono per limitare i programmi dell’Nsa vi sono anche i provvedimenti addottati su richiesta dell’agenzia spionistica di indebolire i sistemi crittografici commerciali, a iniziare da quelli che proteggono gli smartphone. La crittografia riveste un’importanza cruciale perché buona parte delle nostre transazioni economiche e di informazioni vitali (come quelle sanitarie e fiscali) dipende da essa. Indebolire appositamente queste difese rende i nostri dati vulnerabili non solo all’Nsa ma anche a criminali informatici.
Se sull’onda del Freedom Act venissero introdotte norme volte a rafforzare la crittografia commerciale, allora potremmo vedere queste legge come un primo passo per una migliore protezione della sicurezza delle informazioni personali di tutti, non solo degli americani.

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