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Dietro la moda, salari da fame

Di Corrado Fontana

Niente da fare, ogni volta che qualcuno si mette a indagare sul dietro le quinte dei grandi marchi della moda internazionale spunta fuori qualche scheletro. La Clean Clothes Campaign è andata a intervistare oltre 300 lavoratori tessili, in 10 Paesi nell’Europa dell’Est post-socialista e in Turchia, e ne ha pubblicato i risultati in un nuovo rapporto (Stitched up!) che rivela cosa si celi dietro catene di fornitura della moda di fascia alta e nella vita dei lavoratori che producono circa la metà di quei capi 
di abbigliamento importati nell’Europa27.
Il rapporto – rilanciato dalla sezione italiana Campagna Abiti Puliti – mostra che “…i Paesi europei post-socialisti funzionano come bacino di lavoro a buon mercato per i marchi e i distributori occidentali della moda […] quasi tutti coloro che producono vestiti per i maggiori distributori europei come Hugo BossAdidas,ZaraH&M e Benetton sono pagati al di sotto della soglia di povertà, e molti devono contare sull’agricoltura di sussistenza o un secondo lavoro per riuscire a sopravvivere. Il rapporto rivela che il salario minimo legale copre appena tra il 14% (Bulgaria, Ucraina, Macedonia) e il 36% (Croazia) di un salario base dignitoso”. Nel rapporto si legge ad esempio che una lavorante a domicilio che ricama camicie da donna, e che per completare ogni camicia impiega un’ora, guadagna 0,45 euro al pezzo; la sua collega che cuce perline su top di H&M o Triumph, per ogni pezzo impiega un’ora di lavoro e guadagna 0,50 euro.
Ersilia Monti, della Campagna Abiti Puliti e curatrice della versione italiana, commenta che «Oltre a Benetton, anche Max MaraVersace,D&G e Prada devono parte dei loro profitti allo sfruttamento di salari ampiamente al di sotto di quelli di sussistenza e in taluni casi persino inferiori a quelli di Cina eIndonesia. Nella gran parte dei casi i salari percepiti non arrivano nemmeno al 30% di quello che viene stimato come il livello vivibile».

Stitched Up fa parte di una serie di documenti realizzati dalla Clean Clothes Campaign che indagano la situazione dei lavoratori tessili in tutto il mondo e fanno capo al rapporto Tailored Wages. A partire da queste indagini è nata anche una App per i cellulari da cui si può scoprire cosa stanno facendo più di 100 marchi internazionali per pagare un salario dignitoso.

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