Crea sito
Acta anticopyright bavaglio alla rete copyright Diritti civili diritti digitali file sharing internet libertà rete Multinazionali Multinazionali del web pirateria web privacy Senza categoria UE web

(Disf)ACTA: “no” a una nuova minaccia per il web

Di Federico Sbandi
4 luglio 2012: questa la data del “no” ufficiale da Strasburgo nei confronti dell’ACTA, l’accordo anti-contraffazione il cui scopo era tutelare il diritto d’autore online. Come? Abusando della privacy degli utenti, soffocando la libertà d’espressione e nominando “giudici privati” per contrastare parte della pirateria sul Web.

LA RATIFICA CHE NON C’E’ – 478 contrari, 39 favorevoli e 156 astenuti. Questi sono i risultati emersi dalla votazione del 4 luglio al Parlamento Europeo in merito all’ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement).
Il 26 gennaio 2012, a Tokyo, 22 dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea apposero la firma preliminare all’accordo commerciale. Si sono aggiunti a quelli che avevano già adottato l’ACTA nell’ottobre 2011, ovvero Australia, Canada, Giappone, Corea del Sud, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore e USA.<

br />Nell’ambito di questa partita a scacchi giocata tra le lobbies e i cittadini, la mossa finale sarebbe spettata al Parlamento Europeo, il quale avrebbe dovuto ratificare l’accordo. Ma lo scacco matto, alla fine, è stato a sfavore delle multinazionali.

ACTA, TRA DUBBI  E CRITICITA’ – L’accordo anti-contraffazione è stato pensato per favorire la lotta alla pirateria alimentare, farmacologica, di film e musica, chiamando in causa chiunque potesse conoscere o fornire informazioni sui sospetti responsabili di tali reati. Come gli Isp (Internet service providers) e gli intermediari dei servizi Internet (Google, Wikipedia etc.), che avrebbero dovuto collaborare coi titolari dei diritti per fare chiarezza su alcune operazioni illegali, ad esempio fornendo dati privati sugli utenti.
Il diritto della proprietà intellettuale sarebbe stato messo un gradino sopra la libertà d’espressione e la privacy. E si sarebbe paralizzato il mercato, impedendo a piattaforme di condivisione senza scopo di lucro, come blog, social network e free software, di contaminare materiale culturale pre-esistente tutelato da eventuale copyright. A soggetti privati, inoltre, sarebbe stato affidato il ruolo di “extra-giudici”, di “poliziotti-virtuali”, bypassando le autorità giudiziarie vere e proprie e i regolari processi. Questo avrebbe reso le invasive procedure  di privacy molto più rischiose e opache.
A preoccupare non sono stati certo gli effettivi buoni propositi della trattativa, ovvero bloccare la falsificazione dei prodotti tutelando la proprietà industriale e la salute delle persone impedendo a farmaci o alimenti sospetti di circolare nel mondo. Ma tutto ciò che concerneva la tutela del diritto d’autore online, che, gestito in modo repressivo, avrebbe portato al soffocamento della Rete.

COSI’ TRASPARENTE, COSI’ INVISIBILE – L’accordo era nell’aria sin dal 2008, ma solo negli ultimi mesi erano emerse le concrete e tangibili criticità della trattativa vera e propria. Perché? Semplicemente perché si è fatto di tutto per non discuterne. I media tradizionali hanno informato a riguardo? Neanche a parlarne.
Nell’ambito delle trattative, come sostiene il video di denuncia contro l’ACTA che ha fatto il giro del mondo grazie a YouTube, «i negoziatori non sono stati democraticamente eletti». Non solo l’accordo ha scavalcato le sedi competenti in materia di brevetti e copyright, ma è stato sviluppato a porte chiuse da personalità extra parlamentari, da un “Comitato ACTA”, composto da funzionari di corporation, in cui la politica non avrebbe potuto mettere piede a causa degli interessi commerciali.  Inoltre, la maniera losca in cui è stata portata avanti la trattativa, è stato un segno che si volevano far trapelare poche o nulle informazioni conoscendo già quali sarebbero state le reazioni (indignate) della popolazione mondiale. In barba all’open government, ovvero alla presunta trasparenza che dovrebbe essere assicurata dalla democrazia partecipata, tanto promossa dall’UE.

L’ACTA CHIAMA, IL WEB RISPONDE – Quando il popolo del Web viene chiamato in causa, risponde alla grande. Specie se si tratta di mettere in discussione la libertà della Rete stessa. Quando hanno iniziato a trapelare le prime informazioni concrete riguardo alla trattativa, si sono diffusi rapidamente video, petizioni e articoli spesso e volentieri “colorati” da catastrofismo e titoli sensazionalistici per vendere maggiormente la notizia. Ben poche analisi obiettive. Ma, quantomeno, si è sparsa la notizia di base. E la fortissima pressione esercitata dall’opinione pubblica ha influito sicuramente sul risultato della votazione.
Una vasta mobilitazione internazionale è stata capeggiata da La Quadrature du Net, un advocacy group francese che promuove la libertà dei cittadini e i diritti digitali. Questo ha permesso innanzitutto di far sapere della trattativa in atto. Elemento non di poco conto in un’era in cui troppe notizie vengono sistematicamente escluse dai media tradizionali e filtrate unicamente dalla Rete.
E’ stato possibile creare flussi d’informazione che hanno contaminato il Web e movimenti di protesta che sono sfociati, a livello globale, nella maxi-protesta del 12 febbraio 2012. Nell’ultima comunicazione sul proprio sito, il gruppo francese afferma che «la vittoria dell’ACTA deve risuonare come un campanello d’allarme per i legislatori: le libertà fondamentali così come un Internet libero e aperto devono prevalere sugli interessi privati​​».

COSA RISERVA IL FUTURO – La vittoria dei “NO ACTA” è stata letta come un bis, dopo il ritiro del provvedimento SOPA, che per difendere i diritti di autore su Internet avrebbe spietatamente infierito per vie legali sui siti che vendevano o pubblicavano illegalmente materiale protetto made in USA.
In realtà, meglio non enfatizzare troppo i successi momentanei. Le multinazionali non molleranno certo la presa. Cosa aspettarsi dal futuro concretamente? Concludiamo col parere di un esperto: Fulvio Sarzana, avvocato esperto in diritto dell’informatica e delle telecomunicazioni, ipotizza che «Il Parlamento ha bocciato il trattato in quella forma specifica, ma non è detto che non possa essere riproposto in una forma riveduta e corretta. In ogni caso ci sono già altri trattati in esame». Il tema tornerà d’attualità. Non sappiamo quando, ma accadrà. Tenetevi pronti.

Fonte: Daily Storm.it

Related posts

Il politichese dell’Unione Europea

Dieci motivi per liberarsi dalla dipendenza dal caffè

Non furono i greci, ma i sardi i primi a coltivare il melone nel Mediterraneo

informazione-consapevole