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Divergent: un film da guardare con la testa

Di Cristiano Puglisi
Una società rigidamente strutturata in classi in base al carattere delle persone, dove gli Intrepidi si occupano della sicurezza, gli altruisti o Abneganti del sociale e della cosa pubblica, i Pacifici dei lavori umili, gli Eruditi della scienza e della tecnica e i Trasparenti della giustizia.
Non e’ il nostro mondo quotidiano, anche se tanto ci assomiglia, ma quello della Chicago futuristica del film “Divergent”, uscito nelle sale in questi giorni e tratto dall’omonimo e distopico romanzo della scrittrice Veronica Roth.

Un film interessante perché contiene una feroce critica della società attuale, del nuovo ordine mondiale  in cui viviamo dove, come nella trama, se non ci si fa inquadrare, a prescindere dalla luminosità delle proprie doti, e non si trova una funzione prestabilita si diventa Esclusi, la sesta e meno desiderabile delle fazioni. Quella, per intenderci, degli emarginati.
Che la storia sia del resto molto più che un semplice successo per teenager o una ben riuscita copia dell’omologo “Hunger Games”, lo si evince anche dalla trama, che si svolge attorno alle vicende della giovane protagonista Tris Prior.
Vicende che hanno luogo sullo scenario di un colpo di Stato: gli Eruditi tecnocrati cercano infatti di strappare il Governo ai politici Abneganti, tra cui i genitori della protagonista, screditandoli mediaticamente per presunti episodi di corruzione (suona familiare vero?) e utilizzando la milizia degli Intrepidi abilmente manipolata attraverso un programma di controllo mentale.
E’ il tema, se vogliamo, della tecnocrazia e del potere economico che cercano di spodestare la politica con metodi a volte anche “poco ortodossi”. Tema senz’altro di scottante attualità per chi, come i cittadini europei, vive nell’incubo costante dello “spread” e della “troika”. Ma anche questo può essere un buon motivo per pagare il biglietto e godersi lo spettacolo. Senza spegnere la testa.

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